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L’aftermarket europeo è grande e resiliente ma occorre guardare in avanti

L’aftermarket europeo è grande e resiliente ma bisogna guardare in avanti,L'aftermarket europeo crescerà bene

L’aftermarket europeo è cresciuto a un tasso annuo del 2% dal 2011 con quello indipendente in grande spolvero, dato che la sua quota di mercato è passata dal 59% sul totale nel 2011 a circa il 62% nel 2019. A dirlo è lo studio ‘At the Crossroads: The European Aftermarket in 2030’ preparato da CLEPA - European Association of Automotive Suppliers – e dalle società di consulenza e ricerca Boston Consulting Group e Wolk After Sales Expert. La positività citata prima deriva da un mix fatto da un circolante composto da veicoli piuttosto anziani, età media delle auto, dall’aumento della professionalità degli operatori e da una maggiore attenzione sulla competitività del prezzo.

 

Concorrenza più accesa nell’aftermarket europeo

Lo studio ipotizza, per il mercato globale, una crescita a un tasso annuo di circa il 2% fino al 2025. L’aftermarket indipendente ha visto crescere la sua quota sul  totale in questo biennio di pandemia ma il canale della riparazione autorizzata recupererà in share se le economie europee recupereranno quello che si è perduto nell’anno della pandemia. L’assistenza autorizzata e ufficiale si avvantaggerà per il diffondersi di nuove e complesse tecnologie ma l'aftermarket indipendente può conservare le sue posizioni aumentando ancora la sua professionalità e la digitalizzazione dei processi, temi che verranno trattati durante il Transpotec Logitec del 2022. A questo si aggiungerà la spinta data dall'aumento dell’età media delle automobili.

 

Un mercato in evoluzione condiziona l’aftermarket europeo

Lo studio prevede sia un appiattimento della crescita dopo il 2025 sia una concorrenza più agguerrita tra i due canali – ufficiale e indipendente - alimentata dai cambiamenti di mercato causati da elettrificazione, ADAS e altri sviluppi tecnologici quali il diffondersi delle riparazioni via software e degli aggiornamenti over-the-air. In effetti un’elettrificazione a tapper forzate aveva già suscitato l'allarme di CLEPA. L'aftermarket europeo rallenterà il suo tasso di crescita, che sarà compreso tra l'1% e il 2%, mentre le case automobilistiche potranno far valere la tecnologia e i dati per proteggere e far crescere la relazione con il cliente. Questo consentirà al canale ufficiale di crescere a un tasso annuo di circa il 3,5% dal 2025 al 2030 e conquistare circa il 40% del mercato rispetto al 37% del 2025 mentre l'aftermarket indipendente crescerà di circa l'1% durante lo stesso periodo di tempo.

 

Un mix di fattori per l’aftermarket europeo

Il principale fattore di crescita del settore nel decennio che terminerà nel 2030 è l'aumento del valore delle parti coinvolte nell'assistenza e la manutenzione causato della crescente complessità tecnica. Il cambiamento del mix di prodotti porterà a un leggero aumento del valore del mercato a causa della maggiore presenza dell’elettronica nelle automobili. Questo aumento sarà mitigato da altri componenti che richiedono sostituzioni meno frequenti e dalla diffusione degli ADAS che, soprattutto a partire dal 2025, abbasserà del 15% il numero e l'intensità degli incidenti rispetto al 2019. L'elettrificazione avrà un impatto minore a causa della sua minore penetrazione. Il costo del lavoro seguirà gli andamenti macroeconomici complessivi ma ad esso andranno aggiunti i costi per la formazione dei meccatronici che dovranno operare su nuovi powertrain e gli ADAS e questo aumenterà il prezzo dei servizi di riparazione. La tendenza alla diminuzione delle percorrenze, poi, ridurrà le collisioni e l'usura delle parti. L’aumento del parco circolante sta rallentando, anche perché i paesi europei occidentali sono vicini alla saturazione, ma darà ancora un contributo positivo alle dimensioni del mercato dell’aftermarket europeo. Appare quindi chiaro che lo IAM europeo crescerà ancora ma in un clima di competizione sempre più accesa che mette in primo piano il conoscere e padroneggiare tecnologie sempre più sofisticate: se un componentista di lunghissima tradizione come ZF parla di Cloud e trasformazione digitale, come potranno gli operatori aftermaket non conoscere questi linguaggi?

 

Nicodemo Angì

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