8.3 C
Napoli
martedì, 10 Marzo 2026

Auto elettrica: l’Europa lega gli incentivi al vero Made in UE

Transizione all’auto elettrica: rottamare diesel e benzina 7 volte più velocemente

L’Europa prova a rafforzare la propria autonomia industriale nel settore dell’auto elettrica introducendo un nuovo principio destinato a incidere profondamente sulle strategie dei costruttori: gli incentivi pubblici saranno sempre più legati alla reale origine produttiva dei veicoli.

Il cambio di rotta emerge dal nuovo Industrial Accelerator Act presentato dalla Commissione Europea, un provvedimento che punta a collegare bonus, sussidi e appalti pubblici alla presenza effettiva di una filiera industriale europea. Non sarà quindi sufficiente vendere un’auto elettrica nel mercato europeo per accedere ai programmi di sostegno: sarà necessario dimostrare che quella vettura nasce realmente all’interno dell’ecosistema produttivo dell’Unione.

La misura si inserisce in una strategia più ampia con cui Bruxelles intende rafforzare la manifattura del continente. L’obiettivo dichiarato è aumentare il peso dell’industria manifatturiera europea, portandola dal 14,3% del PIL registrato nel 2024 al 20% entro il 2035.

In questo percorso il settore automotive rappresenta uno dei pilastri fondamentali, sia per il valore economico generato sia per il ruolo tecnologico nella transizione energetica.

Negli ultimi anni il mercato delle auto elettriche è cresciuto rapidamente, ma questa espansione ha evidenziato una forte dipendenza europea da tecnologie e componenti provenienti dall’Asia, in particolare dalla Cina. Batterie, semiconduttori e numerosi elementi elettronici fondamentali sono spesso prodotti fuori dall’Europa.

Per Bruxelles questo squilibrio rappresenta un rischio strategico. Se la transizione energetica dovesse basarsi quasi esclusivamente su tecnologie importate, l’Europa rischierebbe di sostituire la dipendenza dal petrolio con una nuova dipendenza industriale.

Incentivi auto elettrica Made in UE

Il nuovo regolamento introduce una definizione precisa di “Made in UE”, stabilendo criteri tecnici che un veicolo dovrà rispettare per poter accedere agli incentivi pubblici.

Il primo requisito riguarda l’assemblaggio finale dell’automobile. Per essere considerata europea, una vettura dovrà essere assemblata all’interno dei confini dell’Unione Europea. Un modello progettato da un marchio europeo ma costruito in uno stabilimento extra UE non potrà quindi beneficiare automaticamente dei bonus destinati alla mobilità elettrica.

Questo elemento potrebbe influenzare profondamente le strategie produttive dei grandi gruppi automobilistici, molti dei quali negli ultimi anni hanno delocalizzato parte della produzione per ridurre i costi industriali.

Ancora più significativo è il criterio quantitativo legato alla filiera dei componenti. Il nuovo schema introduce la cosiddetta soglia del 70%, secondo cui almeno il 70% del valore dei componenti – esclusa la batteria – dovrà provenire da fornitori localizzati nell’Unione Europea.

Si tratta di una percentuale molto elevata che obbliga i costruttori a rafforzare la propria supply chain europea, riducendo la dipendenza da fornitori asiatici o americani.

Il regolamento introduce inoltre un requisito specifico per le tecnologie più avanzate del veicolo: almeno il 50% dei componenti del motore elettrico e dei sistemi tecnologici principali dovrà essere prodotto in Europa.

Tra questi rientrano elementi sempre più centrali nell’automobile moderna, come sensori radar e lidar utilizzati nei sistemi di assistenza alla guida, centraline elettroniche, architetture software e piattaforme digitali che trasformano l’auto in una piattaforma tecnologica connessa.

Uno dei capitoli più complessi riguarda naturalmente le batterie, che rappresentano il cuore tecnologico dei veicoli elettrici. Il nuovo schema stabilisce che la batteria dovrà integrare almeno tre componenti principali di origine europea.

Tra questi dovranno essere necessariamente incluse le celle della batteria, cioè gli elementi elettrochimici responsabili dell’accumulo dell’energia.

Inoltre il pacco batteria dovrà contenere almeno cinque componenti chiave relativi alla struttura di catodo e anodo, tra cui il materiale attivo del catodo e il Battery Management System (BMS), il sistema che gestisce temperatura, sicurezza, carica e prestazioni dell’intero accumulatore.

Questi criteri si collegano direttamente agli investimenti industriali avviati negli ultimi anni in Europa, con la costruzione di numerose gigafactory e con programmi di ricerca dedicati ai materiali avanzati per le batterie di nuova generazione.

Il nuovo impianto normativo non riguarda esclusivamente le auto elettriche a batteria. Il perimetro include anche ibride plug-in e veicoli a celle a combustibile alimentati a idrogeno, tecnologie considerate parte integrante della strategia europea di decarbonizzazione del trasporto stradale.

Le conseguenze per il mercato potrebbero essere rilevanti. I costruttori europei potrebbero beneficiare di un vantaggio competitivo se riusciranno a consolidare la filiera industriale interna, mentre molti produttori asiatici e americani potrebbero essere costretti a investire direttamente in stabilimenti e catene di fornitura localizzate nell’Unione.

In sostanza il messaggio di Bruxelles è chiaro: il mercato europeo resta aperto alla competizione globale, ma i benefici economici della transizione energetica saranno sempre più legati alla capacità di produrre realmente auto elettriche in Europa.

ARTICOLI CORRELATI

Ultime notizie

Privacy Policy Cookie Policy