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martedì, 13 Ottobre 2026

Flotte aziendali, l’indagine Arval: costi e sostenibilità mettono sotto pressione i fleet manager

Efrem Bresolin, Direttore Aftermarket Networks di Arval Italia

La gestione delle flotte aziendali sta attraversando una trasformazione che coinvolge non soltanto i veicoli, le tecnologie e le normative, ma soprattutto le persone chiamate a organizzare la mobilità delle imprese.

A fotografare questo cambiamento è Beyond Fleet – The hidden work of mobility, la nuova ricerca realizzata da Arval Mobility Observatory in collaborazione con il centro studi Econometrica.

L’indagine, condotta tra maggio e giugno 2026 su 200 professionisti di aziende italiane, mette in evidenza un fenomeno significativo: i fleet e mobility manager devono affrontare responsabilità sempre più ampie, ma non sempre dispongono dell’autonomia decisionale necessaria per gestirle.

La mobilità aziendale diventa così un punto d’incontro tra esigenze economiche, sostenibilità, innovazione tecnologica e benessere dei dipendenti.

Fleet manager: la riduzione dei costi è la principale priorità

Uno dei risultati più interessanti della ricerca riguarda le pressioni che le aziende esercitano sui responsabili delle flotte.

Contrariamente a quanto si potrebbe immaginare, la transizione energetica non è l’unico elemento al centro delle preoccupazioni.

La riduzione del Total Cost of Ownership (TCO), ovvero il costo complessivo di gestione dei veicoli, rappresenta la pressione più elevata, con un punteggio di 73 su 100.

Seguono gli obiettivi ESG e le attività di reporting e gestione dei dati, entrambi con un punteggio di 67 su 100.

Subito dopo si colloca la soddisfazione dei conducenti, con un valore di 66 su 100.

Il problema principale non è quindi riconducibile a un singolo obiettivo, ma alla necessità di gestire contemporaneamente priorità differenti, spesso difficili da conciliare.

Costi contro sostenibilità: il dilemma del 42% dei professionisti

La ricerca Arval approfondisce anche i compromessi che i responsabili della mobilità aziendale devono affrontare quotidianamente.

Per il 42% degli intervistati, la difficoltà maggiore consiste nel trovare un equilibrio tra contenimento dei costi e sostenibilità.

Una scelta che mette a confronto due esigenze fondamentali: mantenere sotto controllo le spese della flotta e accompagnare l’impresa verso modelli di mobilità più sostenibili.

Il 22% indica invece come principale criticità il rapporto tra efficienza operativa e soddisfazione dei driver.

Seguono il confronto tra standardizzazione e flessibilità, segnalato dal 14%, e quello tra innovazione e rischio operativo, indicato dal 13%.

Questi risultati mostrano come il lavoro del fleet manager richieda sempre più capacità di mediazione, oltre alle tradizionali competenze tecniche e amministrative.

L’84% dei fleet manager si considera ancora un gestore operativo

Il cambiamento del ruolo professionale emerge chiaramente da un altro dato dell’indagine.

Oggi l’84% degli intervistati continua a identificarsi principalmente come un gestore operativo della flotta.

Si tratta di una definizione legata soprattutto alle attività tecniche e amministrative, nonostante le responsabilità effettive siano diventate molto più articolate.

I professionisti devono infatti occuparsi anche di sostenibilità, digitalizzazione, conformità normativa e benessere dei dipendenti.

A questa crescita delle responsabilità non corrisponde sempre un adeguato aumento dell’autonomia decisionale.

Si crea così una distanza tra ciò che viene richiesto ai responsabili della mobilità e gli strumenti organizzativi di cui dispongono per intervenire concretamente.

Come cambierà il fleet manager nei prossimi tre anni

La ricerca Beyond Fleet evidenzia anche una trasformazione nelle aspettative professionali.

Se oggi l’84% degli intervistati si riconosce nel ruolo operativo, soltanto il 51% immagina di mantenere questa identità tra tre anni.

Aumenta invece l’interesse verso funzioni maggiormente orientate alla progettazione e alla strategia.

La quota di chi aspira a diventare un costruttore di soluzioni di mobilità passa dallo 0,5% al 13,5%.

Anche il ruolo di facilitatore strategico registra una crescita, passando dallo 0,5% al 3%.

Il fleet manager del futuro potrebbe quindi essere sempre meno concentrato sulla sola amministrazione dei veicoli e sempre più coinvolto nella definizione delle politiche di mobilità aziendale.

Una trasformazione che richiede nuove competenze, capacità di coordinamento e una maggiore integrazione con le altre funzioni dell’impresa.

Corporate Mobility Forward Index: la complessità vale 57 punti su 100

Per analizzare il contesto nel quale operano i professionisti, Arval Mobility Observatory ha sviluppato il Corporate Mobility Forward Index (CMFI).

L’indicatore misura il livello di complessità organizzativa che influenza la capacità dei fleet e mobility manager di prendere decisioni.

Sulla base delle risposte raccolte, il CMFI registra un valore medio di 57 su 100.

Secondo l’Osservatorio, questo risultato descrive una complessità significativa, ma non ancora critica.

Il dato sottolinea soprattutto l’importanza dell’organizzazione aziendale: autonomia, strumenti adeguati e collaborazione tra reparti possono aiutare i professionisti a trasformare le difficoltà operative in opportunità decisionali.

Tre modelli di organizzazione della mobilità aziendale

L’indagine individua tre differenti configurazioni organizzative, caratterizzate da livelli diversi di complessità.

Le organizzazioni coordinate, con un CMFI pari a 49, riescono a gestire meglio le difficoltà grazie a una governance efficace e a una buona collaborazione interna.

Le organizzazioni frammentate, che raggiungono un CMFI di 61, incontrano invece maggiori ostacoli a causa dello scarso allineamento tra le diverse funzioni aziendali, come risorse umane, amministrazione finanziaria e vertici dirigenziali.

Infine, le organizzazioni ad alta intensità operativa, con un CMFI di 60, devono affrontare soprattutto l’elevato volume di lavoro e la necessità di prendere decisioni rapidamente.

Il confronto dimostra che la complessità non dipende esclusivamente dal numero di attività da gestire, ma anche dal modo in cui l’azienda organizza responsabilità, processi e collaborazione.

Arval Mobility Observatory: la mobilità aziendale cambia le organizzazioni

Secondo Massimiliano Abriola, responsabile di Arval Mobility Observatory in Italia, la gestione della mobilità sta diventando un terreno nel quale sperimentare nuove competenze organizzative.

Tra queste figurano la negoziazione, il coordinamento tra funzioni aziendali e lo sviluppo di modelli decisionali basati su una maggiore collaborazione.

Il Corporate Mobility Forward Index nasce proprio per comprendere quanto le organizzazioni siano preparate a sostenere questa evoluzione.

La ricerca suggerisce che il vero cambiamento non riguardi soltanto il passaggio a veicoli e tecnologie differenti, ma anche la capacità delle imprese di riconoscere il valore strategico dei professionisti che governano la mobilità.

La ricerca Beyond Fleet: 200 professionisti di aziende italiane

L’indagine è stata realizzata tra maggio e giugno 2026, coinvolgendo 200 professionisti appartenenti ad aziende italiane di differenti dimensioni.

Il campione comprende imprese con meno di 100 dipendenti e realtà con oltre 10.000 addetti, attive in settori quali industria, servizi, energia, farmaceutica, commercio al dettaglio e tecnologia.

L’ampiezza delle organizzazioni coinvolte consente di osservare le difficoltà della gestione della mobilità in contesti aziendali differenti.

Il quadro che emerge è quello di una professione in evoluzione, nella quale riduzione dei costi, sostenibilità, gestione dei dati e soddisfazione dei dipendenti devono trovare un equilibrio sempre più complesso.

Per le imprese, la sfida non consiste soltanto nell’ottimizzare le flotte, ma nel fornire ai responsabili della mobilità strumenti, autonomia e supporto adeguati.

È proprio su questo terreno che, secondo la ricerca Arval, si giocherà una parte importante della trasformazione della mobilità aziendale.

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