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Aftermarket: quanta vita hai ancora davanti a te?

Aftermarket: quanta vita hai ancora davanti a te?Quale sarà il futuro dell'aftermarket nazionale?

Prova ad aprire il cannocchiale e scorgere l'orizzonte Marc Aguettaz (nella foto), managing director di GiPA Italia. Affida la sua analisi ad un recente post fatto e pubblicato sul suo profilo Linkedin. Ne esce fuori una fotografia attuale e prospettica con tante sfide all'orizzonte e non pochi punti interrogativi. L'asse di mercato vede sempre in essere la dicotomia tra indipendente ed autorizzato. Due filiere che si giocano il business manutentivo e riparativo del parco circolante alla luce della crisi sanitaria che si riflette sul nostro comparto nazionale (automotive). Due filiere che devono provare ad entrare ognuna nel circuito degli affari dell'altra per poter correre e respirare a polmoni aperti. Tenendo conto di quanto la congiuntura attuale stia incidendo sul settore auto e sulla mobilità generale che cambia le abitudini degli automobilisti.

L'aftermarket sotto pressione

"Le proiezioni delle immatricolazioni e le conseguenze sul parco circolante mettono l’aftermarket sotto pressione" esordisce Aguettaz. "Nonostante il parco sia il più numeroso di sempre, con 32,9 milioni di vetture circolanti sempre più datate, la partita da giocare sul campo della riparazione e della manutenzione appare una sfida importante da raccogliere".

 

Il business dell'aftermarket indipendente e la partita con l'autorizzato

"Per le vetture oltre 7 anni d'età l'IAM detiene una fetta di mercato dell'80% circa. Guadagnare quote per l'IAM su questi segmenti d'età sarà un gioco durissimo. Questo parco, passato da 15,2 milioni di vetture nel 2010 a 20,9 milioni nel 2020, è destinato a non crescere più (20,3 milioni nel 2025). Il carburante che ha alimentato la crescita dell'aftermarket indipendente nell'ultimo decennio (quota dell'80% di un parco cresciuto del 37%), sembra quindi essersi esaurito. Tutte le auto considerate sono già immatricolate e non ci sono fabbriche di vetture usate" evidenzia ancora Aguetazz che si domanda: "L'IAM sarà capace di aggiudicarsi quote più elevate anche sul parco di età inferiore ai 7 anni? Quanto l'OES riuscirà a fidelizzare o aggredire il mercato per le fasce dopo i 7 anni? L'offerta OES (capacità installata, ponti, tecnici) sarà in grado di accogliere altri clienti?". La partita è tutta da giocare.

 

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