Ricambi auto

AdBlue e aftermarket, il ricambio è “liquido”

AdBlue e aftermarket, il ricambio è “liquido” Normativa Euro 6, AdBlue e aftermarket per l’ambiente.

Con l’inquinamento dei veicoli sul banco degli imputati, l’Unione Europea ha varato norme sempre più stringenti che di fatto costringo a usare i sistemi SCR per la riduzione degli ossidi d’Azoto. Gli SCR (Selective Catalytic Reduction), piuttosto sofisticati, funzionano grazie all’additivo AdBlue e questo può creare un’opportunità per l’aftermarket.

In quale modo AdBlue e aftermarket possono camminare assieme?

La reazione che ripulisce gli scarichi dei diesel dai dannosi ossidi d’Azoto usa infatti l’additivo AdBlue, che è il nome commerciale creato da VDA (l’associazione dei costruttori tedeschi) per indicare una soluzione acquosa di Urea al 32,5%. Iniettando questo fluido in uno speciale catalizzatore gli atomi di Azoto degli NOx si combineranno con quelli dell’AdBlue formando Azoto gassoso ( il gas che costituisce il 78% dell’atmosfera), vapore acqueo e CO2. Questo additivo incolore e non tossico è quindi essenziale per il funzionamento dei moderni diesel e può essere considerato quasi come un ricambio.

AdBlue e aftermarket, il ricambio è “liquido” AdBlue e aftermarket insieme per l’ambiente

I sistemi SCR sono destinati a diffondersi sempre di più perché le norme Euro 6, sia l’attuale 6D-temp e, a maggior ragione, la futura 6D li renderanno praticamente obbligatori. Anche un diesel medio-piccolo come quello della Nuova Opel Corsa adotta l’SCR e avrà quindi necessità di rifornirsi di AdBlue. Lo scenario che si prospetta è che i diesel più piccoli non verranno più prodotti perché la loro conversione alle norme Euro 6D non è economicamente sostenibile. Quelli ‘superstiti’ saranno invariabilmente equipaggiati con sistemi di trattamento dei gas di scarico con SCR e avranno quindi bisogno dell’AdBlue. Stime ante-COVID 19 parlavano di 35 milioni di automobili dotate di SCR in Europa nel 2022. aggiungiamo il fatto che le norme europee, forse ispirate dalla vicenda Dieselgate, impongono che se il serbatoio dell’additivo è vuoto il motore non possa avviarsi. Per ovviare allo stop forzato non è pensabile di rabboccare il serbatoio con acqua o gasolio: la centralina se ne ‘accorgerebbe’, il motore non partirebbe e in più si potrebbero causare gravi danni al catalizzatore.

 

La qualità per AdBlue e aftermarket

Non sarà quindi impossibile vedere un automobilista appiedato entrare dal ricambista, o anche dal carrozziere o dal meccatornico, e chiedere l’additivo per poter ripartire. L’esperienza dell’operatore indipendente saprà poi consigliare il prodotto migliore. Il valore del binomio AdBlue e aftermarket si esplicita dal fatto che il miglior additivo, perché puro, si ottiene dalla sintesi diretta durante la produzione di ammoniaca o urea. Un AdBlue contaminato e fuori specifiche potrebbe infatti ‘avvelenare’ il catalizzatore causando danni molto costosi da riparare. Gli operatori aftermarket dovranno quindi prepararsi e trattare l’AdBlue di qualità e tutto quel che ruota intorno: centraline, valvole, iniettori e catalizzatori. È possibile che debbano anche ‘formare’ l’automobilista perché non è scontato che sappia che la sua automobile ha bisogno di periodici rabbocchi di additivo. Del resto, se esistono corsi di formazione che trattano anche delle centraline dell’AdBlue un motivo ci sarà!

 

Nicodemo Angì

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