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giovedì, 29 Febbraio 2024
  • Libera concorrenza nell’aftermarket, la posizione di FIGIEFA

    Ricordiamo che la competizione fra aziende diverse che agiscono nello stesso settore è essenziale per salvaguardare i consumatori e gli stessi operatori. La teoria di una ‘mano invisibile’ che mette automaticamente in equilibrio il mercato è in via di abbandono da parte di molti economisti: un mercato non regolato tende infatti all’oligopolio o, peggio, al monopolio. Di questo i Governi nazionali e la Commissione Europea sono ben coscienti e l’acquisto di FTE da parte di Valeo, per esempio, è passato al vaglio del Garante della concorrenza europeo per accertare che il compratore non si trovasse in una situazione dominante sul mercato.

     

    L’OBD sparirà?

    Figieta AftermarketUna spinosa e cruciale questione riguardo la concorrenzialità vede contrapporsi, ormai da diverso tempo, le Case e gli operatori dell’aftermaket  riguardo l’accessibilità dei dati delle automobili. Sappiamo infatti che la diagnosi tramite la porta OBD ha consentito ai consumatori, grazie anche alla normativa Ber promossa da Mario Monti, di poter riparare e manutenere i propri veicoli anche presso le officine indipendenti senza decadenza della garanzia. Le automobili connesse hanno rimescolato le carte, dato che l‘accesso ai dati dei bus di bordo può avvenire anche da remoto, secondo un protocollo che le Case chiamano Extended Vehicle e che potrebbe eliminare la porta OBD. Ne abbiamo parlato a proposito del data sharing essenziale per competere nell’aftermarket ,un articolo nel quale si parlava della campagna con la quale l’organizzazione FIGIEFA (Automotive Aftermarket Distributors) intende sensibilizzare la Commissione Europea riguardo la necessità di mantenere l’accesso diretto ai dati dei veicoli.

    Emissioni e non solo

    Figiefa data sharing aftermarketLa questione ha ripreso vigore con la progressiva espansione dello scandalo delle emissioni truccate noto come Dieselgate e che aveva già impattato sul settore della riparazione perché le vetture del Gruppo Volkswagen sottoposte al richiamo manifestavano malfunzionamenti e persino rotture anomale. nPer dare un segno concreto nella direzione di una maggiore chiarezza e trasparenza la Commissione Europea ha annunciato che avrebbe reso più attendibili le procedure di omologazione dei veicoli a motore grazie anche al controllo del rispetto della conformità all’omologazione su un campione pari al 20 per cento delle vetture nuove. In questo ambizioso piano le officine aftermarket giocherebbero un ruolo importante, che si aggiungerebbe a quello di consentire la libertà di scelta sul dove effettuare la manutenzione. L’azione di FIGIEFA non si ferma certamente qui e basta leggere i suoi recenti tweet per rendersene conto. Uno datato 26 febbraio, per esempio, rinviava direttamente ad un post pubblicato su Euroactiv, un network di siti d’informazione europei specializzato in questioni di policy dell’Unione Europea. In esso si parlava del ruolo dei veicoli connessi (stimati essere il 60 per cento delle vendite entro i prossimi 7 anni) e della possibilità che essi ricevano assistenza da remoto in caso di malfunzionamenti.

    L’appello di FIGIEFA

    FigiefaLa ‘chiusura’ dei dati verso l’aftermarket prospettata dai costruttori è stata temperata dalla proposta che gli operatori indipendenti possano accedervi dopo che essi siano stato inviati ai server delle Case e successivamente elaborati. Questo approccio viene definito un placebo che limita molto le possibilità d’azione dell’aftermarket, costruita intorno ad un accesso in tempo reale ai dati stessi. La soluzione è una piattaforma standard e interoperabile che non ponga ‘confini digitali’, oltremodo incongrui in un’Europa largamente senza barriere, agli operatori indipendenti proprio ora che le auto connesse e autonome ed i nuovi modelli di mobilità hanno bisogno di libertà. Altri tweet, ancor più recenti, rimarcano questo tema e menzionano direttamente Elżbieta Bieńkowska, Commissario europeo per il Mercato unico, l’Industria e l’Imprenditorialità. Gli appelli di FIGIEFA e del suo affiliato italiano ADIRA vanno in questa direzione e si susseguono con cadenza in pratica giornaliera, citando anche il 25° anno del Mercato Unico. Il filo rosso di questi interventi è che la catena di creazione del valore nel settore automotive non può prescindere dall’aftermarket e che ostacolarlo, oltre ad andare contro ai regolamenti pro-concorrenza della EU, limiterebbe le possibilità di scelta dei consumatori. Da ultimo, ma certamente non ultimo per importanza, un accesso non libero ai dati delle automobili metterebbe in pericolo centinaia di migliaia di aziende e milioni di posti di lavoro, minando la libertà d’impresa che è uno dei pilastri dell’Unione Europea. La partita è ancora aperta: se da un lato la Commissione è apparsa a favore di una piattaforma standard interoperabile, dall’altro le Case invocano questioni di sicurezza e certificazione per riaffermare la loro esclusiva proprietà di almeno una parte dei dati delle automobili.

    Nicodemo Angì

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