
Nel dibattito sulla sostenibilità industriale, uno dei nodi più delicati riguarda la possibilità di misurare in modo serio, comparabile e riconosciuto gli impatti ambientali dei prodotti. In questo scenario, il comparto degli pneumatici ricostruiti ha sofferto a lungo l’assenza di uno standard specifico capace di valorizzarne il contributo all’economia circolare. Un limite non secondario, soprattutto per una soluzione che nasce proprio con l’obiettivo di prolungare la vita utile di materiali già esistenti e ridurre il ricorso a nuove risorse.
Da qui prende forma il progetto sviluppato da Ollum insieme a BR Pneumatici, realtà attiva dal 1963 nella ricostruzione. Il risultato è la prima PCR dedicata agli pneumatici ricostruiti, vale a dire il documento metodologico indispensabile per impostare studi LCA e arrivare a una EPD, la dichiarazione ambientale di prodotto. In termini concreti, significa dare finalmente a questo mercato uno strumento ufficiale per quantificare, validare e comunicare le proprie prestazioni ambientali.
Il punto è rilevante perché lo pneumatico ricostruito non coincide con un prodotto improvvisato o secondario. Al contrario, nasce dal recupero della carcassa, che viene sottoposta a un processo industriale strutturato per riportarla a nuova funzionalità. Questo approccio consente di estendere il ciclo di vita del prodotto originario, limitando la produzione di pneumatici nuovi e contenendo il consumo di materie prime. È proprio questa logica a rendere il ricostruito una delle espressioni più concrete della circolarità applicata al settore.
Pneumatici Ricostruiti e Certificazioni Ambientali: perché la PCR è decisiva
Fino a oggi, però, mancava un riferimento tecnico condiviso che permettesse di tradurre questo valore in dati verificabili secondo criteri riconosciuti a livello internazionale. La nuova PCR colma proprio questa distanza tra potenziale ambientale e possibilità di certificarlo. Non si tratta quindi solo di un passaggio formale, ma di una base necessaria per rendere il ricostruito leggibile anche sotto il profilo normativo, commerciale e competitivo.
Il lavoro si è sviluppato lungo più direttrici. In una prima fase è stato analizzato nel dettaglio il processo produttivo di ricostruzione, così da costruire una conoscenza puntuale delle sue specificità tecniche. A questo si è affiancato un benchmark normativo e documentale, utile a verificare gli standard già disponibili e a individuare i criteri metodologici più adatti da adattare al caso degli pneumatici ricostruiti. Su queste basi è stata poi elaborata la nuova PCR, pensata espressamente per le caratteristiche di questo prodotto.
Anche il percorso di validazione ha seguito un iter rigoroso. L’iniziativa è stata pubblicata sul sito del programma EPD Italy, gestito da ICMQ, con BR Pneumatici in qualità di soggetto proponente e Ollum come moderatore tecnico. Da qui è nato il PCR Committee, formato da esperti del settore e professionisti specializzati in LCA. Una prima bozza del documento è stata quindi discussa e affinata attraverso osservazioni tecniche, per poi passare a una consultazione pubblica aperta agli stakeholder interessati.
I contributi raccolti sono stati integrati nella versione successiva del testo, sottoposta infine a una revisione critica indipendente da parte di tre esperti LCA. È questo il passaggio che ha consolidato la coerenza metodologica del documento rispetto agli standard internazionali. Con l’approvazione finale e la pubblicazione, la PCR ha assunto una validità di cinque anni ed è diventata il riferimento ufficiale per la valutazione ambientale degli pneumatici ricostruiti.
L’aspetto più interessante è che il risultato supera il perimetro della singola azienda. BR Pneumatici ha avuto il merito di aprire la strada, ma il beneficio si estende a tutto il comparto. Da questo momento, infatti, i produttori di pneumatici ricostruiti possono contare su una base metodologica condivisa per elaborare studi LCA conformi e accedere alle certificazioni EPD. In una fase in cui il mercato e le normative chiedono sempre più dati ambientali solidi, questo passaggio attribuisce al settore uno strumento di trasparenza che finora mancava.
Per il ricostruito si tratta di un cambio di passo significativo: non soltanto per raccontare meglio il proprio valore, ma per dimostrarlo con criteri riconosciuti, comparabili e verificabili. Ed è proprio qui che la nuova PCR assume un peso strategico, perché trasforma una pratica industriale già virtuosa in un modello finalmente misurabile anche sul piano ambientale.




