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giovedì, 23 Maggio 2024
  • Coronavirus, l’automotive lancia un sos

    concessionario autoL’automotive lancia un Sos.

    Ormai lo sappiamo bene: l’automotive è estremamente globalizzato e quindi soffre molto fenomeni su scala mondiale come questa epidemia di coronavirus. Nell’enorme “scatola” della pandemia globale troviamo tantissime situazioni di crisi locali ma non per questo meno drammatiche. È questo il caso di Autotorino, un gruppo di concessionarie che ha chiuso per la prima volta in 55 anni di attività, un decisione sofferta ma coerente con le difficoltà dell’automotive ai tempi della pandemia e preoccupazioni di ordine sanitario. Nel sito internet si legge che riaprirà il 4 aprile salvo disposizioni delle Autorità: speriamo bene! Autotorino nasce nel 1965 a Morbegno (provincia di Sondrio) come singola concessionaria e nel 2015 è diventata il primo concessionario in Italia. Dopo altri 2 anni si è posizionata anche nell’olimpo dei 50 maggiori Dealer europei, prima realtà italiana a riuscirci, una crescita resa possibile anche dalla dichiarata volontà di “prestare attenzione alle esigenze di ogni Cliente, al quale offrire risposte su misura, sempre più evolute e flessibili.

    Una situazione critica

    I numeri del 2019, anno nel quale il Gruppo ha assorbito Autostar, attiva in Veneto e Friuli, parlano chiaro: Autotorino ha più di 1.600 addetti, dei quali 555 sono persone sotto i 30 anni. Non manca una Academy che conta 2 distinti percorsi, uno per gli addetti al service e uno per la forza vendita, e questi investimenti sulla preziosa risorsa umana hanno contribuito ad un fatturato che nel 2019 ha superato 1,2 miliardi di Euro. Questo grande Gruppo, capace di vendere 29.100 auto nuove e 22.400 auto usate, ha chiuso i battenti per un tempo speriamo breve, un chiaro segnale delle difficoltà del comparto. Le difficoltà sono ovviamente generali, tant’è che Federauto, la Federazione italiana dei concessionari, ha inviato una lettera aperta al presidente del Consiglio Giuseppe Conte. Lo scritto è datato 23 marzo e cita la situazione ante-coronavirus, con le concessionarie già grandemente ridimensionate dalla crisi economico- finanziaria iniziata nel 2007.

    I numeri della crisi

    Le immatricolazioni del periodo 2007 – 2019 sono infatti calate del 23,2% e, nello stesso periodo, il numero delle concessionarie è sceso da 2.950 a 1.373. Se una calo del 23,2% ha causato questa falcidia, Federauto si chiede cosa accadrà con il taglio del 60% dell’immatricolato stimato per il 2020. Una proiezione della federazione indica che a marzo si perderà l’80% del volume d’affari fisiologico e già si avvertono 3 aree critiche. La prima è la gestione del personale, per il momento affrontata con le ferie ma che arriverà gli ammortizzatori sociali varati dal Governo. Occorrerà poi pensare alla liquidità delle imprese, devastata dal calo del fatturato, e agli stock di veicoli e ricambi, che non sono soltanto un rilevante immobilizzo patrimoniale ma comportano spese. Federauto si riferisce poi alle misure del DPCM del 17 marzo, il cosiddetto Cura Italia, e ritiene necessarie alcune modifiche per supportare il periodo di blocco dell’attività.

    Interventi concreti

    La principale criticità delle concessionarie è il reperimento di liquidità, tenendo presente che si tratta di realtà labour and capital intensive. L’attività dei concessionari implica un fatturato mediamente superiore ai 2 milioni di euro che quindi non gode del differimento dei termini di pagamento alla PA. Si chiede quindi, in sede di conversione in legge del decreto, che sia inserito il parametro del patrimonio netto nel limite di 100 milioni e non quello del fatturato. Federauto chiede poi un innalzamento della compensazione dei crediti Iva sia verso l’Erario sia per i contributi. Questa misura supporterebbe la liquidità delle imprese e si chiede di portare il limite da 700.000 euro/anno La proposta è portare il limite a mensile in modo da aumentare la compensazione possibile nell’anno.

     

    Ossigeno per l’aftermarket

    aftermarketSi chiede poi un chiarimento: la sospensione prevista dal DPCM per i debiti bancari a medio-lungo è valida anche per il credito ceduto pro soluto a una banca terza? Se fosse così, anche per questi crediti varrebbe la proroga delle scadenze fino al 30 settembre 2020. Ritorniamo ora a Autotorino: il Gruppo vende auto dei gruppi Daimler, BMW, FCA, Toyota, Kia-Hyundai e altri. I veicoli usati disponibili nelle varie sedi sono attualmente circa 5500 e molti – ci sono anche moto e scooter – sono di marchi non trattati dal Gruppo. È facile che per mantenerli/ripararli si debba far ricorso all’aftermarket, per i ricambi e magari per qualche intervento specializzato come quelli che effettua Massimiliano Siclari di Ecupoint. Anche i negozi di ricambi dovrebbero seguire con attenzione le vicende dei concessionari per i motivi visti più sopra: l’epidemia da coronavirus non risparmia nessuno e l’empasse produttivo si supera con l’alleanza del Governo e degli attori coinvolti. I ricambisti sono fra le categorie autorizzate a rimanere aperte. Renzo Servadei è convinto che l’automotive e l’aftermarket italiani sono solidi e ripartiranno mentre Bruno Beccari di Adira vede una luce in fondo al tunnel del coronavirus.

    Nicodemo Angì

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