Ricambi auto

Aftermarket, flessione marginale o allarme per la redditività?

Come di consuetudine Anfia registra le cifre salienti del mercato attraverso il suo barometro aftermarket, rilevazione statistica nata nel 1999 per studiare i trend del mercato del ricambio. Lo studio analizza 5 famiglie di prodotto: carrozzeria ed abitacolo (lamierati e modanature, cristalli e specchi, fanaleria (fanaleria, maniglie, paraurti, lamierati, radiatori, retrovisori, cristalli etc etc) ; elettrici ed elettronici (sensori, cabling, interfacce e componenti della struttura elettrica ed elettronica del mezzo);  componenti motore, componenti undercar (letteralmente “sottoscocca”, quindi comprendono parti sospese e frenanti, silenziatori…).

 

L’andamento

Per queste prime quattro famiglie di prodotto le variazioni di fatturato del 2016 sul 2015 sono altamente positive : elettrici ed Elettronici segnano l’incremento maggiore pari a più 4,7 per cento, carrozzeria ed abitacolo segnano un più 2,8 per cento, componenti motore (+2,5%) e undercar (+1,4%). In soldoni una crescita assolutamente positiva se si valuta soprattutto che ‘in dottrina’ si dovrebbero vedere tassi positivi di aftermarket in concomitanza di forte valorizzazione del mercato dell’usato.

Il nuovo che avanza

Tuttavia il mercato auto 2016 in Italia ha visto un vero balzo soprattutto delle immatricolazioni di auto nuove, ovviamente meno interessate da interventi di grande manutenzione. Segno dunque che anche il ciclo di manutenzione programmata per le auto di nuovo acquisto, in particolare per il mercato aziendale (noleggi e flotte) ha aumentato il valore e l’onere degli interventi sostenuti. Da non dimenticare poi il peso contabilizzato degli interventi di ripristino legati al ricondizionamento ed al remarketing delle auto usate.

Perché tirano i ricambi elettrici

Non fa stupore vedere in questa classifica il boom di fatturato delle parti elettriche ed elettroniche, visto il peso anche economico del comparto sul mercato delle auto ecologiche, sulla composizione di magazzino. Ma anche il peso che sulla voce assume l’andamento del prezzo delle commodities che compongono la parte elettronica dei moderni veicoli. A fronte di questo dato positivo, basta però analizzare il risultato di fatturato dell’ultima famiglia di prodotto (materiali di consumo) per ribaltare completamente le previsioni e le aspettative sulle cifre precedenti.

 

 

Nel 2016 crollano i materiali di consumo

Infatti c’è una voce contrastante sia per il contesto del mercato che per la logica contingente: la voce “Materiali di Consumo” che crolla a meno 10,7 per cento nel 2016 rispetto al 2015. Questa famiglia di prodotti comprende elementi di piccola manutenzione (come accumulatori, filtri, candele, lubrificanti, materiale frenante e frizione, tergicristalli) il cui acquisto dovrebbe essere stato accelerato in mano ai privati sia dall’aumento dei chilometraggi percorsi (maggiore usura e consumo), sia dai numeri del mercato usato B2C, cioè dei pezzi venduti da professionisti venditori a clienti privati (previa effettuazione di interventi di meccanica dove proprio i materiali di consumo hanno un peso rilevante; ed infine c’è da riflettere che la diffusione sempre più crescente di questa famiglia anche in punti commerciali (come i supermarket) diversi dal ricambista strutturato o dal gestore di carburanti avrebbero potuto generare un aumento delle abitudini di acquisto da parte dell’automobilista generico.

Quali le possibili cause di questo crollo?

Forse proprio la diffusione di questo comparto nella grande distribuzione, con abbattimento di prezzi e margini. Poi forse la scarsa attenzione delle autofficine verso il brand aftermarket. Infine, e non ultima ipotesi, che visti i costi aumentati anche sulla cosidetta piccola manutenzione l’automobilista privato e meccanico potrebbero aver fatto ricorso al classico ‘acquisto in nero’ che sfugge a qualunque forma di contabilizzazione e registrazione. Il problema in tutto questo è che probabilmente è crollato quest’anno una delle famiglie di prodotti aftermarket su cui margini e redditività erano al top da tempo.  Siamo troppo disfattisti?

 

Riccardo Bellumori

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