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lunedì, 17 Giugno 2024
  • Formazione e bonus, un aspetto spesso trascurato

    Passaggio generazionaleGli investimenti in formazione aziendale sono in Italia una voce piuttosto delicata. Da un lato, diventa sempre più fondamentale il supporto di specializzazione post percorso di studi, dato che i programmi di istruzione obbligatoria e generalista non sono aggiornati. Dall’altro sta sempre di più scomparendo in Italia quel naturale travaso di competenze dal “vecchio” al “nuovo”, dato che nel caso di passaggi di consegne generazionali o di nuove assunzioni il know-how di chi deve passare il testimone non è in grado di costruire da subito le competenze adeguate nel nuovo arrivato. In più, se parliamo di aiuti pubblici alla formazione, senza dubbio il ginepraio normativo tipico di questo Paese e la difficoltà ad accedere ai diversi strumenti comunque previsti e disponibili non aiuta gli imprenditori a strutturare e promuovere percorsi di formazione dedicata a dipendenti e neoassunti.

    Un occhio di riguardo per l’automotive: a quando?

    ricambi autoTutto quanto detto sopra assume un profilo cruciale se si parla di “service” e distribuzione ricambi nel comparto automotive. Una necessità di aggiornamento costante, legato alla esigenza di costruire anche una nuova formula logistica ed organizzativa a sostituire la ancora troppa polverizzazione commerciale di officine e vendita ricambi sul territorio. La ancora scarsa meccanizzazione e dotazione strumentale informatica (diagnostica, ERP di gestione magazzino, Dealer Management Systems) nonostante l’esuberanza elettronica di auto e veicoli. Ed infine la attitudine dei titolari di impresa al “fai da te” nella formazione del personale: tutto questo imporrebbe per il comparto una modulazione ad hoc di percorsi e strumenti formativi. Che in qualche caso si manifesta, e in molti altri casi no.

    Un anno se ne va. E il “Bonus”?

    formazione professionaleTralasciando gli incentivi legati in specifico all’assunzione di lavoratori, tema che ovviamente segue ed è animato da logiche diverse, ma allo stesso tempo un tema cui gli imprenditori sembrano rivolgere l’attenzione prioritaria, la formazione “Livello medio” (a differenza dunque dei Master o dei Corsi Post Universitari al “Top”, e a differenza dei Corsi di base per adolescenti e per persone in cerca di occupazione) vive in confronto un trend contraddittorio soprattutto nell’automotive: l’Istat ha pubblicato tempo fa un rapporto sulla formazione professionale fotografata al 2015, verificando che il 60,2 per cento delle imprese attive in Italia con minimo 10 addetti ha seguito un percorso di formazione professionale. Tuttavia il picco di attività formative risulta nel settore assicurativo, finanziario e delle utilities. Nel 2018 il Governo ha stanziato 250 milioni di euro per il cosiddetto “Bonus Formazione 4.0” configurato in un credito di imposta del 40 per cento delle spese sostenute in formazione. L’incentivo chiaramente non valeva per qualsiasi tipo di attività di formazione. Ma era riconosciuto solo alle imprese che, così come indicato dal decreto, investivano in attività di miglioramento delle competenze dei dipendenti in (a titolo esemplificativo): Big data e analisi dei dati,  Cloud e fog computing, Cyber security ed altro.

    Una proroga per la Meccatronica

    meccatronicoLa conferma – parziale – che il comparto automotive merita una attenzione specifica in relazione alle nuove frontiere del mercato, e che è difficile adeguarsi all’aggiornamento necessario, si trova proprio nella passata Legge di bilancio 2018 che proroga di 5 anni il termine di gennaio 2018 stabilito per le Regioni nella istituzione di corsi agli autoriparatori per adeguarsi ai requisiti tecnico professionali per conseguire l’abilitazione a svolgere l’attività di meccatronico.

    Riccardo Bellumori

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