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mercoledì, 28 Gennaio 2026

Affidabilità sotto esame: quali auto durano davvero e quanto costa mantenerle

Lexus RZ

Nel momento dell’acquisto, il prezzo di listino continua a rappresentare uno dei principali criteri di scelta per gli automobilisti italiani. Tuttavia, con il passare degli anni, è l’affidabilità a determinare il reale valore di un’auto, incidendo in modo diretto sui costi di gestione, sulla serenità di utilizzo e sulla soddisfazione complessiva.

Proprio su questi aspetti si concentra una recente indagine europea basata sulle esperienze dirette di oltre 53 mila automobilisti di dieci Paesi, Italia compresa. Tra primavera ed estate 2025, gli utenti hanno fornito informazioni dettagliate su chilometraggi, guasti, interventi di manutenzione e spese sostenute, permettendo di costruire un indice di affidabilità su scala 0-100 in grado di fotografare il comportamento dei diversi marchi nel lungo periodo.

Il risultato è un quadro articolato, che conferma alcune certezze storiche ma introduce anche elementi di novità legati all’evoluzione tecnologica del settore.

Affidabilità auto 2025: perché i marchi giapponesi restano un riferimento

L’analisi mette ancora una volta in evidenza la forza dei costruttori giapponesi, da tempo associati a una filosofia progettuale orientata alla durata e alla semplicità meccanica. In cima alla classifica europea si colloca Lexus, seguita da Toyota e dal tandem formato da Suzuki e Subaru.

Nel gruppo di testa figurano anche Honda, Mazda e Mitsubishi, mentre Kia consolida la propria reputazione come marchio affidabile anche nel medio-lungo periodo. Nel complesso, i brand asiatici occupano la maggior parte delle posizioni di vertice, confermando una continuità costruttiva che si riflette sui costi di esercizio.

Interessante è anche la presenza tra i migliori di marchi legati alla nuova mobilità elettrica. Tesla e BYD riescono infatti a collocarsi stabilmente nella fascia alta della classifica, dimostrando che l’innovazione tecnologica non è necessariamente incompatibile con la robustezza complessiva del veicolo.

I costruttori europei si attestano invece nella zona centrale. All’interno del gruppo Stellantis emergono in particolare Lancia e Fiat, seguite da Jeep e Alfa Romeo, mentre i brand premium tedeschi mostrano buoni livelli di solidità, ma con un impatto economico superiore nella gestione quotidiana.

I problemi più frequenti: elettronica sotto osservazione

Dal punto di vista tecnico, l’indagine evidenzia come l’elettronica rappresenti oggi il principale punto critico. Sensori, fari, sistemi di assistenza e dispositivi di controllo sono responsabili di circa il 14% delle anomalie segnalate.

Seguono i problemi all’impianto frenante e al sistema di combustione del motore, entrambi intorno al 9%. Un dato significativo riguarda i primi anni di utilizzo: quasi un’auto su quattro manifesta qualche inconveniente entro i primi 24 mesi, anche se nella maggior parte dei casi gli interventi avvengono in garanzia.

Questo conferma come la crescente complessità tecnologica, pur migliorando sicurezza e comfort, aumenti anche il rischio di malfunzionamenti, soprattutto nelle fasi iniziali di vita del veicolo.

Manutenzione: quanto pesa davvero sul bilancio familiare

Oltre ai guasti, un altro elemento determinante è rappresentato dai costi di manutenzione ordinaria e straordinaria. In Italia, circa due terzi degli automobilisti continuano ad affidarsi alle officine ufficiali, privilegiando la qualità del servizio e la garanzia degli interventi, anche a fronte di spese più elevate.

Le differenze tra marchi sono marcate. I brand premium come Mercedes e Audi richiedono in media circa 450 euro l’anno per la manutenzione, mentre marchi più generalisti come Lancia, Dacia e Renault si collocano tra i 200 e i 230 euro.

Questi valori spiegano perché l’affidabilità venga sempre più considerata una forma di risparmio “invisibile”, capace di incidere sul costo totale di possesso più di quanto faccia il prezzo iniziale.

Un’auto che richiede meno interventi e meno ricambi si traduce, nel tempo, in un investimento più sostenibile e prevedibile.

Soddisfazione elevata nonostante guasti e spese

Un aspetto sorprendente riguarda il livello complessivo di soddisfazione degli utenti. Nonostante problemi tecnici e costi di gestione, tutti i marchi analizzati superano i 75 punti su 100 nei giudizi dei proprietari.

Al vertice della classifica di gradimento si collocano Lexus e Porsche, seguite da Tesla e Polestar. Un risultato che dimostra come l’esperienza di possesso non dipenda esclusivamente dall’affidabilità meccanica, ma anche da fattori come piacere di guida, comfort, tecnologia e immagine del brand.

In molti casi, una buona percezione del marchio e una forte componente emozionale compensano parzialmente eventuali inconvenienti tecnici.

Classifica di affidabilità complessiva

Secondo l’indagine, i dieci marchi più affidabili in Europa risultano:

  1. Lexus

  2. Toyota

  3. Suzuki

  4. Subaru

  5. Honda

  6. Tesla

  7. BYD

  8. Mazda

  9. Mitsubishi

  10. Kia

A seguire si collocano BMW, Hyundai, MINI, Lancia e Fiat.

L’affidabilità come investimento a lungo termine

I dati confermano una tendenza chiara: scegliere un’auto affidabile non significa solo ridurre il rischio di guasti, ma ottimizzare il costo complessivo di utilizzo nel tempo.

In un mercato caratterizzato da veicoli sempre più complessi, costosi e tecnologici, l’affidabilità torna a essere uno dei principali fattori di competitività. Per famiglie e aziende, rappresenta una garanzia di stabilità economica e di continuità operativa.

Nel lungo periodo, più che la potenza o la dotazione, è la capacità di “invecchiare bene” a fare davvero la differenza.

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