I guasti più costosi dopo i 120.000 km

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I guasti più costosi dopo i 120.000 km

Per molti automobilisti, i 120.000 chilometri rappresentano una sorta di confine psicologico. Fino a quel punto l’auto, nella maggior parte dei casi, funziona senza grandi problemi. Dopo, però, iniziano a emergere le prime vere criticità.

Non significa che l’auto sia “finita”. Anzi, molti veicoli moderni superano tranquillamente i 200.000 km. Ma da questa soglia in poi, alcuni componenti entrano nella fase più delicata della loro vita.

Ed è proprio qui che nascono i guasti più costosi.

In officina, questa fase è ben conosciuta: è il momento in cui iniziano ad arrivare interventi impegnativi, spesso legati a manutenzioni rimandate o sottovalutate negli anni precedenti.

Fino a 100.000 km, gran parte degli interventi riguarda materiali di consumo: freni, pneumatici, filtri, batteria. Dopo i 120.000 km, invece, entrano in gioco componenti strutturali.

E il conto cambia.

Motore, cambio e turbina: i tre grandi osservati speciali

Il primo elemento sotto osservazione è il motore. Con il passare dei chilometri aumentano giochi meccanici, depositi interni e consumi di olio. Se la manutenzione è stata irregolare, il rischio di problemi seri cresce rapidamente.

Tra i guasti più frequenti troviamo:

  • usura di bronzine e cuscinetti

  • problemi alle valvole

  • consumo anomalo d’olio

  • perdita di compressione.

Riparazioni di questo tipo comportano spesso interventi invasivi e costi elevati.

Subito dopo arriva la turbina, soprattutto sui motori diesel e sui benzina turbo. È un componente sottoposto a stress continuo. Olio vecchio, avviamenti a freddo frequenti e spegnimenti improvvisi ne riducono drasticamente la durata.

Una turbina danneggiata significa facilmente migliaia di euro di spesa.

Altro punto critico è il cambio, in particolare quello automatico. Molti automobilisti trascurano il cambio dell’olio della trasmissione, convinti che sia “a vita”. In realtà, dopo 100.000 km, l’usura interna inizia a farsi sentire.

Strattoni, slittamenti e rumorosità sono i primi segnali. Se ignorati, portano a revisioni costose.

Oltre a questi tre elementi principali, esistono altri componenti che iniziano a dare problemi proprio in questa fase.

Il volano bimassa, ad esempio, è spesso vicino al limite dopo 120.000–150.000 km, soprattutto su diesel e auto usate in città. Quando cede, coinvolge anche la frizione.

Anche gli iniettori entrano in una fase critica. Depositi, usura e carburante di scarsa qualità ne compromettono la precisione. La loro sostituzione non è mai economica.

Elettronica, DPF e sospensioni: i costi nascosti

Oltre alla meccanica, dopo i 120.000 km iniziano a emergere anche problemi legati all’elettronica. Sensori, centraline e cablaggi invecchiano, soprattutto su auto che hanno vissuto all’aperto o in ambienti umidi.

Errori intermittenti, spie casuali e malfunzionamenti improvvisi diventano sempre più frequenti.

Sui diesel moderni, un altro punto critico è il filtro antiparticolato (DPF). Con l’uso urbano e i tragitti brevi, tende a intasarsi. Quando la rigenerazione non basta più, la pulizia o la sostituzione diventano inevitabili.

Anche le sospensioni iniziano a perdere efficienza. Ammortizzatori scarichi, bracci usurati e boccole rovinate compromettono comfort e sicurezza. Spesso il problema viene sottovalutato, finché l’auto diventa instabile.

Un capitolo a parte riguarda l’impianto di raffreddamento. Pompe acqua, valvole termostatiche e radiatori tendono a indebolirsi con il tempo. Una rottura in questo ambito può provocare surriscaldamenti gravi.

E quando il motore va in ebollizione, i danni possono essere irreversibili.

I guasti più frequenti dopo i 120.000 km

Riassumendo, in officina i casi più ricorrenti sono:

  • turbina danneggiata

  • cambio automatico usurato

  • volano bimassa rumoroso

  • iniettori difettosi

  • DPF intasato

  • problemi elettronici

  • sospensioni scariche

  • perdite dal raffreddamento.

Ognuno di questi interventi può superare facilmente le quattro cifre.

Come evitare le spese peggiori

La buona notizia è che molti di questi guasti non arrivano all’improvviso. Danno segnali chiari prima di manifestarsi.

Rumori, vibrazioni, spie, consumi anomali e cambiamenti di comportamento vanno sempre presi sul serio.

La manutenzione preventiva è l’unico vero strumento per allungare la vita dell’auto oltre i 120.000 km senza traumi economici.

In particolare, è fondamentale:

  • anticipare i cambi olio

  • curare la lubrificazione del turbo

  • sostituire regolarmente i filtri

  • controllare il cambio

  • monitorare il DPF

  • effettuare diagnosi periodiche.

Anche la qualità dei ricambi aftermarket incide molto: risparmiare su componenti critici spesso porta a spendere il doppio dopo.

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