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giovedì, 23 Maggio 2024
  • Parti elettriche al servizio dell’elettronica

    Il settore dei componenti elettrici sta vivendo una fase transitoria e di riflesso alle trasformazioni in atto dei veicoli. In particolare l’aumento delle funzioni a controllo elettronico e l’ampio utilizzo delle reti di trasmissione dati che trasformano le auto in una serie di sistemi che dialogano non solo con una centralina, ma anche tra loro, stanno inevitabilmente interessando anche i componenti elettrici. Se alcune parti meccaniche sono destinate a scomparire, perché sostituite dall’elettronica, per il momento le parti elettriche non corrono questo rischio e godono di un controllo elettronico che in generale ne migliora la funzionalità allungandone così anche la durata nel tempo. Ecco dunque che entriamo subito in un argomento delicato e che interessa l’Aftermarket. Tutte le componenti di un auto durano di più e i periodi di garanzia offerti dalle case auto si sono già allungati da tempo… dove arriveremo? Chi ci legge con regolarità ha potuto vedere nei mesi scorsi molti servizi dedicati alle opportunità offerte dalla legge Monti e in particolare gli atti del convegno organizzato dalla nostra Testata proprio su questo argomento. Ancora una volta dobbiamo tornare sul principio che le opportunità sono interessanti e senza precedenti, ma bisogna darsi da fare. La legge prevede tra l’altro che le Case devono fornire agli autoriparatori che ne fanno richiesta quelle informazioni tecniche necessarie alla riparazione delle loro auto. Ciò è fondamentale in particolare nel settore elettrico, perché senza schemi e parametri non è pensabile “mettere le mani” su un veicolo.

    “Dove arriveremo?” naturalmente è la domanda che si pongono non solo gli autoriparatori e i loro fornitori di ricambi, ma prima ancora i produttori di tali ricambi. Specializzarsi o despecializzarsi? Cercare di acquisire maggiori quote del mercato nazionale o trovare nuovi sbocchi all’estero? Proporsi come fornitore di primo livello alle Case o dedicarsi solo all’Aftermarket? Agire da soli o cercare nuove forme di partnership per ridurre i propri costi e condividere rischi e responsabilità?

    Insomma le domande da porsi sono molte, anche perché non è così scontata l’evoluzione del settore auto. Abbiamo contattato e intervistato quindi molte aziende del comparto ricambi elettrici sia sulla loro attività sia più in generale sulle tendenze del mercato. Come potrete leggere nelle seguenti risposte esiste una generale omogeneità di opinioni e di problemi da affrontare.

    Notiziario Motoristico: In generale e rispetto al passato, i componenti montati in primo equipaggiamento oggi durano di più nel tempo. Quest’affermazione è vera anche per i componenti elettrici? Perché?

    Real: Parlando di prodotti che conosciamo bene, i complessivi motorini di avviamento e gli alternatori durano molto di più nel tempo, in quanto tecnologicamente più avanzati. La maggiore sensibilità legata all’usura dovuta alle vibrazioni e al riscaldamento nelle macchine elettriche ha portato i Costruttori a modificare le strutture dei componenti con conseguente riduzione degli ingombri, si pensi agli alternatori e ai motorini di avviamento con riduttore.

    Le funzioni di controllo e monitoraggio svolte dalla componentistica elettronica consentono inoltre di rilevare tempestivamente eventuali guasti in modo da intervenire per le necessarie riparazioni e manutenzioni.

    C.O.B.O.: Premettendo che il nostro mercato di riferimento non è quello classico dell’auto, ma quello dei veicoli industriali e dei veicoli fuori-strada (trattori, carrelli, movimento terra), e che siamo fornitori principalmente di Primo Equipaggiamento, per i componenti elettrici si vede una mortalità “apparente” superiore al passato. Questo è dato da più fattori: il cliente finale ha oggi una cultura più approfondita nei confronti della qualità ed è portato a sostituire immediatamente pezzi anche non particolarmente importanti; le aziende costruttrici hanno una maggior capacità di monitorare i “field problems”; è fuori di dubbio che l’utilizzo massiccio dell’elettronica ha “infragilito” alcune funzioni che oggi sono più soggette a guasti che nel passato, soprattutto laddove ci si trova in condizioni ambientali disagiate (polvere, acqua, vibrazioni, ecc.).

    Politecnica 80: L’affermazione è vera, perché il cliente finale non si aspetta più né tollera inconvenienti di qualsiasi genere nei componenti (anche elettrici) della propria autovettura. I costruttori di componenti quindi, volenti o nolenti, hanno dovuto adottare materiali e tecnologie costruttive che garantiscano i livelli qualitativi richiesti.

    Emmebi ricambi: Sicuramente e per fortuna, in tutti i settori della componentistica auto, vi è stato negli ultimi anni un notevole aumento dell’affidabilità e durata del pezzo; questo grazie sia a nuovi materiali sia a nuove tecnologie sia a controlli più rigidi su tutto il processo produttivo. Di conseguenza anche le aziende che operano solo nell’Aftermarket devono offrire articoli che corrispondano alle attuali esigenze.

    Sono aumentate notevolmente le funzioni a controllo elettronico di un’auto e con esse i circuiti e i componenti elettrici coinvolti. Sono aumentate dunque anche le parti elettriche che potrebbero guastarsi ed essere sostituite in Aftermarket? Può portare alcuni esempi?

    Emmebi ricambi: Sulle vetture si utilizzano oggi molti nuovi componenti che si occupano della gestione del motore, ad esempio i sensori posizione albero a camme o i sensori termici multifunzione; è oramai necessario offrire alla clientela la gamma completa di prodotti di questo tipo, anche perché sulle ultime auto non esistono più molti dei vecchi componenti, sostituiti da questi nuovi sensori.

    Algo: La nostra azienda produce alzacristalli, prodotti che effettivamente si prestano bene da esempio relativamente a questa domanda. L’alzacristalli in origine è nato manuale e aveva una sola causa di possibile guasto dovuto a natura meccanica.

    Con l’avvento dell’alzacristalli elettrico e la conseguente aggiunta di motore e riduttore sono aumentate le possibilità di guasto. Inoltre di recente su diversi modelli di auto sono stati introdotti sistemi di sicurezza e di comfort controllati da congegni elettronici che permettono diverse funzioni aggiuntive quali la salita e la discesa automatica del vetro, oppure nel caso qualcuno sbadatamente inserisca una mano durante la salita del vetro, la ridiscesa dello stesso. Queste e altre funzioni di comfort accrescono le possibilità di guasto.

    C.O.B.O.: Prendiamo ad esempio una funzione quale l’inversore di velocità che fino a pochi anni fa era gestita attraverso una robusta leva d’acciaio che agiva direttamente sulla parte meccanica della macchina attivando un’elettrovalvola: il massimo che poteva succedere era una rottura dell’elettrovalvola stessa (cosa peraltro assai rara). Oggi la medesima funzione è data da una leva che aziona un comando elettronico di pochi milliampère e che dà un consenso alla centralina che in base ad una serie di parametri invia un segnale elettronico che viene trasformato in segnale di potenza e poi inviato alla medesima elettrovalvola. E’ evidente che in questa seconda soluzione le probabilità di avere un guasto (fra l’altro con effetti devastanti sulla riparazione che deve pagare il cliente finale) sono molto più elevate che la rottura meccanica di una leva.

    Menber’s: Sicuramente su un’autovettura moderna è aumentata notevolmente la presenza di dispositivi di controllo elettronico (nella Lancia Thesis ad esempio sono addirittura 42). Ognuno di questi è potenzialmente un componente di sostituzione, con l’avvertenza, comunque, che la difettosità è proporzionalmente piuttosto ridotta vista la notevole affidabilità raggiunta. Facciamo riferimento a tutti quei dispositivi che oggi sovrintendono alla sicurezza e alla facilità di guida dell’automezzo: ESP, ABS, accelleratore elettronico, cambio automatico, sistemi di climatizzazione ecc.

    Politecnica 80: Nel nostro prodotto (alzacristalli elettrici) tutti i nuovi modelli incorporano una centralina elettronica di controllo che automatizza il funzionamento dell’alzacristallo (funzione confort). Inoltre la stessa centralina garantisce la funzione “antipinch”, cioè di sicurezza contro lo schiacciamento delle dita durante la chiusura del vetro. Infine essa si può interfacciare con i sistemi di allarme e di chiusura centralizzata del veicolo affinché, per esempio, il vetro si serri automaticamente alla chiusura del veicolo.

    L’introduzione delle fibre ottiche e delle reti di trasmissione CAN nel futuro farà aumentare ulteriormente il numero degli utilizzatori di bordo, che andranno perciò correttamente alimentati. Si parla dunque di un futuro a 42Volt. Dovrete modificare alcuni vostri prodotti per rispondere a queste nuove esigenze (o ampliare la gamma nel caso la vostra azienda distribuisca e non produca)?

    Valeo: Il processo è in corso, l’obiettivo dei costruttori è fornire maggiore comfort e sicurezza all’automobilista. Valeo, riconosciuto dai maggiori costruttori automobilistici quale partner all’avanguardia tecnologica, dovrà garantire sempre di più la funzionalità di tutti i componenti. Il gruppo Valeo, con i suoi centri studi, è già in fase di realizzazione di prodotti rispondenti a questa nuova tecnologia. Non sarà pertanto necessario effettuare alcuna modifica, ma semplicemente installare questi nuovi prodotti quando saranno resi disponibili alla commercializzazione.

    Bosch: Si prenda ad esempio il freno elettroidraulico, denominato anche Sensotronic Brake Control (SBC), che rappresenta il sistema tecnologicamente più avanzato, applicato di serie. Bosch ha sviluppato questo sistema in stretta collaborazione con Mercedes-Benz.

    Il prossimo passo nella tecnologia dovrebbe essere rappresentato dal freno elettromeccanico, senza la presenza di qualsivoglia parte idraulica. Bosch si è dedicata intensamente a questo sviluppo, dapprima accantonato per ragioni tecniche. Fino a quando nell’autoveicolo non sarà disponibile una rete di bordo da 42 V ridondante, quindi, doppia, non si potranno prevedere applicazioni in serie di questa tecnica, oggi ancora in fase di Pre-Sviluppo.

    Si aggiunga che non sempre si deve ricorrere alla rete di bordo da 42V. Ne sono esempio le funzioni di comfort, che si possono realizzare attraverso l’elettroidraulica, quindi, “by wire”, senza interventi sulla rete di bordo, dispendiosi dal punto di vista dell’impegno ed onerosi dal punto di vista dei costi.

    Real: Sarà sicuramente necessaria una revisione con conseguente ampliamento della nostra gamma di produzione. Sono però ancora presenti problemi di stabilità nelle batterie a 42V, a causa del comportamento non omogeneo delle singole celle.

    L’evoluzione tecnologica in atto porterà comunque ad un totale ripensamento delle scelte costruttive legate ai componenti stessi o a eventuali funzioni sussidiarie, quale il raffreddamento (si pensi ad esempio agli alternatori raffreddati ad acqua).

    C.O.B.O.: La difficoltà principale nel nostro mercato sarà nella reperibilità di componenti di consumo con questi voltaggi, in particolare lampadine (che attualmente sono a 12 e a 24V). Per quanto riguarda i componenti elettronici in generale non sarà un grande problema poiché, come detto, le correnti in gioco sono molto basse. Il tutto porterà sicuramente ad una levitazione dei costi.

    I prodotti ricostruiti

    Visto che stiamo parlando tra l’altro di opportunità di business, un alternativa di cui si sente parlare con una certa frequenza negli ultimi tempi è quella della ricostruzione. Naturalmente questa pratica non si addice a tutte le componenti di un’auto indistintamente, ma anche i componentisti più grandi e le stese case auto ne fanno sempre più ricorso. Esiste però, almeno in Italia, un certo velo di mistero sull’argomento, quasi fosse un tabù da non pubblicizzare troppo, tant’è che crediamo che l’automobilista non sempre venga correttamente informato sul fatto che preso l’officina, anche della concessionaria, venga fatto ricorso a questo tipo di ricambi. Ci auspichiamo che questo atteggiamento venga superato al più presto, anche perché se si è convinti che i ricambi ricostruiti possano offrire delle garanzie di sicurezza e durata accettabili, non c’è motivo di tenere all’ombra il loro impiego. Agendo al contrario, si alimenta invece il dubbio sulla validità di questi prodotti e sulla buona fede di chi ne fa uso. Non dimentichiamo tra l’altro che tra tante iniziative fittizie che vengono proposte come “ecologiche”, quella della ricostruzione rappresenta un modo concreto per recuperare e allungare la vita a ciò che altrimenti finirebbe direttamente in discarica.

    Alcuni componenti elettrici si prestano bene alla ricostruzione; la vostra azienda offre appunto prodotti ricostruiti? Che opinione ha dei prodotti ricostruiti? Offrono garanzie di qualità e durata elevate o insufficiente? Perché in Italia si fa ancora poco ricorso a ricambi ricostruiti?

    Bosch: Bosch, con il suo programma “eXchange” offre una vasta gamma di componenti elettrici ed elettronici revisionati, spaziando dai motorini di avviamento agli alternatori, dalle centraline elettroniche per impianti di motormanagement benzina a specifici particolari, quali misuratori portata aria, unità centrali d’iniezione, spinterogeni. Non sono esclusi neppure componenti diesel come, ad esempio, pompe regolate elettronicamente ed elettroiniettori per i recenti impianti ad alta pressione Common Rail.

    Tutti i prodotti contrassegnati con il marchio Bosch “eXchange” offrono un identico livello qualitativo rispetto al corrispondente “nuovo” in quanto, nel corso della revisione, vengono sostituiti tutti i particolari critici con ricambi originali e vengono, inoltre, introdotte tutte le migliorie apportate ai corrispondenti prodotti nuovi. L’affidabilità dei componenti “eXchange” è testimoniata anche dal periodo di garanzia offerto, pienamente corrispondente a quanto in uso per il “nuovo”.

    Un’ampia proposta di prodotti “revisionati” – di molteplici tipologie – sicuramente contribuirà ad aumentare l’interesse degli autoriparatori e degli automobilisti italiani verso questi ricambi, particolarmente per impieghi in vetture non recenti.

    AcRolcar: Nel nostro caso (alzacristalli elettrici) la ricostruzione non è economicamente conveniente. Senza dubbi il “ricondizionato” se fatto in modo da poter garantire caratteristiche di qualità sufficienti, non presenta nessun inconveniente. Circa la difficoltà incontrata da queste componenti a entrare sul mercato non credo che sia solo un problema italiano ma sia un difficoltà di tutti quei mercati dove la clientela ha la convinzione (spesso errata) che un pezzo ricondizionato non possa offrire lo stesso livello qualitativo del pezzo nuovo. Però spesso la differenza di prezzo tra ricondizionato e nuovo non è così grande da invogliare l’acquisto del ricondizionato.

    Valeo: Valeo è già presente in quasi tutti i paesi europei con una gamma di alternatori e motorini ‘rigenerati’. La qualità dei prodotti è assicurata al 100%, poiché tutti i prodotti sono smontati e riassemblati con le stesse specifiche utilizzate nell’equipaggiamento d’origine e ogni prodotto è testato individualmente sui banchi di prova.

    In Italia, l’utilizzo di prodotti rigenerati con un vero scambio di prodotto ‘nuovo – usato’ non è ancora sensibilmente attivato, poiché sono percepiti da parte del cliente maggiormente gli aspetti restrittivi/limitativi che quelli di un vero beneficio in termini ecologici ed economici.

    Emmebi ricambi: La nostra azienda non ha mai creduto nei prodotti ricostruiti, anche perché si trovano articoli nuovi a un prezzo molto concorrenziale, sia perché il costo della manodopera è elevato sia per la concorrenza dei nuovi mercati esteri (India, Estremo Oriente) che hanno oramai raggiunto un elevato standard qualitativo. Per fortuna per ora la gamma di articoli offerti da queste aziende estere è assai limitata e permette quindi di poter esportare i propri prodotti.

    Autogamma: Non trattiamo prodotti rigenerati, ma sostanzialmente non abbiamo notizie di insufficienze nel settore degli alternatori e motorini avviamento. Si tratta di produttori seri e preparati, che garantiscono all’utente i loro prodotti e hanno un grosso ed importante mercato in Italia. Purtroppo ci sono dei settori, come quello degli elettroventilatori dove alcuni piccoli imprenditori, approfittando della grande richiesta del mercato, rigenerano motori prelevati dai rottamai ed assemblano gli stessi su convogliatori prodotti con materie plastiche super-riciclate , che poi vendono nel sottobosco dei ricambi auto, composto da blocchisti, ricambisti occasionali e trafficanti di varie specie che, a loro volta, vendono detti ricambi, che rivestono una funzione molto delicata ed essenziale nell’automobile, senza alcun criterio tecnico e quindi senza le necessarie garanzie.

    Ghibaudi: L’innesto per motorino di avviamento è una parte che può essere ricostruita con il recupero di almeno il 50% del suo valore nuovo. L’innesto ricostruito offre le stesse garanzie di qualità del nuovo, a condizione che siano sostituite le parti di usura quali mollette, rullini e ingranaggi.

    La nostra azienda ha in passato effettuato la ricostruzione di innesti, ma a causa dell’alto costo di trasporto per il recupero delle carcasse ha preferito dedicarsi alla produzione delle parti di usura necessarie alla ricostruzione che fornisce ai vari ricostruttori.

    Non é’ vero che in Italia si faccia poco ricorso a ricambi ricostruiti; ormai circa l’80% dei motorini e degli alternatori in commercio sono rigenerati.

    Manca in Italia la mentalità al rispetto dell’ambiente e alla lotta agli sprechi. Esiste inoltre una legislazione poco chiara che anziché favorire punisce i pochi ricostruttori, i quali sono costretti a inviare all’estero le carcasse dei motorini e degli alternatori per essere rigenerate.

    Algo: Gli alzacristalli elettrici non si prestano alla ricostruzione e rigenerazione. Il mancato funzionamento può essere dovuto a diverse cause, identificarle è costoso e il basso costo della componentistica non giustifica l’utilizzo del tempo e della mano d’opera necessaria per la ricerca e la riparazione. La nostra azienda non è dunque indirizzata in tal senso.

    Real: I prodotti rigenerati sono molto importanti dal punto di vista ecologico e delle materie prime. Offrono buone garanzie di qualità, ovviamente legate al tipo di ciclo produttivo e tecnologico impiegato. In Italia si fa poco ricorso a questa risorsa, a causa dei costi legati alla rigenerazione, che risulta conveniente da una certa potenza in avanti, e a una scarsa sensibilità e collaborazione tra chi deve fornire il prodotto da rigenerare e il rigeneratore.

    Attualmente la nostra ditta si è inserita sul mercato con una discreta gamma di prodotti nuovi a basso costo e ciò riduce l’interesse verso il prodotto rigenerato.

    La concorrenza Asiatica

    Fino dalla fine degli anni ’70, cioè da quando hanno cominciato a diffondersi su larga scala prodotti Hi-Fi, elettrodomestici, e poi naturalmente i computer, si è subito visto che alcuni Paesi asiatici rappresentavano i luoghi ideali dove produrre le componenti elettriche ed elettroniche per quei prodotti. Parlando di microchip, schede e circuiti, a tutti vengono in mente immagini viste in TV o in qualche rivista, di grandi aziende dove una miriade di operai cinesi o giapponesi in camice bianco lavora alacremente nella propria postazione. Questo luogo comune per una volta tanto non si discosta molto dalla realtà, e col passare degli anni riguarda un numero crescente di nazioni (India, Taiwan, Corea, Pakistan, ecc.). Il problema ha assunto caratteristiche preoccupanti per le aziende occidentali, anche perché le stesse aziende non sono più solo clienti di tali Paesi, ma hanno esportato know how e trasferito macchine e capitali. Si è trattato di un processo che ha seguito le normali regole dell’economia, ma che ora “presenta il conto” a tutti.

    Nel settore dell’auto così come in altri settori, il mercato dei componenti elettrici ed elettronici ha sempre risentito di una forte concorrenza da parte di aziende dell’Estremo Oriente e dell’India. In passato si trattava di una guerra basata prima di tutto sui prezzi, con un certo divario qualitativo; oggi la differenza di prezzi rimane ma il gap qualitativo è stato in grande parte colmato. Qual è la reale situazione di mercato? Che prospettive vi sono? Vendete più prodotti in Italia o all’estero? In quali Paesi Esteri?

    Politecnica 80: Concordiamo con la vostra analisi. Il vantaggio competitivo che ancora manteniamo sui costruttori di Estremo Oriente e India è dovuto alla nostra migliore conoscenza di certi mercati (Unione Europea, altri paese europei e Medio Oriente) e di ciò che i clienti di questi mercati si aspettano da un fornitore come noi. In altre parole la competitività si basa oggi sul miglior livello di servizio al cliente diretto e indiretto. Per quanto riguarda la suddivisione delle vendite, è ormai anacronistico dividere le vendite tra Italia ed estero; piuttosto bisogna distinguere in vendite nella UE ed extra UE. In questo caso noi abbiamo un fatturato basato al 70% sul mercato UE.

    Menber’s: Per quanto riguarda il ricambio elettrico indubbiamente l’Italia e l’Europa in genere offrono maggiori garanzie di qualità (in oriente sanno copiare quello che viene prodotto all’estero). Il prezzo è un elemento ancora oggi determinante per poter preferire un prodotto proveniente da Taiwan o dalla Cina o dall’India stessa che non dal mercato interno o europeo anche a scapito della qualità. Le nostre vendite sono divise in egual misura tra Italia ed estero particolarmente Inghilterra, Germania, Francia.

    AcRolcar: Il paese emergente è sicuramente la Cina, che ha saputo coniugare il basso prezzo con buona qualità sfruttando le licenze di fabbricazione delle aziende Occidentali. Le prospettive possono essere solo quelle della collaborazione con partner di quei paesi.

    Il nostro mercato pur avendo una buona componente estera è per la maggior parte venduto in Italia.

    Facet: Il problema riguarda i prodotti più richiesti, non tutta quanta la gamma di prodotti. In prospettiva vi sono investimenti elevati per mantenere una gamma di prodotti aggiornata e completa, differenziandosi dalla concorrenza di nicchia. La nostra produzione è destinata prevalentemente all’estero, un po’ in tutto il mondo.

    Autogamma: In Italia, a differenza di molti paesi europei, i prodotti dell’Estremo Oriente non hanno mai attecchito. Questo unicamente per la qualità che ancora oggi non ha raggiunto i livelli delle aziende europee. Notiamo che nelle nostre visite a clienti in varie parti del mondo o alle rassegne commerciali, molte ditte dell’Estremo Oriente sbandierano certificati di qualità, e poi, i prodotti immessi nei mercati (soprattutto in quelli poveri e del terzo mondo) sono rifiniti male, sono di scarsissima qualità e con prestazioni insufficienti. Siamo del parere che i ricambi elettrici prodotti nella CEE avranno sempre un grande mercato in tutto il mondo senza temere la concorrenza di articoli prodotti in Sudamerica, Estremo Oriente ed altri Paesi. La nostra azienda vende il 50% dei suoi prodotti in Italia e il 50% all’estero, in tutti i Paesi del mondo, dove parte del circolante è costituito da vetture, autocarri e trattori di produzione italiana o CEE.

    C.O.B.O.: La concorrenza che temiamo di più è quella della Cina che, sui componenti elettronici di base, ha già “spopolato” e che si può permettere un gap di costo tale da non avere paura di nessuno, in presenza di un tasso qualitativo assai elevato. Le prospettive future però non sono troppo negative, a patto di restare sempre all’avanguardia come tecnologia e innovazione, in altre parola costringendo la concorrenza a “rincorrerci” perennemente. Il nostro gruppo esporta circa il 40% della sua produzioni principalmente in Inghilterra, Francia, Germania e Stati Uniti.

    Tecnoelettra: La concorrenza con l’Asia è sempre più forte in quanto noi occidentali abbiamo esportato tecnologia che, unita a un costo di manodopera irrisorio, rende i prodotti orientali altamente concorrenziali.

    Un vantaggio che abbiamo ancora nei confronti delle aziende asiatiche, oltre a un prodotto comunque ancora migliore, riguarda le materie prime (quelle che usiamo noi sono certificate).

    La concorrenza non si ha però solamente con i Paesi orientali, perché ci sono anche delle imprese che hanno convenienza ad acquistare i vari componenti dei prodotti e farli assemblare nel nord Africa sostenendo costi minori rispetto a quelli che dovrebbero sostenere facendo assemblare tali prodotti nelle propria nazione.

    Le prospettive non sono ancora ben definite in quanto noi speriamo sempre in una normativa europea che renda obbligatorio vendere un articolo con certe caratteristiche e certi materiali e, quindi, ci penalizzi in misura minore nei confronti dei produttori asiatici.

    Noi esportiamo il 60% del nostro fatturato e i nostri mercati più importanti sono Francia e Belgio.

    Ghibaudi: Al momento il nostro settore non risente di concorrenza proveniente dai paesi dell’estremo oriente e dall’india. La maggior concorrenza proviene dal Sud America e non è solo basata sui prezzi, ma anche su un livello di qualità eccellente.

    Omar: Attualmente la concorrenza con le aziende dell’Estremo Oriente, dell’India e del Brasile è ancora basata soprattutto sui prezzi (vedi i loro costi della mano d’opera!) anche se abbiamo notato dei netti miglioramenti per quanto riguarda la qualità. Le prospettive future non sono delle migliori in quanto miglioreranno ancora qualitativamente (grazie anche alle ditte europee che fanno loro da partners!) fermo restando i prezzi che saranno sempre inferiori ai nostri. La nostra ditta esporta circa l’85% della produzione sui seguenti mercati: Europa, Nord Africa, Sud Africa, America del Sud e Medio Oriente.

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