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giovedì, 22 Febbraio 2024
  • La vita dei nostri ricambisti ai tempi del coronavirus

    sondaggio, coronavirusQual è la vita dei nostri ricambisti ai tempi del coronavirus?

    Il coronavirus ha provocato ufficialmente una pandemia le conseguenze della quale si presentano piuttosto pesanti. Se, per esempio, BMW Italia garantisce la regolarità dei servizi di assistenza, Automechanika Istanbul allunga l’elenco degli eventi automotive rinviati. Sappiamo inoltre che il coronavirus ha causato un’inversione di tendenza nel settore delle officine, con un 2019 positivo e questo inizio del 2020 che evidenzia invece un calo. Inforicambi ha cercato di tastare il polso del settore dei ricambi proponendo su Facebook 2 brevi sondaggi. Nel gruppo Aftermarket News, collegato alla fanpage di Inforicambi, abbiamo chiesto se l’epidemia avesse: 1) Cambiato il comportamento dei clienti; 2) Spostato la clientela verso un eventuale E-Commerce; 3) Procrastinato investimenti e ordinativi  4) Influito sul business dei ricambisti. L’opzione 1 ha raccolto 5 preferenze mentre la 2 e la 3 una preferenza ciascuno.

    Serpeggia il pessimismo

    sondaggio, coronavirusIl fatto che il ‘clima’ si stia facendo pesante traspare anche da un altro sondaggio, questa volta proposto nella community Facebook "I ricambisti” che ha circa 700 membri. L’opzione ‘Il vostro business è danneggiato’ ha raccolto ben 19 preferenze mentre quella ‘è cambiato il rapporto con la clientela’ ne ha raccolta una. Sembra quindi che il lavoro sia diminuito, il rapporto con i clienti sia cambiato e si tenda a limitare il contatto fisico usando lo store online. Qualche iscritto al gruppo ha anche riferito di tenere aperto soltanto perché deve effettuare consegne già concordate, riservandosi di chiudere una volta che questi ordini sono stati evasi. A questo punto, se le chiusure dei ricambisti dovessero estendersi, sarebbe problematico per i riparatori continuare a lavorare, pur essendo autorizzati dal Decreto della Presidenza del Consiglio dei Ministri emanato l'11 marzo scorso.

    Abbiamo poi chiesto al rappresentante Giovanni Guttà di darci una concisa valutazione della situazione. Il suo punto di vista privilegiato gli ha permesso di riscontrare che molti ricambisti hanno abbassato temporaneamente la serranda più per una certa paura che per un improvviso calo degli ordini. In effetti altri stanno continuando a lavorare, ennesima dimostrazione che l’economia e il business hanno una forte componente emotiva e non sono spiegati completamente da modelli matematici. Giovanni ha anche riferito che qualche marchio da lui rappresentato ha suggerito di ridurre o arrestare del tutto l’attività, anche per motivi sanitari. Sembra quindi che il coronavirus stia frenando grandemente l’attività nel settore dei ricambi attraverso fattori oggettivi: ci si sposta di meno, anche per l’invito a rimanere a casa, e i veicoli fermi non hanno bisogno di parti. Il tutto unito ad una certa dose di ansia e incertezza per il futuro.

    Nicodemo Angì

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