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giovedì, 23 Maggio 2024
  • Sicurezza stradale

    Accogliendo le sollecitazioni della Fédération internationale de l’automobile e dei maggiori Automobile club mondiali, l’Organizzazione delle Nazioni Unite ha indetto un decennio di azioni per la sicurezza stradale. L’obiettivo è salvaguardare 5 milioni di vite, quelle potenzialmente perse sulle strade entro il 2020. Il programma solleciterà governi e istituzioni a ridurre del 50% i decessi per incidente, prima causa di morte per i ragazzi dai 15 ai 19 anni. A proposito dei rischi che corrono i giovani sulle strade, pubblichiamo la toccante lettera ricevuta in redazione da un lettore, colpito da questo dramma.

    Cara Quattroruote,
    tre anni fa una ragazza di 25 anni, Silvia Luciani, ha perso la vita in un incidente stradale. Un mese dopo si sarebbe laureata in psicologia, e con una tesi sull’ottimismo. Silvia era una ragazza piena di energia, che con il suo amore stava vicino a tutti, che aiutava anziani e bambini, che studiava e si prodigava per loro. L’università di Chieti, nonostante avesse superato tutti gli esami, tranne la discussione della tesi, si è rifiutata di concedere la laurea perché, come hanno spiegato, il titolo si può assegnare solo per decesso in caso di guerra…

    Sua madre si è dovuta accontentare di una pergamena artigianale fatta dagli amici, che ha appeso in casa. A questa ragazza ho dedicato un romanzo-verità, intitolato "Credevo bastasse amare" racconta come ci si senta soli e senza futuro da un giorno all’altro, di come uno stupido incidente causato per una bravata di gioventù (di chi si trovava al volante) possa improvvisamente infrangere i sogni di chiunque, come un’onda del mare sulla roccia.

    Sì, Silvia era la mia ragazza, con la quale ho diviso 11 anni di esistenza, e questo libro la farà vivere per sempre nel cuore di ognuno. Sto anche pensando di portare nelle scuole la sua storia, proprio per coinvolgere i giovani sulla – sempre più sottovalutata – importanza della vita, dono che spesso non ci accorgiamo di avere fra mani. Mi piacerebbe sensibilizzarli su quel che rischiamo quando, senza adeguata concentrazione, ci produciamo in folli corse in auto o in moto i cui effetti, troppo spesso drammatici, finiscono poi, e ancora, in pochi secondi nelle cronache locali. Sui canali televisivi nazionali vedo dare spazio infinito ad argomenti futili e impalpabili, spesso privi di umanità e cultura; nessuno crede che si possa fare qualcosa di più utile, almeno in difesa della vita dei ragazzi?

    Alessio Masciulli

                                                                                                                                                Fonte Quattroruote

     

     

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