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sabato, 13 Aprile 2024
  • Garante: gli archivi informatizzati vanno corretti

    Il Garante della privacy ha riconosciuto legittima la richiesta di un imprenditore iscritto nell’archivio informatizzato degli assegni bancari e postali e delle carte di credito (la cosiddetta Cai) e ordinato l’immediata cancellazione del suo nominativo. L’imprenditore era stato privato dell’autorizzazione ad emettere assegni e si trovava nell’impossibilità di far fronte ai propri impegni presso fornitori e dipendenti, per non essere riuscito a dimostrare alla banca, nelle forme previste, di aver pagato un assegno. Pertanto l’uomo si era rivolto con procedura d’urgenza al Garante che è intervenuto per sbloccare l’attività. L’archivio, chiamato miaeconomia.com, è stato costituito a seguito della depenalizzazione del reato di emissione di assegni senza provvista.
    L’imprenditore era titolare di due società con oltre 200 dipendenti. Dopo aver emesso un assegno di 12 mila euro era stato contattato dalla banca che gli comunicava il mancato pagamento per mancanza di fondi e nel contempo lo informava della facoltà di poter provvedere al pagamento tardivo per evitare l’iscrizione nell’archivio Cai e il conseguente divieto di emettere assegni.
    Dopo aver risolto la sua situazione finanziaria, nel giro di pochi giorni l’imprenditore aveva consegnato alla banca una dichiarazione del creditore che attestava l’avvenuto pagamento, ma l’istituto di credito non aveva accolto la richiesta dell’uomo per via di una presunta irregolarità nella dichiarazione. La vicenda si è poi trascinata oltre i 60 giorni previsti dalla legge per regolarizzare la situazione per via di una serie di vicende burocratiche, tra cui l’autenticazione di una firma e la consegna di atti in copia anziché in originale. E così la banca aveva disposto l’iscrizione dell’imprenditore nell’archivio degli assegni bancari e contestualmente gli revocava l’autorizzazione ad emettere assegni.
    Il Garante, pur riconoscendo la regolarità dell’inserimento del nominativo dell’imprenditore nell’archivio informatizzato rispetto alla legge e alla prassi bancaria, ha ritenuto altrettanto legittimo intervenire successivamente per aggiornare i dati inseriti nell’archivio, che allo stato dei fatti non documentano una situazione corrispondente alla realtà: ai fruitori dell’archivio l’imprenditore appariva infatti come un soggetto che non aveva provveduto al pagamento, neppure tardivo, dell’assegno. Ma il pagamento era stato invece effettuato per intero nei termini indicati dalla banca, anche se la documentazione in grado di dimostrarlo, per una serie di vicende, non era stata accettata ed era giunta con lieve ritardo.
    La correzione e l’aggiornamento dei dati contenuti negli archivi è infatti alla base di molte norme contemplate dal Codice sulla protezione dei dati e dalla disciplina di settore.

    Articolo apparso su economia.com il 16.11.2004

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