
Per molti appassionati di automobili, il nome Saab non rappresenta soltanto un marchio scomparso, ma un modo diverso di intendere l’auto. Design anticonvenzionale, attenzione quasi maniacale alla sicurezza, soluzioni tecniche fuori dagli schemi e un’identità profondamente legata all’ingegneria aeronautica hanno reso il costruttore svedese un vero cult del settore automobilistico europeo. Ora, a distanza di anni dalla chiusura definitiva, una parte di quella storia riaffiora in modo sorprendente: gli ultimi modelli Saab mai realizzati saranno messi all’asta in Svezia tra il 21 e il 30 maggio.
Non si tratta di semplici vetture usate o restaurate, ma di prototipi, esemplari di pre-produzione e auto sperimentali rimaste custodite nello storico impianto di Trollhättan, ultima casa del marchio prima del collasso industriale. Un’asta che sa di addio definitivo L’evento rappresenta qualcosa di più di una normale vendita per collezionisti. È, simbolicamente, l’ultimo capitolo di una vicenda industriale che ha attraversato oltre sessant’anni di storia europea dell’automobile. Gli esemplari messi all’asta sono otto e raccontano l’ultima, tormentata fase della vita di Saab e dei tentativi di rilancio successivi al fallimento. Tra questi spiccano diverse Saab 9-3 di pre-produzione risalenti al 2014, comprese alcune versioni Aero, cioè gli allestimenti più sportivi e ricercati dagli appassionati del marchio.
Accanto alle versioni tradizionali ci sono però anche modelli che testimoniano la direzione che Saab avrebbe probabilmente intrapreso se fosse sopravvissuta: elettrificazione, sperimentazione tecnica e mobilità innovativa. Uno degli esemplari più interessanti è infatti una 9-3 elettrica dotata di range extender, soluzione oggi tornata di moda soprattutto nei costruttori cinesi ma che Saab e NEVS stavano già sviluppando diversi anni fa. Non manca nemmeno una rarissima versione con quattro motori elettrici integrati direttamente nelle ruote, progetto estremamente avanzato per l’epoca. Tra le vetture compare inoltre una NEVS 9-3 prodotta in Cina nel 2018, segno del progressivo spostamento industriale verso l’Asia dopo la fine della Saab originale. Completa il lotto una Hengchi 5, SUV elettrico sviluppato dal colosso immobiliare cinese Evergrande, che a un certo punto aveva acquisito gli asset industriali legati a Saab prima della propria crisi finanziaria.
L’asta avrà anche un forte valore emotivo. In occasione dell’ultimo giorno utile per le offerte, lo storico stabilimento Saab di Trollhättan sarà infatti aperto al pubblico. Per migliaia di appassionati europei quel luogo rappresenta una sorta di santuario automobilistico. È lì che per decenni sono nate vetture capaci di distinguersi in un panorama sempre più omologato: dalle iconiche turbo degli anni Ottanta fino alle berline sportive e alle familiari dall’impostazione quasi “aeronautica”. La possibilità di osservare da vicino gli ultimi prototipi costruiti costituisce quindi un’occasione irripetibile per collezionisti, nostalgici e studiosi dell’industria automotive. La storia di Saab è una delle più particolari dell’automobilismo mondiale.
Il marchio nacque infatti come produttore aeronautico nel secondo dopoguerra. La prima automobile, la Saab 92, venne presentata nel 1947 e portava già con sé molte influenze del settore aerospaziale: aerodinamica avanzata, attenzione alla stabilità e soluzioni tecniche inconsuete. Nel corso dei decenni Saab costruì una reputazione solida soprattutto nei mercati nordici, in Europa e negli Stati Uniti. Modelli come la Saab 900 Turbo diventarono simboli di un’automobile intelligente e diversa, apprezzata da professionisti, architetti, piloti e automobilisti alla ricerca di qualcosa di meno convenzionale rispetto ai marchi tedeschi. L’ingresso nell’orbita di General Motors alla fine degli anni Ottanta sembrò inizialmente garantire stabilità economica e accesso a piattaforme condivise.
Ma col tempo Saab perse parte della propria identità tecnica, entrando in crisi insieme all’intero gruppo americano. Dopo vari tentativi di rilancio, il marchio passò nelle mani di Spyker, che però non riuscì a sostenere economicamente il progetto. Nel 2012 arrivò quindi NEVS, con l’obiettivo di trasformare Saab in un costruttore elettrico. Un piano ambizioso che però non riuscì mai davvero a decollare. A oltre dieci anni dalla sua scomparsa, Saab continua a esercitare un fascino particolare nel mondo automotive. In un mercato dominato dalla standardizzazione, il marchio svedese viene ancora ricordato per la capacità di osare: accensioni tra i sedili, parabrezza avvolgenti, turbo potentissimi quando ancora pochi ci credevano e interni progettati pensando al pilota più che all’effetto scenico. L’asta delle ultime Saab non rappresenta soltanto una curiosità per collezionisti.
È anche il simbolo di un’epoca dell’automobile in cui esistevano marchi capaci di seguire idee proprie, anche a costo di restare fuori dalle logiche commerciali dominanti. Ed è probabilmente proprio per questo che, ancora oggi, il nome Saab continua a evocare nostalgia, passione e rispetto tra gli appassionati di motori.


