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lunedì, 23 Febbraio 2026

Sovranità elettrica: incentivi UE solo con vero Made in Europa

Mercedes-Benz, richiamo in Cina per oltre 500mila esemplari

Nel pieno della transizione energetica, l’Unione Europea prepara una stretta destinata a incidere profondamente sull’industria automobilistica. L’accesso agli incentivi per veicoli elettrici, ibridi e a idrogeno potrebbe essere vincolato a un requisito di contenuto locale pari almeno al 70%, con assemblaggio obbligatorio nel territorio comunitario. Un passaggio che trasformerebbe il concetto di “Made in UE” da etichetta politica a parametro tecnico e misurabile.

La proposta, attesa nell’ambito dell’Industrial Accelerator Act, punta a proteggere occupazione, competenze e capacità produttiva europea in una fase in cui la pressione competitiva dei costruttori asiatici – in particolare cinesi – è sempre più evidente. L’obiettivo è evitare che gli incentivi pubblici sostengano indirettamente produzioni e filiere extraeuropee.

Sovranità elettrica: contenuto europeo e nodo batterie

Il requisito del 70% riguarderebbe i componenti del veicolo, mentre per le batterie si delineano criteri d’origine specifici su materiali ed elementi chiave, riconoscendone il valore strategico ma anche la fragilità della filiera continentale. Proprio qui si gioca la partita più complessa: l’Europa resta in larga misura dipendente da fornitori asiatici per celle, chimiche e materie prime raffinate.

Il dibattito tra costruttori e fornitori è già acceso. Renault Group sostiene la necessità di ancorare gli aiuti pubblici a un “valore europeo” verificabile, pur aprendo a una soglia leggermente più flessibile, attorno al 60%, per non compromettere la sostenibilità delle catene di fornitura. Su posizioni più rigorose si colloca CLEPA, che propone almeno il 75% per evitare assemblaggi di kit quasi integralmente importati.

Maggiore cautela arriva dai grandi gruppi premium tedeschi. BMW e Mercedes-Benz osservano con attenzione il rischio di ritorsioni commerciali da parte di Pechino, in un contesto in cui la Cina rappresenta sia un mercato chiave sia un hub produttivo fondamentale. Il presidente dell’ACEA e CEO di Mercedes, Ola Kallenius, ha invitato a intervenire con una “sega molto fine”, evitando misure eccessivamente drastiche che potrebbero generare effetti collaterali su costi e competitività.

Sul fronte batterie, le difficoltà nel costruire una filiera europea integrata sono emerse anche con il rallentamento dei piani di Automotive Cells Company, joint venture tra Stellantis e Mercedes-Benz, che ha rivisto i programmi relativi alle gigafactory di Termoli e Kaiserslautern.

La strategia europea tenta dunque di allineare politica climatica e politica industriale: decarbonizzare sì, ma rafforzando contestualmente l’ecosistema produttivo interno. La sfida sarà trovare un equilibrio tra ambizione e pragmatismo, evitando di irrigidire eccessivamente supply chain già sotto pressione e colmando rapidamente il gap su batterie, semiconduttori e materie prime critiche.

Legare gli incentivi al vero contenuto europeo può diventare una leva potente per la sovranità elettrica del continente, ma solo se l’industria sarà in grado di offrire tecnologie, volumi e costi competitivi in tempi compatibili con la transizione.

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