Ricambi auto

I divieti per i diesel faranno danni all’aftermarket?

Sarà una combinazione ma la notizia dei divieti per le diesel Euro 3 o inferiori è arrivata immediatamente prima di Future Mobility Week, un evento torinese nel quale si è dato ampio spazio al tema dei trasporti sostenibili. Il succo è che nei giorni feriali, dal 1° ottobre al 31 marzo, i veicoli diesel Euro 0, Euro 1, Euro 2 ed Euro 3, oltre a quelli Euro 0 a benzina, non potranno più circolare in Piemonte, Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna nei comuni con più di 30.000 abitanti. I veicoli ibridi, elettrici, a Metano e GPL potranno invece muoversi liberamente anche durante gli orari del divieto, che scatta con orari diversi per i veicoli privati, che resteranno fermi più a lungo di quelli commerciali.

 

Mosaico di norme

nomeLe varie regioni coinvolte hanno modulato diversamente i divieti: in Lombardia le auto con almeno 3 persone a bordo potranno circolare ma la fascia oraria di divieto è più ampia (parte dalle 7:30 per arrivare fino alle 19:30); le diesel Euro 3 sono interdette alla circolazione. Il Veneto ha una fascia meno ampia e, come la Lombardia, ferma anche le vetture Euro 4 nel caso di allerta di 1° livello (4 giorni consecutivi di sforo dei limiti). L’Emilia Romagna sembrava invece ancor più drastica, pensando di bloccare anche i veicoli Euro 4 anche se commerciali e fermando ciclomotori e moto pre-Euro non distinguendo fra 2 e 4 tempi. A questo punto si sono scatenate le polemiche e la Regione Emilia Romagna ha revocato il blocco dei diesel Euro 4, decisione venuta alla fine di un vertice fiume con i sindaci che ha partorito anche una lettera da inviare al Governo per chiedere incentivi che possano aiutare i cittadini. Una ulteriore stretta è prevista per il 1° ottobre 2019, data dalla quale il divieto alle Euro 4 sarà generale ed è facile prevedere che la cosa influenzerà tutto il settore, compreso l’aftermarket. Già questo primo livello inibirà la circolazione di più di 3 milioni di veicoli, che potranno circolare in fasce orarie limitate e per giunta diverse fra le Regioni.

Diesel fermi a casa

divieto dieselDiamo qualche cifra: il parco italiano è anziano (età media 10,9 anni) ma nella provincia di Milano l’età media scende a 9 anni. I veicoli diesel da Euro 1 a Euro 3 sono quelli nati prima del 2006 ma dall’ottobre 2019 lo stop nella zona padana interesserà anche i diesel Euro 4 fino al 2009. I veicoli della prima fascia sono 35,8 percento mentre gli Euro 4 sono un altro 30,6 percento, cosa che implica che fra un anno il 66% dei diesel non potrà circolare in quella fascia oraria in quelle 4 regioni italiane. Ricordiamo che nel 2024 ci sarà una stretta anche per gli Euro 5: cambiamenti con un impatto enorme, quindi. Giorgio Boiani, vice presidente di AsConAuto (un importante consorzio di concessionari ufficiali che Inforicambi conosce bene) per esempio ha evidenziato che decisioni tanto drastiche avranno pesanti ripercussioni sul settore. Una delle più dannose sarà il severo deprezzamento del parco delle auto usate dei concessionari: Boiani immagina per esempio una massiccia esportazione verso i paesi dell’Est a prezzi stracciati. Da non sottovalutare poi le spese impreviste per le famiglie e le difficoltà di trasportatori, autisti e tassisti. La misura appare poco sensata anche perché la CO2 emessa dai mezzi di trasporto è il 20% del totale mentre il particolato è generato in maggioranza dagli impianti di riscaldamento.

Auto bloccate, pochi incentivi

stop diesel autoQuesto scenario si inquadra nella quasi totale assenza di incentivi per la rottamazione delle automobili più inquinanti in favore di quelle più moderne e pulite. Non esiste inoltre una rete di ricarica elettrica adeguata e gli unici incentivi statali per rendere più ecologica la propria auto sono quelli dei Comuni (per fortuna al Nord ci sono molte adesioni) che aderiscono alla Campagna ICBI 2018 per la trasformazione a gas. Quindi le concessionarie e i venditori avranno pesanti danni finanziari perché il loro stock dell’usato diesel si deprezzerà rapidamente (un certo compenso potrebbe venire dai veicoli a benzina, che saranno più richiesti) ma si avranno probabilmente ripercussioni anche per ricambisti, carrozzieri e riparatori. L’ipotesi è che il parco circolante delle aree interessate vivrà una profonda trasformazione, soprattutto intorno alle grandi città e alle cittadine medie. Molti veicoli a gasolio saranno venduti o rottamati e molti altri prenderebbero la via verso l’Est Europa e il Centro-Sud del nostro Paese e, in generale, verso zone con limitazioni più blande o assenti del tutto. È facile pensare che ci sarà un’impennata delle Euro 6 e delle auto a benzina, a gas, elettriche e ibride.

 

Diesel a zone

divieto diesel in italiaLe grandi città e i centri interessati dal provvedimento vedranno quindi una falcidia di questi veicoli diesel con conseguente diminuzione degli interventi di manutenzione/riparazione e della vendita dei ricambi. Se questo decremento numerico verrà compensato da un aumento dei veicoli non a gasolio allora il totale potrebbe variare di poco ma in ogni caso i ricambi delle diesel rallenterebbero e così la manutenzione. Avverrebbe quindi uno ‘’spostamento’ del business dai diesel verso altri motori. Chi non lavora nelle zone coinvolte potrebbe invece vedere un aumento nella platea di questi veicoli che, provenendo dalle aree ‘a rischio’, potrebbero essere disponibili a prezzi anche vantaggiosi. L’aftermarket si potrebbe trovare quindi in una situazione a macchia di leopardo, nella quale si avrebbero zone ‘svuotate’ dai veicoli diesel e aree inondate da auto a gasolio usate. Gli operatori potrebbero informarsi sulla composizione del parco circolante di zona (ACI pubblica la ripartizione a seconda della norma Euro a livello regionale ma a richiesta la prepara ad hoc, anche per le province) per stimare i possibili cambiamenti. Da valutare il retrofit elettrico come business che converte una diesel in un veicolo a prova di limitazioni, mentre non conoscono stagioni e limitazioni i 5 comandamenti del ricambista, utili anche e soprattutto in questi tempi di cambiamento.

 

 

Nicodemo Angì

 

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