
C’è un dato che vale più di qualsiasi slogan sulla transizione energetica: per la prima volta nella storia del mercato europeo, le auto elettriche hanno superato quelle a benzina nelle vendite semestrali. Non è soltanto una statistica. È un passaggio simbolico che racconta come l’automobile stia vivendo una trasformazione che fino a pochi anni fa sembrava lontana e che oggi, invece, è sotto gli occhi di tutti.
Nei primi sei mesi del 2026 il mercato europeo ha registrato oltre 7,2 milioni di immatricolazioni tra Unione Europea, Regno Unito e Paesi EFTA, con una crescita superiore al 6% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. A sorprendere non è tanto l’aumento delle vendite, quanto il modo in cui queste vendite si stanno distribuendo tra le diverse alimentazioni. Le vetture ibride continuano a dominare la scena con quasi il 37% del mercato, ma il dato che fa notizia riguarda le auto elettriche pure, arrivate al 22,2% delle immatricolazioni e capaci di superare, sia pure di misura, le auto a benzina ferme al 22%. Un risultato che fino a pochi anni fa sarebbe sembrato impensabile.
Il sorpasso ha un valore che va oltre i numeri. Per oltre un secolo il motore a combustione è stato il punto di riferimento assoluto dell’industria automobilistica europea. Oggi, invece, la benzina continua a perdere terreno e registra uno dei livelli più bassi mai raggiunti nel continente. Anche il diesel, un tempo protagonista soprattutto nei mercati occidentali, prosegue la sua lenta ma inesorabile discesa fino a rappresentare appena il 6,4% delle immatricolazioni complessive.
La vera fotografia del mercato emerge osservando il peso complessivo delle vetture elettrificate. Sommando ibride leggere, full hybrid, plug-in hybrid ed elettriche pure si arriva a sfiorare il 70% delle immatricolazioni. In pratica, sette auto nuove su dieci vendute in Europa hanno almeno una componente elettrica nella propria architettura meccanica. Un dato che racconta come il consumatore europeo non stia semplicemente scegliendo l’auto elettrica, ma stia progressivamente abbandonando il concetto tradizionale di alimentazione.
A beneficiare di questa trasformazione non sono tutti allo stesso modo. Il Gruppo Volkswagen continua a mantenere una leadership quasi inattaccabile con oltre un quarto del mercato europeo, confermandosi il punto di riferimento continentale. Alle sue spalle restano Stellantis e Renault, mentre BMW e Mercedes mostrano segnali di crescita che testimoniano come il segmento premium stia affrontando con successo la fase di elettrificazione.
Ma la vera novità è un’altra e arriva da Est. I costruttori cinesi stanno aumentando la loro presenza a ritmi che iniziano a preoccupare seriamente i marchi storici europei. Se fino a qualche anno fa venivano considerati outsider, oggi sono protagonisti di una crescita costante sostenuta da prodotti tecnologicamente maturi, batterie competitive e una strategia commerciale aggressiva. Il mercato europeo non è ancora stato conquistato, ma il messaggio è chiaro: la partita del futuro non si giocherà più soltanto tra Germania, Francia e Italia.
In questo scenario emergono anche alcuni paradossi. Molti automobilisti continuano a dichiararsi scettici verso l’elettrico, eppure le vendite raccontano una storia diversa. Le infrastrutture di ricarica sono ancora lontane dall’essere perfette, i prezzi restano elevati per una parte del pubblico e l’incertezza normativa continua a generare dubbi. Nonostante tutto, la domanda cresce. Significa che il mercato sta andando avanti più velocemente delle percezioni.
La sensazione è che il 2026 possa essere ricordato come l’anno in cui la transizione è passata dalla teoria alla pratica. Non perché il motore termico sia destinato a sparire domani mattina, ma perché il suo ruolo centrale sta progressivamente svanendo. Per la prima volta non è più lui il riferimento attorno al quale ruota l’intera industria.
L’Europa dell’auto sta entrando in una nuova fase della sua storia. Le ibride sono diventate la normalità, le elettriche non sono più una nicchia e la benzina ha perso il monopolio culturale che l’ha accompagnata per generazioni. La rivoluzione non è alle porte. È già iniziata. E i numeri del 2026 potrebbero essere ricordati come il momento esatto in cui il vecchio mondo dell’automobile ha capito di non essere più il futuro.





