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Auto d’epoca e riparatori: business sostenibile?

Auto d’epoca e riparatori: è un business sostenibile?Auto d’epoca e riparatori: è un business sostenibile?

E’ la domanda che ci poniamo. Il dibattito sull’aftermarket non si è fermato durante il lockdown e prosegue a maggior ragione oggi che si respira un po’ di libertà in più. Abbiamo quindi seguito un webinar dedicato alle possibili opportunità del binomio auto d’epoca e riparatori, un tema interessante perché le auto classiche sono nel cuore degli appassionati. L’evento online ‘Auto e moto d’epoca: business o boomerang per l’autoriparatore’ fa parte degli incontri di A testa alta. Questo ciclo di eventi è organizzato da Focus Officina, il programma formativo di Quattroruote Professional, e Autopromotec, insieme a CNA Autoriparazione e Confartigianato Autoriparazione.

Auto d’epoca e riparatori, una realtà solida

Il moderatore Fabio Uglietti di Quattroruote ha chiesto al redattore capo di Ruote Classiche, Gaetano Derosa, le potenzialità del mercato Heritage. La risposta è stata molto interessante: “Più che di  potenzialità si parla di realtà: si stima che le persone interessate alle auto e moto d’epoca siano 30 milioni in Italia, con 21 milioni possibiliste sull’acquisto. Il business complessivo è di 2, 2 miliardi ed è interessante notare che le quotazioni sono rimaste stabili anche in piena epidemia da coronavirus”. Riguardo le opportunità di auto d’epoca e riparatori il concetto è che “Non dobbiamo dimenticare che l’Italia è la patria delle auto sportiva e anche della cultura dell’automobile, il mezzo che ci ha motorizzato dopo la guerra. Posso dire che su 100 officine, almeno 70 hanno avuto a che fare con auto e moto d’epoca: c’è quindi un mercato interessante per l’aftermarket perché questi mezzi non possono stare fermi”.

Auto d’epoca e riparatori: è un business sostenibile?La passione alla base del binomio auto d’epoca e riparatori

Ricordiamo infatti che fino alla metà degli anni ‘50 c’erano solo freni a tamburo, che se stanno fermi rovinano le ganasce: il lockdown è stato quindi deleterio ma ora si potranno utilizzare i mezzi normalmente. Le officine ritorneranno quindi protagoniste per consentire agli appassionati di usare i loro veicoli e andare a passeggio o ai raduni. Rimane il dubbio, espresso da Fabio Uglietti, che qualche troppo solerte amministratore locale possa ostacolare le auto d’epoca perché inquinanti. Derose si è dimostrato ottimista, ricordando che auto e moto d’epoca sono come opere d’arte, sia che si tratti di una Maserati Mistral sia che si parli di una 500, una Vespa o una moto Gilera. Alla domanda se auto d’epoca e riparatori possano essere opportunità o boomerang ha risposto Pino Pace Presidente CNA Carrozzieri: “per me è prima di tutto una passione - ho 18 veicoli d’epoca - ma l’argomento è delicato perché l’intervento sui veicoli d’epoca implica grande specializzazione”.

Specializzarsi per avere successo nel settore auto d’epoca e riparatori

Pace ha ricordato che: “recentemente abbiamo fatto un servizio su un carrozziere di Genova – un’attività giunta alla quarta generazione – che è specializzato esclusivamente in Lancia Fulvia Coupé. Le ripara veramente bene e ha una grande passione e una formazione profonda ma non c’è scelta per fare lavorazioni su esemplari a volte molto rari: è mercato di nicchia ma molto importante. Parlavo di passione ma se si opera bene il lavoro arriva: il collega che ho citato riceve automobili anche dall’Australia e dagli USA, è pieno di lavoro e ha mantenuto i suoi anche durante il lockdown. Nella mia carrozzeria abbiamo trattato qualche auto d’epoca ma non è il nostro core business, anche perché per trattare auto importanti occorre una competenza profonda”. In effetti sappiamo che le auto storiche possono diventare un business importante ma occorre molta applicazione.

Auto d’epoca e riparatori, il regno della competenza

Nicola Verdicchio, responsabile Accademia del Restauro veicoli storici CNA Padova, ha parlato di un’importante esperienza formativa. Verdicchio ha ricordato che “occorre andare a scuola per non improvvisare. Noi abbiamo avviato a Padova, 4 anni fa, l’Accademia Restauro Veicoli Storici perché nel nostro territorio ci sono delle eccellenze nel restauro, con carrozzerie di lunga tradizione e una manifestazione fra le più importanti del settore. Abbiamo interessato i giovani perché, anche se vanno al professionale per diventare meccatronici o carrozzieri, pensano poco al restauro. Abbiamo proposto ad un gruppo di studenti di frequentare un corso al di fuori dell’orario scolastico: il 1° anno erano 15, l’anno scorso erano 30 e alcuni di essi pensano di indirizzarsi verso questa attività. I docenti sono i battilamiera, il tappezziere, l’esperto di radiatori e tanti altri specialisti di questi settori. Si è creato un movimento che attira persone di tutta Italia, dai riparatori agli appassionati: hanno capito che la base è la conoscenza perché si tratta di restauro, non di semplice riparazione”.

I giovani, l’ambiente e le auto d’epoca

L’ospite d’onore Sergio Schiavon, presidente CNA Veneto, ha ribadito il concetto: “Occorre inserirsi nell’ambiente e acquisire molte conoscenze per partire bene e concludere positivamente il lavoro. Con la collaborazione del sempre attivo Andrea Agnoletto, l’Accademia del Restauro ha avuto un ottimo riscontro: i ragazzi volevano capire come funzionavano queste automobili e abbiamo già scoperto fra loro elementi validi. Le sportive hanno generalmente un grande valore ma anche i ricordi sono importanti. Un imprenditore ha voluto restaurare una Bianchina perché il nono lo portava a scuola con quella e ci sono diciottenni che si sono trovati in garage la Topolino di un parente e oggi sono profondi conoscitori di questo modello. Questi giovani sono straordinari per noi e anche automobili non di grandissimo valore hanno il loro spazio. Occorrerebbe però rivedere e snellire la parte burocratica”.

Il PRA amico di auto d’epoca e riparatori

Per operare bene occorre ricordare che, come ribadito da Derose, le auto d’epoca non sono mai mai troppo semplici: l’essenziale 500 ha comunque avuto interserie fra le varie versioni. Non si tratta di lavorazioni banali, oltre alla formazione occorrono i pezzi, attrezzature specifiche e competenze specialistiche, ad esempio nella tappezzeria. Nicola Verdicchio ha infatti puntualizzato che “i ricambi a volte sono difficili da trovare anche se nei mercatini si trova molto e le auto sono ancora reperibili. Più complicato è sapere come si operava negli anni ‘20 e ‘30: in quel periodo c’erano pochi attrezzi e molto lavoro. Per fortuna nel padovano c’è un maestro carrozziere molto esperto che ci dà tanta documentazione. Noi facciamo capire ai ragazzi che queste tecniche si possono usare anche oggi e questa riscoperta è importantissima per tramandare l’esperienza delle generazioni passate a quelle future”. Gaetano Derose suggerisce di cercare i proprietari al PRA e rintracciare il primo per tracciare la storia dell’automobile. Se l’auto sportiva è facile che sia stata elaborata e quindi occorre riportarla allo stato originale.

Occhio al valore se si opera nel ramo delle auto d’epoca

Pino Pace ha raccontato che, dato che i ricambi sono a volte costosi e difficili, se trova qualcosa l’acquista e lo conserva nel suo fornito magazzino, tanto sa che tornerà utile. Una raccomandazione utile è quella di non ‘esagerare’: “il rischio di arrivare a cifre che rischiano di mettere fuori mercato l’esemplare è concreto. È chiaro però che Regine come la Fulvia Coupé, la Delta integrale o la Stratos varranno sempre di più, come la Vespa vista in Vacanze romane”. Le conclusioni sono duplici: se il percorso che unisce auto d’epoca e riparatori parte dalla passione, gli onnipresenti formazione e studio hanno il loro ruolo anche in questo settore così particolare ma interessante, come testimoniato dal coinvolgimento di Automechanika.

 

Nicodemo Angì

 

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