
Percorrere 10.000 chilometri con un’auto a gasolio in Italia significa destinare una fetta enorme del proprio budget a accise e imposte. Secondo un’elaborazione su dati europei aggiornati a inizio 2026, un automobilista italiano spende in media 533 euro solo per tasse indirette sul carburante. Una cifra che non ha eguali nel panorama UE.
Il motivo è presto detto: alla pompa, accise e IVA incidono per il 59% del prezzo finale del diesel. In pratica, su un prezzo medio di 1,644 euro al litro, ben 0,969 euro finiscono nelle casse dello Stato. Nessun altro Paese europeo registra un peso fiscale così elevato sul gasolio.
Il paradosso è evidente: senza tasse, il prezzo del diesel in Italia sarebbe il terzo più basso d’Europa. Ma proprio la struttura fiscale, tra le più gravose del Continente, ribalta completamente la classifica, spingendo il nostro Paese tra quelli dove rifornirsi costa di più.
Se invece guardiamo ai valori assoluti, il divario è ancora più evidente. Per 10.000 km:
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Italia: 533 euro
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Germania: 494 euro
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Francia: 480 euro
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Svezia: 364 euro
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Spagna: 341 euro
Questo significa che un automobilista spagnolo spende circa il 36% in meno rispetto a un italiano per la sola componente fiscale sul carburante.
Diesel e benzina: la rimodulazione non basta
Dal 1° gennaio 2026 è entrato in vigore il riallineamento delle accise, che ha comportato un aumento di 4,05 centesimi sul diesel e un analogo calo sulla benzina. Una buona notizia solo in apparenza: in Italia il gasolio resta il carburante più utilizzato, quindi l’impatto reale per i cittadini è negativo.
La rimodulazione peserà infatti per oltre 550 milioni di euro sulle tasche degli automobilisti. Anche sulla benzina, nonostante il calo, le tasse restano elevate: su un prezzo medio di 1,654 euro al litro, ben 0,971 euro sono rappresentati da accise e imposte, ancora una volta pari al 59% del totale.






