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Aftermarket, e-commerce, pandemia: fra difficoltà e ripartenza

Aftermarket, e-commerce e pandemia, fra difficoltà e ripartenzaAftermarket, e-commerce e pandemia, gli aspetti da tenere a mente.

La diffusione del coronavirus Covid-19 sembra essere abbastanza sotto controllo, almeno in Italia, e retrospettivamente ci si chiede quali interazioni ci siano state – e ci sono ancora - fra Aftermarket, e-commerce e pandemia. Uno studio di ANFIA ha fotografato il 2020 dell’automotive e sappiamo anche che i sinistri sulle strade nel 2020 - e quindi le riparazioni - sono generalmente (e fortunatamente) calati in Italia per la diminuzione della circolazione. A dare ulteriori informazioni sono poi degli studi pubblicati da società di ricerca, che disegnano un quadro abbastanza positivo per l’aftermarket. NPD, per esempio, evidenzia come la pandemia, nonostante abbia abbassato le percorrenze medie delle automobili, ha stimolato i consumatori a occuparsi personalmente delle loro automobili. Il risultato è che l'aftermarket automobilistico è cresciuto del 18% da gennaio a maggio del 2021 e parte di questa crescita può essere attribuita ai nuovi utenti dell'aftermarket ‘nati’ l'anno scorso.

 

Effetti incrociati fra aftermarket, e-commerce e pandemia

In pratica sembra che il lockdown abbia catalizzato un aumento di attività quali il mettere mano ad un’auto d’epoca parcheggiata in garage o a curare maggiormente e in prima persona il veicolo che si usa quotidianamente: durante la pandemia il 13% degli statunitensi ha dichiarato di aver effettuato riparazioni o lavorato sulle automobili che non aveva mai tentato prima. Come prevedibile un forte impulso è arrivato dall’e-commerce: il balzo dei primi 5 mesi del 2021 negli Statì Uniti è stato preannunciato da un aumento delle vendite del 43% online e del 7% in negozio nel 2020. Le categorie di componenti e ricambi che sono cresciute di più nel 2020 nell’e-commerce sono state l’illuminazione dei veicoli, accessori per esterni, interni e per pneumatici e ruote, prodotti chimici per la ‘cosmesi’, olio motore, filtri, ganci di traino e attrezzi da officina leggera. A agire sugli influssi fra aftermarket, e-commerce e pandemia ci si è messa anche la carenza di chip che ha aumentato i tempi di consegna dei veicoli nuovi e ne ha alzato i prezzi, insieme a quelli delle auto usate.

 

Futuro positivo dagli intrecci fra aftermarket, e-commerce e pandemia?

Lentezza delle consegne e prezzi in aumento possono indurre molti automobilisti a rimandare un acquisto o l’accensione di un leasing per un veicolo, aumentando l'età media dei veicoli su strada, e questo è un fattore che si può considerare positivo per l’aftermarket. Nei Paesi che hanno previsto incentivi, come l’Italia, si ha un sostegno alla vendita delle auto nuove ma anche di quelle usate recenti, perché devono essere Euro 6, e anche questo è da tenere in conto. Alla fine i bilanci della combinazione aftermarket, e-commerce e pandemia potrebbero essere positivi. Un altro istituto di ricerca, Grand View Research, ha previsto che il valore globale dell'e-commerce riferito all'aftermarket automotive potrebbe arrivare a 143,9 miliardi di dollari entro il 2028, con un tasso di crescita annuo composto del 14,6% superiore rispetto a stime precedenti. Ancor più positive le previsioni di P&S Intelligence, che parlano di un tasso di crescita annuo del 23,3% tra il 2020 e il 2030 per l’aftermarket globale, uno scenario che vederebbe i ricavi del settore salire dai 38,2 miliardi di dollari del 2019 ai 292,6 miliardi entro il 2030. Tutto può succedere, è ovvio, ma sembra opportuno attrezzarsi al meglio per cogliere questa positività!

 

Nicodemo Angì

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