
Dopo anni di crescita sostenuta nel mercato globale dell’auto elettrica, BYD si trova oggi a confrontarsi con una fase più complessa. Il mese di febbraio ha segnato infatti una brusca frenata per il gruppo cinese, con un calo delle vendite globali del 41,1% rispetto allo stesso mese del 2025.
Si tratta del risultato più negativo registrato dall’azienda negli ultimi sei anni, un dato che assume un peso particolare perché rappresenta il sesto mese consecutivo di contrazione. Un segnale che suggerisce non una semplice oscillazione statistica, ma una fase di rallentamento legata soprattutto al mercato domestico cinese.
In Cina le consegne hanno registrato una flessione molto marcata, scendendo del 65% e fermandosi a 89.590 unità. Un risultato che riflette un contesto sempre più competitivo e un progressivo raffreddamento della domanda nelle grandi aree urbane.
A sostenere i numeri complessivi del gruppo sono invece le esportazioni BYD, cresciute del 50% fino a raggiungere 100.600 veicoli. Un andamento che evidenzia come l’espansione internazionale stia diventando un elemento sempre più importante nella strategia del costruttore di Shenzhen.
BYD tra saturazione del mercato cinese e crescita delle esportazioni
Il rallentamento delle vendite nel mercato domestico va letto all’interno di un contesto più ampio. Il settore automobilistico cinese, in particolare quello dei veicoli elettrici, è entrato in una fase di maturazione caratterizzata da una competizione sempre più intensa.
Accanto ai costruttori tradizionali si sono infatti affermate numerose startup elettriche e grandi aziende tecnologiche, aumentando la pressione sui prezzi e riducendo i margini di profitto. La conseguenza è una vera e propria guerra dei prezzi, che negli ultimi mesi ha coinvolto gran parte dei marchi locali.
A incidere sui risultati di febbraio è stato anche il calendario, con le festività del Capodanno lunare che hanno influenzato la raccolta ordini e la produzione. Tuttavia la tendenza al rallentamento era già visibile nei mesi precedenti, segno che il fenomeno non può essere spiegato esclusivamente da fattori stagionali.
In parte BYD paga anche il successo costruito negli anni passati. Grazie a una forte integrazione verticale della filiera delle batterie e a una gamma capace di coprire diversi segmenti di mercato, il gruppo era riuscito a conquistare rapidamente quote di mercato sia in Cina sia all’estero.
La crescita delle esportazioni indica però che la strategia di internazionalizzazione BYD sta entrando in una fase decisiva. In particolare, l’Europa rappresenta oggi uno dei mercati più importanti per lo sviluppo del marchio, non solo in termini di volumi ma anche per il posizionamento competitivo.
In questo scenario diventano sempre più determinanti fattori come la rete distributiva, l’assistenza post-vendita e la percezione del marchio, elementi che si affiancano alle caratteristiche tecniche dei veicoli come autonomia e tempi di ricarica.
Sul piano industriale, BYD continua a investire nell’espansione della propria capacità produttiva anche fuori dalla Cina, con nuovi stabilimenti pensati per ridurre i rischi legati alla logistica e alle tensioni geopolitiche. Parallelamente prosegue lo sviluppo delle batterie proprietarie e delle piattaforme modulari utilizzate per contenere i costi di produzione.
Il rallentamento di febbraio non indica quindi una crisi strutturale del gruppo, ma piuttosto una fase di assestamento tipica delle aziende che passano da una crescita molto rapida a un contesto di competizione più maturo.
Nei prossimi mesi l’attenzione degli analisti sarà rivolta all’evoluzione dei dati di vendita per capire se la flessione registrata rappresenti un episodio temporaneo oppure l’inizio di una fase più complessa per uno dei protagonisti globali della mobilità elettrica.





