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martedì, 16 Aprile 2024
  • 2018, come è stato l’anno del ricambista?

    365 giorni vissuti fra positività, difficoltà, stimoli, delusioni e interrogativi sul futuro. Questo 2018 ha evidenziato ancor di più alcuni fattori che cambieranno l’automotive e quindi l’aftermarket. Con riferimento ai ricambi partiamo da internet, quella rete che per alcuni è un ‘oggetto’ nel quale si rimane incastrati e per altri uno strumento che amplia gli orizzonti.

     

    Web obbligatorio, ma come?

    webLa verità, come sempre, è nel mezzo ma è sicuro che non si possa prescindere dal web, uno strumento potente che va conosciuto e praticato attivamente. Pensiamo al negozio di Polistena che, grazie al Web e a eBay, è riuscito a convertire pezzi ‘vecchi’ in ricambi  per le auto d’epoca. Ebay stessa sta sperimentando la ricerca diretta grazie agli schemi delle Case, un’opportunità perché i particolari così individuati si compreranno in negozi virtuali gestiti però da ricambisti in carne e ossa. Del resto Giorgio Zonca, account manager Parts & Accessories di eBay in Italia, ha detto che eBay è un partner e non un competitor dei venditori di ricambi. In questa macrotendenza è emersa sempre più, nel 2018, la necessità della vendita multicanale: lo stesso Zonca ha riportato dati impressionanti sui volumi di inserzioni pubblicitarie e vendite relativi a smartphone e tablet.

     

    Formarsi e raffinarsi

    L’anno che sta per finire ha indicato anche la necessità di strumenti di fidelizzazione della clientela, raffinando i processi di customer care e back office perché, si sa, acquisire un nuovo cliente è molto più difficile che conservare quello che si ha. I veicoli stanno cambiando velocemente e questo rende imprescindibile la formazione di chi vi opera. Nel 2018 abbiamo assistito al rinvio di 5 anni dell’obbligo di diventare meccatronici: occorre sfruttare questo ulteriore lasso di tempo per approfondire le agevolazioni sulla formazione e la formazione stessa. Acquisire nuove competenze è sempre più necessario perché il 2018 ha visto la grande affermazioni dei sistemi di assistenza alla guida, quegli ADAS ormai usati dalle Case come strumento di marketing. I loro componenti, ad esempio i sensori, sono costosi e minacciano di far salire alle stelle i costi delle riparazioni e i ricambisti dovranno conoscerli e prepararsi a commercializzarli con la  competenza necessaria cercando soluzioni per mitigarne l’impatto economico.

    Meno parti ma nuove

    autoricambiOccorre prepararsi anche ai veicoli elettrici: negli USA la Tesla Model 3 sta spopolando e arriverà prossimamente in Europa, essendo potenzialmente in grado di scuotere il mercato. Sappiamo che le elettriche avranno meno componenti meccanici ma diversi particolari nuovi, come cavi, relé, semiconduttori e connettori ad alta tensione oltre alle batterie. La transizione verso il ricambista del futuro richiederà ancora anni ma sembra delineata anche in Italia. Il non molto gradito Bonus-Malus sulle emissioni di CO2 delle auto nuove (anche se ricalibrato in questi giorni) e il meno incisivo ma importante blocco delle diesel Euro 3 nel Nord potrebbe spingere in questo senso. Quest’anno ci sono stati segnali anche nel fronte del car sharing, considerato ormai nelle grandi città un’opzione di trasporto come le altre.

     

     

    Nuovi mobilità e business

    autoricambiL’espandersi di questa modalità potrebbe diminuire le auto in circolazione ma esse camminerebbero di più, avendo quindi bisogno di più manutenzione: i ricambisti dovrebbero quindi mettere in conto che il car sharing potrebbe cambiare l’intero automotive. Citiamo anche nuove modalità di business, come il Drop Shipment, che interessa direttamente il ricambista, e la conversione delle auto alla trazione elettrica, che potrebbe riguardarlo in seconda battuta. Insieme a questi cambiamenti si è consolidata, soprattutto in Italia, l’idea che la distribuzione indipendente potrà lavorare ancora per molto tempo. Se da un lato vediamo la fusione di gruppi che formano realtà molto grandi, dall’altro il ruolo del punto vendita potrà rimanere importante  ancora per diverso tempo. Dovrà evolversi per continuare a vivere, magari interfacciandosi anche con i riparatori oltre che con i propri colleghi. Il tutto guardando proattivamente ai cambiamenti dei veicoli pur avendo il polso de circolante attuale. In effetti il diesel non si rassegna a abdicare dal suo ruolo nel: il favore che incontra ancora fra chi cerca un’auto usata deve far riflettere. E se il Governo abbracciasse la (sensata) idea di incentivare la manutenzione anche in funzione della sostenibilità ambientale? Con questo auspicio auguriamo un sereno e florido 2019 a tutti!

    Nicodemo Angì

     

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