Interviste

L’aftermarket tra auto connesse e manutenzione predittiva

DI STEFANO BELFIORE

Claudio Cangialosi Auto connesse e manutenzione predittiva.

Su questo campo si giocherà la partita più importante dell’aftermarket. E’ il futuro previsto da Claudio Cangialosi  (nella foto), direttore di SicurAUTO.it, che intravede in questo doppio binario il driver più strategico nella competitività dei player autorizzati ed indipendenti che operano nel nostro post-vendita. Un settore che anche per Cangialosi chiude male il 2019, aprendosi (a suo avviso) ad un 2020 non particolarmente esaltante.

Come si chiude a suo avviso l’anno per l’aftermarket nazionale?

I dati di ANFIA sul mercato aftermarket, pubblicati ad agosto, hanno fatto registrare un segno negativo che, probabilmente, si confermerà anche a fine 2019. Questo è almeno il sentiment generale che abbiamo osservato chiacchierando con alcuni degli OEM con cui siamo in costante contatto. Il 2019 è stato senza dubbio un anno difficile per l’aftermarket ed il 2020 non si prospetta un anno florido. Tuttavia resto fiducioso sulla ripresa del settore che, certamente, sta attraversando un cambiamento storico importante e pagando il prezzo del picco negativo di immatricolazioni di auto nuove registrato nel 2013 e negli anni a seguire.

Auto elettrica, mobilità condivisa, e-commerce dei ricambi, alleanze d’impresa. Quale e perché, a suo avviso, è il driver più strategico che avrà un impatto importante sul post-vendita nostrano?

La mobilità condivisa e l’e-commerce dei ricambi sono due fenomeni che, in qualche modo, stanno già impattando sull’aftermarket (anche se in maniera ancora poco sensibile). Le auto elettriche ed ibride, come abbiamo visto durante la nostra inchiesta sui costi e tempi reali di manutenzione, impatteranno sull’aftermarket in modo meno marcato di quanto si potesse pensare, specialmente per quanto riguarda la regolarità dei tagliandi e i tempari d’officina. Tuttavia le immatricolazioni di tali motorizzazioni sono così basse che non avranno un impatto sensibile per i prossimi 5-10 anni. Mentre sono fermamente convinto che il driver più importante, e forse dirompente, saranno la diffusione delle auto connesse, i servizi ad esse collegati e la manutenzione predittiva. Qui si giocherà a breve la partita più importante e dura tra officine OEM e IAM. Poiché anche il parco circolante potrà essere reso connesso in retrofit, con dongle OBD-II da poche decine di euro, permettendo ai network di officine di monitorare (ed attrarre) i clienti nel momento giusto e nell’officina giusta. Secondo i dati di IHS & Roland Berger, nel 2020 potrebbero essere già 325 milioni (!) le auto e gli LCV connessi in Europa, un dato forse ottimistico ma che dimostra il potenziale business in gioco. Pertanto, occhi aperti su questo settore che, nei prossimi anni, potrà valere miliardi di euro e rubare grosse fette di clienti all’IAM.

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