Sicurezza e salute

Il coronavirus e l’automotive: diario di una cronaca continua

coronavirus, automotiveL’epidemia da coronavirus è entrata in una fase ancora più acuta, in Italia a nel mondo.

È infatti di pochi giorni fa la decisione del Governo italiano di “chiudere” la Lombardia e diverse altre province in Piemonte, Emilia-Romagna, Veneto e Marche. Ieri, invece, la notizia di mettere tutto il Paese in quarantena. È una disposizione drastica che fa capire la gravità della contingenza e pone pesanti interrogativi sulla produzione di alcune fra la aree più attive d’Italia. La situazione si sta facendo critica anche negli USA e una notizia, all’apparenza frivola, può dare un’indicazione. È stato infatti annullato il South by Southwest, un grande festival che si svolge ad Austin, in texas. È un evento-contenitore con film, musica e tecnologia, compresa la mobilità del futuro, con dozzine di eventi in agenda. È stato cancellato per le preoccupazioni che l’assembramento di circa 75.000 persone potesse aumentare i contagi da coronavirus.

Profitti a rischio

coronavirus, automotiveAndiamo in Asia,precisamente nel subcontinente indiano: Tata, il grande gruppo dell’automotive, il 6 marzo ha lanciato un profit warning per la controllata Jaguar Land Rover. La Casa ha infatti diramato una nota nella quale si legge che “anche se la situazione attuale è molto incerta, si stima che la riduzione delle vendite in Cina, causata dall’epidemia, potrebbe ridurre il margine EBIT di JLR dell'intero anno (profitto dopo le spese operative ma prima del pagamento di interessi e tasse) di circa l'1%”. Un allarme simile è stato lanciato riguardo i 5 maggiori costruttori giapponesi - Toyota, Nissan, Honda, Mitsubishi e Mazda – da Goldman Sachs. La banca ha stimato che l’epidemia da coronavirus potrebbe diminuire i loro profitti di 1,6 miliardi. Alla fine del 2020 le vendite globali di tutte le case potrebbero contrarsi del 3,5 percento perché anche se le fabbriche riaprono "ci vorrà del tempo per tornare ai livelli pre-crisi per carenza di manodopera e problemi alle forniture di componenti”.

Difficoltà generali

In particolare Toyota ha confermato le sue difficoltà comunicando che le sue vendite di veicoli leggeri in Cina sono diminuite del 70% a febbraio a causa dell’epidemia di coronavirus. Nel mese di febbraio scorso ha infatti venduto in Cina soltatnto 23.800 auto, fra Toyota e Lexus. Secondo la China Passenger Car Association, le vendite di automobili in Cina sono crollate dell'89% nei primi 23 giorni di febbraio. Questa falcidia non ha quindi risparmiato Toyota, una dei pochi gruppi globali ad aver visto un aumento delle vendite in Cina nel 2019. Sappiamo infatti che il rallentamento della crescita economica e la guerra dei dazi avevano minato la domanda complessiva del settore.

Contagi ovunque

coronavirus, automotiveRitorniamo negli USA con la notizia che un dipendente di un concessionario Toyota dello stato di Washington è risultato positivo al coronavirus. Il dealer Kirkland ha quindi deciso di chiudere la concessionaria per poter operare una pulizia e disinfezione approfondite. La notizia ha ovviamente allarmato gli altri dipendenti e i clienti, che sono stati informati, e la temporanea chiusura è stata quindi la logica conseguenza. Il CEO di General Motors, Mary Barra, ha dichiarato che la produzione nordamericana dovrebbe essere abbastanza “protetta” riguardo un’eventuale carenza di componenti. Fino ai primi di marzo, nonostante l'epidemia di coronavirus, gli impianti di assemblaggio nordamericani di pickup e SUV di GM hanno infatti continuato a funzionare. GM ritiene che l'industria affronterà sfide impegnative nel primo trimestre ma la situazione migliorerà nel secondo: a dirlo il presidente di GM Cina Matt Tsien, che “vede” una crescita anno su anno nel secondo semestre. Saltiamo poi in Serbia, paese dal quale non si hanno novità riguardo lo stabilimento FCA di Kragujevac, che ha fermato la produzione della Fiat 500L per la mancanza di sistemi audio e componenti provenienti dalla Cina. La sospensione dell’attività, esempio dell’influsso negativo del coronavirus sull’automotive, non è stata quindi revocata.

La scacchiera della crisi

Volvo Car ha dichiarato un calo dell'82% a febbraio: "Le vendite in Cina sono state danneggiate dal coronavirus dato che molti dealer hanno chiuso tutto il mese". Un impatto grave perché negli ultimi anni la Cina è stata il più grande mercato unico per Volvo, in espansione nonostante la debolezza del mercato globale. Il crollo delle vendite è il più grave mai registrato in Cina, secondo la China Passenger Car Association, e anche se molti dealer hanno riaperto l’affluenza dei clienti è scarsa, anche se l’ultima settimana di febbraio è andata meglio. In Cina si registrano, a dirlo è Reuters, anche iniziative a sostegno delle vendite, come quella di Foshan che offre 3.000 yuan (430 dollari) di sconto a chi acquista auto. Il municipio di Guangzhou darà 10.000 yuan a chi acquista auto a basse emissioni mentre a Xiangtan chi compra veicoli Geely, prodotti nella zona, riceve 3.000 yuan.

Investimenti a rischio

Mercedes-Benz e BMW si aspettano che l’epidemia dia un duro colpo alle loro vendite e si stanno preparando per recuperare i volumi perduti, con Daimler che aveva già lanciato un warning. Queste Case sono solo alcune di quelle che hanno investito, negli ultimi decenni, miliardi di euro scommettendo sulla crescita del più grande mercato automobilistico del mondo. Il Cigno Nero dell'epidemia da coronavirus ha paralizzato un’industria che cercava di arrestare un declino biennale.

Si spera nel recupero

La produzione cinese di Mercedes-Benz attualmente è stabile, gli approvvigionamenti sono sicure e tre quarti dei dealer ha riaperto, ha dichiarato il Direttore vendite Britta SeegerBMW ha ammesso che le sue vendite in Cina hanno sofferto per l’epidemia ma ha ribadito che proverà a aumentare le sue vendite nell'anno, grazie anche a una catena di forniture globale non interrotta. La Casa tedesca, che ha una joint venture con la cinese Brilliance, prevede un rallentamento delle vendite per tutto marzo e ha detto che è presto per fare previsioni su un eventuale non raggiungimento degli obiettivi di vendita globali. Il CEO Oliver Zipse ha detto (ottimisticamente?) che ”non vediamo impatti fuori della Cina e abbiamo ancora l’obiettivo di avere una crescita nelle vendite”.

L’Italia in trincea

Qualche segno positivo arriva dalla MTA di Codogno, con sede in piena Zona Rossa. L’azienda internazionale ha riavviato la produzione - componenti elettromeccanici ed elettronici per i principali costruttori mondiali, tra cui FCA - dopo lo stop imposto dalle autorità. In un comunicato si legge: ” a nostra produzione, per quanto a una capacità più bassa, è stata riavviata". Gli uffici amministrativi rimangono chiusi ma il personale lavora da casa. Dopo la chiusura, il 24 febbraio, l’azienda aveva ottenuto una parziale riapertura per non bloccare interi stabilimenti, da FCA a Jaguar Land Rover, CNH Industrial, Iveco Renault, Same, BMW e PSA. La Prefettura ha autorizzato la riapertura a patto che si rispettino norme rigorose per evitare contagi.

 

La Valle dei Motori

Sappiamo che la Zona Rossa ora include anche Modena, uno dei cuori del motorismo nazionale. I vertici di Maserati, Ferrari e altre aziende della zona, interpellati da Automotive News Europe, hanno risposto che le Aziende apriranno anche se a ritmi ridotti, esistendo i “comprovati motivi di lavoro” che permettono i movimenti di persone e merci. Ferrari ha comunicato che al momento non ha problemi di scarsità di componenti mentre FCA ha i suoi stabilimenti al di fuori della Zona Rossa a parte gli impianti modenesi di Maserati. Sembra comunque che molte Case stiano valutando forniture alternative per limitare le conseguenze dell’epidemia da coronavirus. La dipendenza dalla Cina non può però essere ridotta nel breve termine ma nel lungo termine la diversificazione sarà probabile.

Nicodemo Angì

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