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giovedì, 18 Aprile 2024
  • Il filtro che aiuta il fatturato

    Sei alla guida della tua autovettura, inizi a starnutire, gli occhi lacrimano e hai l’allergia; oppure accendi il climatizzatore e non funziona correttamente, i vetri tendono ad appannarsi e si sentono cattivi odori: probabilmente la colpa è del filtro abitacolo che si è intasato. La macchina inizia a singhiozzare e ha comportamenti anomali: può essere un problema alla centralina, oppure, molto più semplicemente, solo il filtro del carburante o quello dell’aria usurato; se invece compare del fumo dallo scarico potresti aver danneggiato il motore in maniera irrimediabile, magari a causa della cattiva manutenzione del filtro dell’olio. Abbiamo volutamente un po’ esagerato, ma gli effetti di una cattiva manutenzione del sistema filtrante di una vettura possono avere conseguenze pericolose, sia per la salute dei passeggeri sia per il buon funzionamento del motore. Purtroppo l’automobilista difficilmente presta attenzione a questo complesso di componenti fondamentali ed è per questa ragione che a occuparsi della manutenzione degli elementi filtranti devono essere gli autoriparatori. Ma questi ultimi hanno gli strumenti necessari per intervenire correttamente e per convincere gli automobilisti dell’importanza di tali manutenzioni?
    Abbiamo diviso, per semplicità, il settore filtri in quattro macro-categorie: olio; aria; carburante; abitacolo. Analizziamo le novità principali di ognuno di questi elementi, cercando di capire cosa e come il meccanico può fare per indurre il guidatore a preoccuparsi del complesso di filtri della sua auto e in che modo costruttori e distributori possono aiutarlo nella sua opera.

    Il filtro dell’olio
    Il filtro dell’olio è, da sempre, l’elemento fondamentale per il corretto funzionamento del motore: garantisce una continua protezione delle parti lubrificate asportando residui solidi, come le particelle ferrose che si formano per abrasione, o le impurità che penetrano nel motore e mantiene il gruppo termico in efficienza facendolo durare più a lungo. L’intervallo di sostituzione di questo elemento è segnato sul libretto di manutenzione della vettura, quindi, in generale, l’automobilista è consapevole almeno della sua esistenza e non si stupisce quando, durante i normali tagliandi, viene cambiato insieme all’olio motore. Nonostante ciò, alcuni automobilisti non provvedono alla sostituzione della cartuccia nei tempi previsti, poiché effettivamente l’autovettura continua comunque a funzionare normalmente. Il filtro dell’olio, infatti, è dotato di una valvola di by-pass, che in caso di ostruzione completa (o durante le partenze a basse temperature, quando la viscosità dell’olio aumenta notevolmente) permette al lubrificante di circolare passando all’esterno del setto. Un filtro vecchio non produce quindi dei malfunzionamenti visibili, ma decreta una rapida usura delle parti meccaniche in movimento, in particolare di quelle a strisciamento come cuscinetti, bronzine o fasce, a causa delle particelle in sospensione.
    La scelta di un filtro di qualità tuttavia non è semplice da effettuare, ed è qui che distributori e produttori sono chiamati a fare la loro parte se vogliono incrementare i loro volumi di vendita. La sostituzione del filtro olio (insieme a quello aria) rappresenta il pane quotidiano con cui il meccanico manda avanti la sua impresa, e sono due i motivi in base al quale l’autoriparatore sceglie generalmente la cartuccia: prezzo e qualità (anche se il primo fattore pesa decisamente di più rispetto al secondo). Mentre il costo permette un rapido confronto tra i vari prodotti in commercio, la qualità di un filtro olio è invece difficile da valutare. Il tipo di materiale utilizzato per il setto filtrante, la presenza o meno di una valvola di non ritorno (che evita il lavoro “al contrario” del filtro), la qualità costruttiva della valvola di by-pass e la protezione dalla ruggine della cartuccia non sono, infatti, elementi visibili quando si prende in mano un filtro dell’olio. L’unica strada per rendere consapevole l’autoriparatore nella scelta è quella di fornirgli il maggior numero di informazioni possibili sul prodotto e sul suo contenuto tecnologico.
    Alcuni grandi distributori sono impegnati in questa direzione per aumentare la consapevolezza degli autoriparatori e renderli autonomi nella scelta. In questo senso, ad esempio, il distributore Zuccheri di Roma ha tenuto un corso proprio sugli ultimi filtri olio del Gruppo Fiat (in collaborazione con Ufi Filters), che ha riscontrato grande successo tra gli autoriparatori convenuti. Segno che la volontà di apprendere c’è.

    Il filtro dell’aria
    Altro elemento di primaria importanza, sia per fatturato sia per numero di pezzi venduti, è il filtro dell’aria. Se questo elemento non è perfettamente efficiente, le impurità presenti nell’atmosfera, quali polvere, residui di copertoni, ecc., possono penetrare all’interno della camera di combustione, con lo spiacevole rischio di danneggiare i componenti motore. Il filtro dell’aria, oltre a proteggere, ha anche un ruolo strettamente funzionale alla perfetta combustione. Nei motori a benzina, ad esempio, la quantità di aria che deve essere convogliata nel cilindro non può essere casuale: il rapporto aria combustibile deve rispettare la stechiometria, ossia per ogni volume di carburante, 14,7 parti di aria devono essere convogliate all’interno del cilindro. Perché l’alimentazione sia efficiente, viene montato un misuratore di flusso che calcola la quantità di aria prima che venga introdotta nella camera di combustione. Se il grado di filtraggio non è abbastanza elevato, c’è il rischio che tale sensore si sporchi, falsando il valore del volume di aria misurato. In questo modo la carburazione non sarà più ottimale e l’autovettura consumerà più carburante o, nella peggiore delle ipotesi, inizierà a “singhiozzare”.
    Per i filtri dell’aria, come per tutti i filtri in generale, un ruolo fondamentale è giocato dal materiale filtrante. Questo elemento deve rispondere a delle esigenze specifiche: alto potere filtrante, durata delle prestazioni per il tempo previsto e resistenza all’umidità. Le tecnologie presenti sul mercato sono numerose e vanno dalla classica carta (che viene trattata chimicamente in bagni di liquidi per renderla resistente all’umidità e all’acqua) fino al poliuretano a cellule aperte, che sopporta meglio gli agenti atmosferici e che garantisce, a seconda delle applicazioni, differenti passaggi di aria (il numero dei pori per pollice – ppi – può essere variato da 10 a 90 a secondo dell’uso). Questi filtri, quando sono montati correttamente, assolvono perfettamente alla loro mansione; uno dei problemi che maggiormente si riscontra per questo genere di prodotto è tuttavia dovuto allo stato di conservazione precedente al montaggio. La resistenza agli agenti atmosferici, in particolare l’umidità, è calibrata in funzione dell’effettivo uso, se però il filtro deve sopportare anche degli stress durante il periodo di permanenza in magazzino, la sua vita utile si riduce, richiedendo una sostituzione più frequente.

    Il filtro carburante
    È un elemento poco considerato e spesso l’utente finale non ne conosce nemmeno l’esistenza; figuriamoci se ha idea degli intervalli di sostituzione. Per l’autoriparatore la questione è diversa: ovviamente lui sa di cosa si tratta, eppure, almeno fino ai nostri giorni, non si è mai troppo preoccupato di verificarne lo stato di efficienza. Questo atteggiamento ha una sua storica motivazione: fino a qualche anno fa, infatti, questo filtro aveva una rilevanza relativa, poichè il combustibile, anche se imbrattato, esplodeva comunque e il problema maggiore poteva essere quello di sporcare il carburatore sui motori a benzina o di far “picchiare in testa” i motori Diesel. Oggi però le cose sono cambiate e questo filtro ha una rinnovata importanza; i due sistemi di alimentazione hanno comunque caratteristiche diverse, dovute sia al tipo di carburante sia alle specifiche di filtrazione richieste e dunque meritano un’analisi differenziata.
    Il filtro benzina è un elemento più semplice, il cui unico scopo è quello di trattenere tutte le impurità presenti nel carburante. Anche per questo filtro, però, le cose stanno cambiando: molte case automobilistiche stanno infatti iniziando a posizionarlo all’interno del serbatoio, rendendo in questo modo più complessa l’operazione di sostituzione e modificando la forma stessa dell’elemento filtrante. Per il futuro, inoltre, si prevedono nuovi sviluppi, se è vero che anche i motori a benzina avranno pressioni di iniezioni più elevate di quelle attuali (al momento si parla di evoluzioni fino circa a 300 bar).
    Il filtro gasolio è invece un elemento più complesso. I motori Diesel, infatti, sono per la maggior parte alimentati con sistema Common rail. Questo significa che le pressioni di iniezione sono elevatissime e gli augelli degli iniettori hanno dimensioni ridottissime: ovvio quindi che anche una piccola impurità può rappresentare un problema per questo delicato componente. Il gasolio, inoltre, soffre di un delicato problema: per incuria o scarsa manutenzione degli impianti delle stazioni di servizio, può presentare tracce di acqua al suo interno superiori alle 200ppm consentite dalla legge. L’acqua, come noto, è incomprimibile e non modificando le sue dimensioni alle alte pressioni può anche spaccare l’iniettore stesso o danneggiare in maniera permanente la pompa di alta pressione. Per risolvere questo problema, i moderni filtri hanno tutti un separatore dell’acqua, che sfruttandone il maggior peso specifico e grazie a una particolare configurazione del contenitore, riesce a convogliarla sul fondo per una successiva rimozione. Inoltre, i nuovi filtri hanno, sempre più spesso un meccanismo di preriscaldamento del carburante. Il gasolio ha, infatti, una temperatura di gelo relativamente alta (intorno ai 20 gradi sotto zero), ma già a pochi gradi sotto lo zero tende a diventare gelatinoso. Per questo motivo si utilizza il gasolio di ritorno dal Common rail per scaldare quello in entrata. Aldilà delle considerazioni tecniche specifiche, è quindi importante sottolineare come questo elemento non è più un semplice filtro, di facile sostituzione, ma un componente a sé stante ad alto contenuto tecnologico, che richiede una formazione e una preparazione specifica.

    Il filtro abitacolo
    È uno degli elementi su cui la produzione è più differenziata, è relativamente nuovo e fa tanto parlare di sé. Il filtro abitacolo è uno dei prodotti più atipici del panorama ricambistico italiano e non, su cui le aziende hanno puntato per incrementare i loro guadagni. Nonostante le aspettative, il trend di vendite di questo particolare filtro non ha visto grossi picchi, ma una lenta e continua crescita dei volumi di smercio. Il perché di tale andamento è duplice: in primo luogo il filtro abitacolo non è un prodotto strettamente necessario al funzionamento di un autoveicolo, il suo ruolo è principalmente quello di garantire una buona qualità dell’aria all’interno dell’abitacolo. Il secondo motivo per cui i clienti finali si occupano ancora poco di questo elemento è che in realtà è ancora poco conosciuto. Il filtro abitacolo fa, infatti, il suo ingresso sul mercato con i primi impianti di condizionamento dell’aria per le vetture, che hanno iniziato ad avere un’incidenza rilevante sul totale del parco circolante solo negli anni Novanta.
    Oggi la quasi totalità delle auto immesse sul mercato è dotata di filtri abitacolo; questa diversa prospettiva ha portato a una vasta diversificazione. Non più solo aziende specializzate nella produzione di componenti e ricambi auto, ma anche molte ditte che operano nel settore della climatizzazione domestica e industriale hanno fiutato il business e ora propongono apposite gamme di prodotti specifici per questo settore. Se l’ingresso di nuovi soggetti sul mercato, come ovvio, ha aumentato la concorrenza, è anche vero che a beneficiarne è stata la tecnologia. I moderni filtri abitacolo sono realizzati con materiali altamente filtranti, in grado di fermare anche le più piccole particelle in sospensione e, grazie ai carboni attivi, eliminano anche i cattivi odori.
    Una delle leve pubblicitarie su cui i produttori di questi filtri puntano maggiormente è, giustamente, proprio l’aspetto della salute e del comfort degli automobilisti. Le moderne città sono piene di smog, pollini e polveri sottili: tutti argomenti di facile presa sul grande pubblico, ma l’opera di sensibilizzazione difficilmente riesce a superare il muro della diffidenza.
    Sicuramente un grosso deterrente è il prezzo che l’utente finale paga per l’operazione di sostituzione. In questo caso, la colpa non è esclusivamente degli autoriparatori: troppo spesso, infatti, i vani di alloggiamento sono ancora posizionati in luoghi difficilmente accessibili, e la sostituzione richiede un tempo eccessivo. Dovere del meccanico è invece quello di informare l’automobilista dei vantaggi che tale sostituzione comporta. Oltre alla migliore qualità dell’aria, che viene comunque percepita dalla maggior parte delle persone che richiedono tale manutenzione, bisogna ricordare ai clienti che il filtro abitacolo è un elemento fondamentale dell’impianto di climatizzazione. Un filtro intasato o vecchio limita il passaggio del flusso d’aria, con il risultato che sia in inverno sia in estate diventa difficile regolare la temperatura interna. Ancora, i filtri, quando troppo usati, possono presentare tracce di muffe formatesi a causa dell’umidità: in questo caso i vetri tenderanno ad appannarsi e l’aria proveniente dalle bocchette di aerazione avrà un odore sgradevole.
    Se è vero che la media è di sostituire un filtro abitacolo ogni due filtri olio, allora vuol dire che il mercato ha ancora ampi margini di espansione. Basti pensare che il filtro dell’olio ha in generale una cadenza di cambio annuale mentre per l’abitacolo, in ambienti particolarmente gravosi, si può arrivare anche alla sostituzione semestrale.

    Far crescere il mercato: sì ma come?
    Il mercato dei filtri rappresenta una realtà di fatturato tra le più importanti nel settore Aftermarket. Certo, i marchi originali sono avvantaggiati rispetto agli equivalenti, incide sicuramente il tentativo delle Case di imporre l’obbligatorietà dei tagliandi presso le proprie concessionarie, ma la verità è che questo settore ha ancora ampi spazi di sviluppo. Nuove tecnologie, maggior attenzione al problema ambientale e a quello della salute dei cittadini sono il cardine di quella che dovrebbe essere una campagna di sensibilizzazione da attuare a tutti i livelli della filiera, dalla produzione all’utente finale.
    Le armi giuste sono sicuramente i corsi di aggiornamento per gli autoriparatori: essi rappresentano, infatti, l’interfaccia delle aziende con il pubblico. Tuttavia spesso sono proprio questi la causa della mancata crescita del settore: troppo frequentemente, infatti, i prezzi praticati per la sostituzione di un filtro non sono in linea con i costi del prodotto stesso, si preferisce insomma il classico uovo oggi piuttosto che la gallina domani. Un mercato florido crea maggiori opportunità nel medio periodo e un maggior numero di interventi di manutenzione sui filtri rappresenta sicuramente una occasione di guadagno che produttori, distributori e autoriparatori non possono lasciarsi sfuggire.

    Articolo di Tommaso Caravani pubblicato a febbraio 2005 sul sito netcollins.com

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