
Per Volkswagen è arrivato il momento di fare qualcosa che fino a pochi anni fa sarebbe sembrato quasi impensabile: ridurre il numero delle automobili in gamma.
Non perché Volkswagen abbia deciso di arretrare davanti alla concorrenza, ma per il motivo opposto. L’obiettivo è diventare più efficiente, accelerare lo sviluppo dei nuovi prodotti e soprattutto recuperare risorse da investire in una fase nella quale l’industria automobilistica deve sostenere costi enormi per elettrificazione, software e intelligenza artificiale.
La strategia indicata è particolarmente ambiziosa: nel lungo periodo Volkswagen punta a ridurre fino al 50% il numero dei modelli e fino al 75% la varietà dell’offerta.
Una sforbiciata che va ben oltre la semplice riorganizzazione di un listino. Dietro questi numeri c’è infatti un cambiamento nel modo di progettare, produrre e gestire le automobili.
Meno modelli Volkswagen significa meno complessità
Il ragionamento alla base della scelta è relativamente semplice. Ogni modello aggiuntivo significa piattaforme, componenti, configurazioni, motorizzazioni, allestimenti, software, processi produttivi e attività logistiche da gestire.
Moltiplicare le possibilità di scelta può rappresentare un vantaggio commerciale, ma dal punto di vista industriale genera anche complessità e costi.
Volkswagen vuole quindi concentrare progressivamente l’offerta su un numero inferiore di prodotti, capaci però di coprire efficacemente le esigenze del mercato.
È una filosofia già avviata con il programma “Accelerate Forward | Road to 6.5”, ma che assume oggi un’importanza ancora maggiore considerando le trasformazioni che stanno attraversando l’intero settore automotive.
Il punto, infatti, non è soltanto risparmiare.
Volkswagen vuole spostare le risorse verso la tecnologia
L’obiettivo è utilizzare la riduzione della complessità per continuare a investire nell’innovazione anche in presenza di budget più contenuti.
In un documento interno citato da Automobilwoche, il direttore finanziario Arno Antlitz e il responsabile dello sviluppo Werner Tietz avrebbero evidenziato proprio questa necessità: semplificare prodotti e processi per utilizzare meglio le risorse disponibili.
In sostanza, meno energie impiegate per gestire una gamma estremamente articolata e maggiori possibilità di concentrarsi sulle tecnologie destinate a caratterizzare le prossime generazioni di automobili.
Ed è qui che entra in gioco anche l’intelligenza artificiale.
Non soltanto quella destinata alle funzioni che il cliente potrà utilizzare all’interno dell’auto, ma l’AI applicata direttamente ai processi di progettazione e sviluppo.
L’obiettivo è utilizzarla lungo la catena industriale per ridurre tempi e risorse necessari per passare dal progetto al prodotto definitivo. L’intelligenza artificiale, quindi, non è più soltanto una tecnologia da installare sull’automobile: può diventare uno strumento utilizzato per sviluppare l’automobile stessa.
Investimenti ridotti, ma la tecnologia resta centrale
La questione economica ha inevitabilmente un peso importante.
Volkswagen aveva inizialmente previsto investimenti nell’ordine dei 180 miliardi di euro per il quinquennio 2024-2028. Successivamente le prospettive sono state riviste e per il periodo 2026-2030 si parla di circa 160 miliardi, mentre guardando ancora più avanti gli investimenti relativi a un quinquennio potrebbero scendere a poco più di 130 miliardi.
La strategia diventa quindi quella di ottenere maggiore valore dalle risorse disponibili.
Ed eliminare modelli, varianti e configurazioni poco redditizie può rappresentare uno degli strumenti attraverso i quali raggiungere questo obiettivo.
Una gamma più corta cambia anche la filiera
La semplificazione potrebbe avere conseguenze che vanno ben oltre i concessionari. Per fornitori e componentisti, una gamma meno frammentata può significare volumi maggiormente concentrati su un numero inferiore di piattaforme e componenti.
Le automobili del Gruppo dovranno infatti diventare sempre più simili sotto la carrozzeria: meno piattaforme, maggiore condivisione dei componenti, architetture elettroniche comuni e una standardizzazione più spinta.
Il principio non è nuovo nell’industria automobilistica, ma con l’elettrificazione e la crescente importanza del software assume un significato differente.
Se la stessa piattaforma può essere utilizzata per più modelli e un’architettura elettronica comune può evolvere attraverso il software, gli investimenti possono essere distribuiti su volumi produttivi maggiori.
Per la supply chain significa però anche confrontarsi con un costruttore che potrebbe richiedere maggiore standardizzazione, efficienza e capacità di lavorare su componenti destinati a più vetture contemporaneamente.
Quali Volkswagen potrebbero sparire
La trasformazione non comporterà naturalmente la cancellazione immediata di metà della gamma.
Le decisioni saranno prese progressivamente e modello per modello. Alcuni segnali, tuttavia, sono già presenti.
La T-Roc Cabriolet è destinata a uscire di scena entro il 2027, mentre la Touareg dovrebbe terminare il proprio ciclo senza un’erede diretta.
In futuro Volkswagen potrebbe inoltre sfruttare maggiormente prodotti e tecnologie sviluppati inizialmente per il mercato cinese, rafforzando ulteriormente l’integrazione internazionale delle attività del Gruppo.
Software e guida assistita diventano sempre più importanti
Parallelamente alla riduzione della complessità, Volkswagen continua a investire in nuove architetture elettriche, software e sistemi avanzati di assistenza alla guida.
In Cina il Gruppo ha rafforzato anche la collaborazione con Horizon Robotics, con l’obiettivo di accelerare lo sviluppo delle tecnologie di guida automatizzata di livello 3 e 4. Le prime funzioni L3 sono indicate a partire dalla seconda metà del 2027.
La direzione industriale appare quindi precisa: ridurre la quantità e la complessità per aumentare la velocità dello sviluppo tecnologico.
Una strategia che porta però con sé anche dei rischi.
Una gamma eccessivamente ridotta potrebbe lasciare scoperti alcuni segmenti e creare opportunità per i concorrenti. Volkswagen dovrà quindi trovare un equilibrio tra l’eliminazione dei prodotti meno redditizi e la necessità di continuare a presidiare le principali fasce del mercato.
Volkswagen cambia il proprio modello industriale
È probabilmente questo il significato più importante della svolta.
Volkswagen non sta semplicemente valutando quali modelli eliminare dal catalogo. Sta cercando di modificare il modo con cui gestisce prodotto, sviluppo, produzione e investimenti.
Per decenni la forza di un grande gruppo automobilistico è stata rappresentata anche dalla possibilità di offrire decine di modelli, motorizzazioni, versioni e configurazioni differenti.
Oggi quella stessa varietà rischia di trasformarsi in un costo difficile da sostenere quando una quota crescente delle risorse deve essere indirizzata verso batterie, piattaforme elettriche, software, AI e sistemi di assistenza alla guida.
La Volkswagen del futuro potrebbe quindi avere meno modelli e meno versioni, ma una maggiore condivisione tecnologica tra i prodotti.
Per l’intera filiera si tratta di un cambiamento significativo. La competizione non riguarderà soltanto il numero di automobili prodotte, ma la capacità di progettare componenti, piattaforme e sistemi capaci di essere utilizzati su scala sempre maggiore.
Volkswagen sta scommettendo proprio su questo: meno complessità per liberare risorse e accelerare l’innovazione. Una trasformazione che potrebbe cambiare non soltanto ciò che il cliente troverà nei concessionari, ma anche il modo in cui le automobili del Gruppo verranno progettate e costruite.





