Automotive

Con Trump presidente cosa rischia l’industria automotive?

Lo ha annunciato durante la rovente campagna elettorale contro Hillary Clinton. E lo ha confermato proprio qualche giorno fa in un'intervista alla Cbs. Il neo presidente degli Stati Uniti d’America, Donald Trump, ha intenzione di costruire un muro al confine col Messico, espellendo immediatamente 2-3 milioni di clandestini con precedenti penali. Il nuovo inquilino della Casa Bianca, che si insedierà il prossimo 20  gennaio come 45esimo presidente degli States, ha intenzione di imprimere una forte e marcata politica protezionista a difesa del made in Usa (intanto contro la sua elezione e le politiche da lui annunciate proseguono in America le proteste in diverse città). Ma quale sarà l’impatto di questi interventi ‘autarchici’ sul settore automotive statunitense? Un mercato strategico per molti Costruttori d’auto. Per non parlare di quello messicano dove diverse sono state finora le azioni di delocalizzazione in ottica produttiva. Abbiamo provato a chiederlo, via Twitter, a due giornalisti del mondo auto Davide Comunello (Quattroruote) e Monica Secondino (OmniAuto).

 

Quattroruote

“E’ presto per dirlo ma il programma di Trump è abbastanza chiaro” ci twitta Comunello. E poi ci spiega in un suo articolo: “il neo presidente – si legge - intende tassare le auto importate dal Messico (si parla di un 35%), mecca produttiva per numerosi costruttori tra cui il Gruppo Volkswagen, BMW, Daimler, Toyota e le americane GM e Ford, con la quale lo stesso Trump ha avuto un duro scontro proprio sul fronte della delocalizzazione”. Dei riflessi importanti potrebbe averli anche il fronte dell’internazionaliazzione: “La revisione degli accordi internazionali – continua -  potrebbe complicare anche l'export, molto importante per i costruttori Usa: il Paese, infatti, vende all'estero oltre due milioni di veicoli all'anno, in aumento del 27 per cento rispetto al 2008”.

 

Omniauto

Ad interrogarsi su cosa rischia l’industria dell’auto con l’avvento del tycoon newyorchese è anche la Secondino. “Vuole fare tornare grande l'America – evidenzia in suo articolo per il magazine dell’automobile -  e, per farlo, vuole utilizzare tutte le eccellenze che ha a disposizione e riportarle a produrre in Patria. E' questo il caso appunto dell'industria dell'auto. Le americane GM e Ford, ma anche FCA, Volkswagen, BMW, Daimler e Toyota hanno diversi impianti localizzati in Messico, dove riescono a contenere i costi di produzione. A Trump questo non piace proprio ed è per questo che ha intenzione di mettere dei dazi ingenti (ha parlato del 35%) che potrebbero avere un impatto non trascurabile sui conti economici delle aziende"

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