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venerdì, 09 Gennaio 2026

L’illusione del passo indietro: perché il 2035 non salverà la benzina ma incoronerà l’elettrico

Auto elettriche - Punti di ricarica

L’idea che l’Europa stia rallentando sullo stop ai motori termici dal 2035 è diventata, negli ultimi mesi, una narrazione rassicurante. Un presunto ripensamento, letto come risposta alle difficoltà dell’industria automobilistica, alle infrastrutture incomplete o a una domanda che fatica a seguire la transizione. In realtà, osservando la traiettoria normativa e industriale, emerge uno scenario molto diverso. Non una marcia indietro, ma un’evoluzione ancora più selettiva verso un futuro fatto solo di auto elettriche.

Le proiezioni più solide indicano che il motore termico non verrà abolito, bensì spostato ai margini del sistema. La sua sopravvivenza sarà possibile solo in contesti ad altissima redditività, dove il prezzo non rappresenta un ostacolo ma un elemento identitario. La benzina continuerà a esistere, ma perderà definitivamente la sua funzione di tecnologia di massa.

Anno 2035: auto elettriche e futuro della benzina in Europa

Nel mercato europeo post-2035, la combustione interna smetterà di essere il centro della mobilità quotidiana. Diventerà un bene raro, costoso, simbolico. Un oggetto di culto più che uno strumento funzionale. Come accade oggi per gli orologi meccanici di lusso o per l’alta sartoria, il valore non sarà nell’utilità, ma nell’esclusività.

Solo pochi costruttori potranno permettersi di sostenere i costi necessari per mantenere in vita il motore a combustione interna. Marchi capaci di assorbire investimenti enormi grazie a margini elevati e a una clientela disposta a pagare non solo l’auto, ma ciò che rappresenta. Produzioni limitate, carburanti alternativi come e-fuel e biofuel, tecnologie raffinate e listini fuori dalla portata del mercato generalista.

Per tutti gli altri, il termico non sarà vietato, ma economicamente insostenibile. Tra costi industriali, requisiti ambientali e complessità produttiva, l’auto a benzina diventerà una scelta residuale, più teorica che reale.

Il risultato sarà un mercato nettamente diviso. Da un lato, la mobilità di massa: auto elettriche, ibride plug-in evolute ed EREV, soluzioni pensate per l’uso quotidiano, le flotte e i pendolari. Dall’altro, una nicchia ristretta di modelli termici puri, sempre più costosi e sempre meno rilevanti nei numeri.

In questo contesto, Bruxelles guarda con crescente attenzione anche alle e-car compatte, vetture elettriche essenziali, leggere e razionali, ispirate per filosofia alle Kei Car giapponesi. Non auto emozionali, ma strumenti di mobilità urbana, fondamentali per il rispetto dei limiti sulle emissioni grazie ai meccanismi di supercredito.

Il cuore della partita, però, non è tecnologico ma contabile. La normativa europea non impone l’azzeramento totale delle emissioni, bensì una riduzione del 90%. Quel 10% residuo dovrà essere compensato attraverso materiali a basse emissioni, come l’acciaio verde, e carburanti alternativi ad altissimo costo. Soluzioni affascinanti, ma non scalabili per il grande pubblico.

È qui che si consuma la vera trasformazione. Il 2035 non segnerà la fine del motore termico, ma la sua definitiva perdita di centralità. Da simbolo di mobilità accessibile a oggetto elitario, riservato a pochi. Nel frattempo, l’Europa dell’auto quotidiana diventerà sempre più elettrica, silenziosa e regolata da algoritmi, coefficienti e incentivi.

Chi parla di ritorno al passato confonde l’eccezione con la regola. La direzione è già tracciata: l’elettrico come normalità, la benzina come lusso.

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