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sabato, 13 Aprile 2024
  • Internet sulla macchina

    Se per il futuro i costruttori d’auto mondiali stanno investendo miliardi di dollari nella motorizzazione a basso consumo, le prossime innovazioni nel mercato delle automobili girano tutte intorno all’elettronica e all’interattività. La settimana scorsa a Las Vegas si è tenuto l’International Consumer Electronics Show (CES), una delle maggiori convention mondiali su tecnologia ed elettronica: quest’anno è stato invaso da 120mila delegati delle case automobilistiche, tutti col loro bel BlackBerry aziendale.
    Le attenzioni di tutti erano ovviamente puntate sulla presentazione dell’auto elettrica.

    Le applicazioni di queste innovazioni al mercato automobilistico sono moltissime: i produttori di auto stanno puntando sulla dimestichezza delle generazioni più giovani con le nuove tecnologie per attrarre la loro attenzione e proporre prodotti molto interessanti. Si va dal sistema di ricarica ad induzione per dispositivi elettronici, su cui General Motors ha investito ben cinque milioni di dollari e che permetterà di ricaricare il cellulare in auto senza ricorrere a cavi e cavetti, al sistema di navigazione sviluppato da Nvidia per Tesla Motors, con schermone integrato da 17 pollici. 

    L’oggetto più interessante è prodotto sempre da General Motors. Si chiama OnStar, è sul mercato da qualche anno ed è di fatto l’erede dei normali navigatori satellitari ai quali ormai ci siamo abituati. Oltre alle mappe e alla navigazione via GPS, l’OnStar mette a disposizione del conducente molti altri servizi. C’è il servizio per il pronto soccorso: in caso di impatto del veicolo, il sistema comunica istantaneamente le proprie coordinate satellitari – rilevate col GPS – al luogo più vicino dal quale è possibile ricevere dei soccorsi. C’è il servizio per localizzare la macchina in caso di furto e quello per fare le telefonate in vivavoce. Ma il meglio è quello che si riesce a fare col sistema elettronico dell’auto. L’apparecchio di OnStar può diventare infatti uno specchietto retrovisore o laterale, può monitorare le prestazioni del veicolo – consumi, emissioni, pressione delle gomme, eccetera – in tempo reale e può permettere al proprietario dell’auto di compiere molte operazioni anche quando è da tutt’altra parte. 

    General Motors sta sviluppando infatti un’applicazione per smartphone che permetterà di bloccare le porte o accendere il motore a distanza. Se vi chiedete a che serva, immaginate di dover prendere un aereo: avete parcheggiato la macchina in fretta e a un certo punto non vi ricordate se l’avete chiusa o no. Dovunque voi siate potete aprire l’applicazione sul vostro smartphone, inserire il PIN e attivare la chiusura centralizzata. Oppure mettiamo che state tornando dalla spiaggia in una giornata di sole e volete trovare l’auto già fresca: aprite l’applicazione, inserite il PIN e fate partire l’aria condizionata (lo dicono quelli di GM, eh).
    La connettività delle automobili a internet è terreno di grandi investimenti e molto marketing, non solo al CES. Google ha stretto un accordo con General Motors per far sì che il sistema OnStar sia basato sulle mappe di Google Maps. Da qui all’introduzione di un qualche collegamento con Facebook, MySpace e YouTube il passo è breve. Ovviamente, però, non si tratta di innovazioni a costo zero. Per prima cosa, infatti, serve un’infrastruttura capace di reggere il trasferimento di una robusta mole di informazioni. In un momento paradossale, i 120mila BlackBerry dei 120mila delegati presenti al CES hanno infatti intasato la rete: niente segnale, niente telefonate, niente email. 

    Poi c’è il problema delle distrazioni, sul quale probabilmente si catalizzeranno le critiche di molti osservatori. Accedere a Facebook dalla propria auto può essere divertente così come guardare un video su Youtube. Ma in auto le distrazioni possono essere fatali, e non è semplice isolare il conducente dai servizi che la sua macchina mette a disposizione per i passeggeri. Le case automobilistiche si trovano quindi di fronte alle necessità di sviluppare un minimo comune denominatore per evitare le distrazioni da applicazioni multimediali, ma sono al contempo chiamate a soddisfare le richieste dei consumatori, che vorrebbero fare quello che vogliono. La questione è ancora apertissima: di certo ci saranno grandi innovazioni, e grandi discussioni. 

                                                                                                       11 Gennaio 2011
                                                                                                              ilPost.it

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