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venerdì, 05 Giugno 2026

Italia green a due velocità: il parco auto invecchia mentre crescono ibride ed Euro 6

Italia green a due velocità: il parco auto invecchia mentre crescono ibride ed Euro 6

Il percorso verso una mobilità più sostenibile in Italia procede, ma con ritmi differenti a seconda delle tecnologie e delle aree geografiche. Da un lato cresce in maniera significativa la presenza di vetture ibride ed Euro 6, dall’altro il parco circolante nazionale continua a essere caratterizzato da un’elevata anzianità media e da milioni di veicoli appartenenti alle classi ambientali più obsolete.

Secondo una recente analisi del Centro Studi AutoScout24 su dati ACI, nel 2025 il parco auto italiano raggiunge circa 41,7 milioni di vetture. Negli ultimi cinque anni il cambiamento più evidente riguarda la diffusione delle alimentazioni ibride, che registrano una crescita del 573,2%. La loro quota sul totale delle auto circolanti passa infatti dall’1,4% del 2020 all’8,7% del 2025, confermando l’interesse crescente degli automobilisti verso soluzioni capaci di ridurre consumi ed emissioni senza rinunciare alla praticità d’uso.

Diversa la situazione delle auto elettriche, che continuano a rappresentare una percentuale limitata del mercato circolante. Nel 2025 le vetture a batteria si fermano allo 0,9% del totale, segno che il passaggio verso la mobilità completamente elettrica procede ancora lentamente rispetto alle aspettative.

Parco auto italiano: il peso delle Euro 4 resta elevato

Parallelamente alla crescita delle ibride aumenta anche la presenza delle vetture Euro 6. In cinque anni la loro quota passa dal 26,2% al 41,8% del totale, evidenziando un progressivo miglioramento della qualità ambientale del parco circolante.

Nonostante questo progresso, la situazione resta complessa. Sulle strade italiane circolano ancora circa 17,57 milioni di automobili appartenenti alle categorie Euro 4 o inferiori, pari al 42% dell’intero parco nazionale. Di queste, oltre 4,24 milioni rientrano addirittura nelle classi Euro 0 e Euro 1.

A pesare sul processo di rinnovamento contribuisce anche l’età media dei veicoli. Oltre 18,26 milioni di auto, equivalenti al 43,7% del totale, hanno almeno 15 anni. Un dato che evidenzia quanto il ricambio del parco automobilistico italiano sia ancora lontano dal completamento.

Incentivi e mercato dell’usato per accelerare il ricambio

Le stime elaborate considerando l’attuale ritmo di sostituzione dei veicoli indicano che potrebbero essere necessari oltre 15 anni per arrivare a un parco composto esclusivamente da vetture Euro 6, ibride o elettriche.

Per accelerare questa trasformazione diventa quindi fondamentale intervenire con misure più efficaci. Tra le proposte emerge la necessità di estendere gli incentivi non soltanto alle auto nuove, ma anche alle vetture usate a basse emissioni. Una strategia che potrebbe favorire un accesso più rapido a modelli moderni e meno inquinanti, soprattutto per le famiglie con budget limitati.

Il fattore economico continua infatti a rappresentare l’elemento principale nella decisione di sostituire un veicolo datato. Favorire il mercato dell’usato recente potrebbe quindi contribuire in maniera concreta alla riduzione delle emissioni e al miglioramento della sicurezza stradale.

Nord e centro più avanti nella transizione

L’analisi territoriale evidenzia forti differenze regionali. Le auto elettriche superano il 2% del parco circolante soltanto in Valle d’Aosta e Trentino-Alto Adige, territori che mostrano anche la più elevata diffusione delle vetture ibride.

La Valle d’Aosta guida infatti la classifica nazionale con il 23,8% di auto ibride, seguita dal Trentino-Alto Adige con il 22% e dalla Toscana con il 13,6%. All’estremo opposto si trovano Campania, Sicilia e Molise.

Anche osservando le classi ambientali emerge un divario significativo. Calabria, Sicilia e Campania registrano le percentuali più elevate di vetture Euro 4 o inferiori, mentre Valle d’Aosta, Trentino-Alto Adige, Toscana e Lombardia presentano le quote più alte di veicoli Euro 6.

La fotografia del mercato italiano mostra quindi un sistema in evoluzione, dove la crescita delle tecnologie più moderne è evidente ma non ancora sufficiente per garantire un rapido ricambio dell’intero parco circolante nazionale.

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