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lunedì, 22 Aprile 2024
  • Le PMI regno della pirateria

    dati della Bsa, la Business software alliance, organizzazione internazionale senza scopo di lucro nata per contrastare la duplicazione illegale di software, parlano di un tasso di pirateria che oscilla tra il 75 e l’80%. Di gran lunga superiore al 45% attestato per il 2001 da una report dell’Ipr, l’International planning corporation & research corporation (i dati sul 2002 saranno disponibili a giugno). Ma c’è un perché. ´Il nostro tasso è più alto’, spiega a ItaliaOggi Sette Nicola Galtieri, responsabile antipirateria della Bsa, ´perché i nostri interventi hanno luogo, il più delle volte, su segnalazione.
    Il personale della Bsa ha la funzione di ausiliario tecnico della polizia giudiziaria che sempre più spesso affianca le verifiche tributarie e fiscali, a quelle intellettuali. Il nostro compito è fare un raffronto tra le installazioni presenti sui computer e le licenze in possesso delle aziende’. La duplicazione abusiva non si concentra esclusivamente su prodotti costosi: spazia da un anti-virus che costa 50-60 euro ai prodotti Cud che hanno un valore di qualche migliaio di euro.

    Mentre per la contraffazione è l’area partenopea a farla da padrona, il fenomeno della pirateria per i business software è diffuso in tutto il paese. ´Nelle imprese di piccole e medie dimensioni, diffuse soprattutto nel Nordest, mancano risorse finanziarie e umane, e una cultura di gestione del software. Le verifiche effettuate negli ultimi mesi in Emilia Romagna, Veneto, Lazio e Campania lo confermano. Al crescere delle imprese, aumentano i pc, ma non delle licenze. Nelle grandi aziende, invece, esiste una persona preposta alla gestione dei software’.

    Ma i rischi per le imprese che duplicano abusivamente prodotti informatici non sono solo legali, ma anche legati alla sicurezza del server aziendale e, una volta reso pubblico il controllo, d’immagine. ´Inoltre’, continua Galtieri, ´in momenti difficili, per esempio il millennium bug o il passaggio all’euro, l’azienda che non possiede le licenze, non può ricevere l’assistenza del produttore’.

    E proprio per sensibilizzare le imprese e i professionisti sulla corretta gestione dei software e sugli eventuali rischi dell’uso di copie abusive, la Bsa ha pianificato una campagna di direct mailing, con l’invio a 250 mila indirizzi di bollettini informativi sulle misure antipirateria, affiancata alla nuova edizione della newsletter, che vuole stimolare l’immediata verifica del software aziendale per rimediare a eventuali irregolarità, e alla campagna pubblicitaria su testate giornalistiche. Le imprese fuori-regola non hanno sonni tranquilli all’orizzonte. Con l’entrata in vigore il 29 aprile del decreto legislativo n. 68/03 che riscrive la normativa in materia di diritto d’autore, sono diventate più severe le regole contro la pirateria. Il decreto stringe le maglie non solo contro chi acquista o noleggia supporti informatici, ma anche audiovisivi, fonografici e multimediali.
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    Nelle prossime settimane, l’azione della Siae e delle altre forze dell’ordine si concentrerà soprattutto sui produttori. ´Oramai’, continua Moscarelli, ´anche gli extracomunitari hanno il masterizzatore. Bisogna bloccare la catena partendo dall’alto. Non sempre si possono fare controlli efficaci. In alcune città come Napoli o Bari esistono indubbi problemi di carattere pratico: gli abusivi che vendono prodotti contraffatti sulle bancarelle sono troppo diffusi’. Ma la Federazione industria musicale italiana chiede un controllo a 360 gradi. ´È necessario colpire tutti gli anelli della catena dell’illegalità’, puntualizza il direttore generale della Fimi Enzo Mazza, ´dai produttori ai distribuzione. Servono controlli a tappeto sia degli esercizi commerciali che vendono anche prodotti contraffatti, sia dei venditori ambulanti. A Milano, dove la polizia municipale effettua continui controlli, il fenomeno del negozio che vende anche musica pirata non esiste. A differenza di Roma, dove, invece, è dilagante’.

    Importante poi, secondo Mazza, il limite stabilito dal dlgs per la copia personale da Internet: ´Si pone fine al file-sharing (scambio di file attraverso Internet) e si fa decollare il mercato legale (vedi il successo dell’offerta di Apple a pagina 9). Novità del provvedimento che ha diviso gli addetti ai lavori è l’equo compenso: si tratta di una memory tax introdotta su tutti i masterizzatori per computer, videoregistratori, apparecchiature audio, cd, dvd, cassette video e audio, dat, minidisc, che andrà a finire nelle casse della Siae che poi distribuirà i proventi alle case discografiche. Un compenso che porterà, per esempio, il prezzo di un compact disc vergine da 0,60 a 1,07 euro.

    Mentre per Mazza e per Otello Angeli, vicepresidente Imaie (Istituto per i diritti degli artisti interpreti esecutori), poteva andare meglio: ´Siamo passati da 0,80 euro iniziali a 0,29′, l’industria italiana dell’elettronica è in rivolta. L’Asmi, l’Associazione sistemi e supporti multimediali italiana che rappresenta giganti come Imation, Philips, Sony e Tdk, ha avviato una campagna di comunicazione a effetto shock con lo slogan: ´La verginità è un peccato’. Per il presidente Alessandro Tronconi, ´si tratta di un balzello troppo alto che avrà come effetto una paralisi del mercato e una riduzione dei posti di lavoro. Il rischio è che la crescita del prezzo dei prodotti, l’aumento infatti è superiore al costo del prodotto, provocherà un’impennata alla vendita dei cd pirata’.

    In particolare, secondo Guido Corti, direttore commerciale della Lc electronic, l’equo compenso aumenta il fatturato delle aziende anche se la tassa va alla Siae, gonfia l’Iva, aumenta le commissioni agli agenti. (riproduzione riservata)

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