
Il tema del prezzo dei carburanti torna ciclicamente al centro del dibattito politico ed economico italiano. Le tensioni geopolitiche e l’aumento delle quotazioni energetiche hanno riportato l’attenzione su uno strumento fiscale già previsto dalla normativa nazionale: la accisa mobile.
L’ipotesi di attivare questo meccanismo è stata nuovamente evocata dal Governo come possibile risposta agli aumenti di benzina e diesel, ma resta da capire quale sarebbe l’impatto reale per gli automobilisti.
Negli ultimi giorni i prezzi alla pompa hanno registrato un aumento significativo. Secondo i dati più recenti, la benzina in modalità self-service ha raggiunto una media di circa 1,785 euro al litro, mentre il diesel ha toccato 1,972 euro al litro. Nella modalità servito i prezzi risultano ancora più elevati, con la benzina oltre 1,92 euro al litro e il gasolio sopra 2,09 euro al litro.
Solo pochi giorni prima, alla fine di febbraio, il quadro era differente. La benzina self-service si collocava attorno a 1,67 euro al litro, mentre il diesel si fermava a 1,72 euro. In poco più di una settimana il prezzo del gasolio è quindi salito di oltre 24 centesimi, mentre la benzina ha registrato un incremento di circa 11 centesimi.
Un aumento che ha riaperto il confronto sulle componenti fiscali del prezzo finale e sulla possibilità di utilizzare strumenti come l’accisa mobile per limitare gli effetti dei rialzi.
Accisa mobile carburanti come funziona
La accisa mobile sui carburanti è un meccanismo introdotto nel sistema fiscale italiano nel 2007 e aggiornato nel 2023. L’obiettivo è attenuare gli aumenti dei prezzi alla pompa quando il costo delle materie prime energetiche cresce rapidamente.
Il funzionamento si basa su un principio fiscale relativamente semplice. Quando il prezzo di benzina e diesel aumenta, cresce automaticamente anche l’IVA incassata dallo Stato, perché l’imposta viene calcolata in percentuale sul prezzo finale.
Questo maggiore gettito fiscale – definito extra-gettito IVA – può essere utilizzato per ridurre temporaneamente le accise sui carburanti, compensando almeno in parte l’aumento dei prezzi.
In teoria il sistema dovrebbe quindi contribuire a stabilizzare il costo del pieno. Nella pratica, però, l’impatto risulta molto più contenuto.
Applicando il meccanismo alla variazione di prezzo registrata negli ultimi giorni, il risultato sarebbe infatti una riduzione di pochi centesimi al litro.
Con l’eventuale applicazione della accisa mobile, il prezzo medio della benzina potrebbe scendere a circa 1,76 euro al litro nel self-service, mentre il diesel si attesterebbe intorno a 1,91 euro.
Si tratterebbe quindi di un alleggerimento limitato, capace di ridurre solo marginalmente l’impatto dei rialzi per gli automobilisti.
In questa fase di mercato è inoltre evidente una dinamica particolare: il diesel cresce più rapidamente della benzina.
Le ragioni sono legate soprattutto alla domanda globale. Il gasolio resta il carburante principale per trasporto merci, logistica, agricoltura e industria, settori che reagiscono immediatamente a qualsiasi shock energetico.
A questo si aggiungono le tensioni sulle rotte energetiche internazionali e la riduzione della capacità di raffinazione in Europa, fattori che contribuiscono a mantenere elevata la pressione sui prezzi del diesel.
Parallelamente il Governo ha annunciato un rafforzamento dei controlli lungo la filiera dei carburanti. Il Ministero delle Imprese e del Made in Italy ha attivato il monitoraggio del Garante per la sorveglianza dei prezzi, con l’obiettivo di verificare eventuali anomalie nei rincari alla pompa.
Secondo quanto comunicato dal ministero, è previsto anche un coinvolgimento della Guardia di Finanza per monitorare eventuali comportamenti speculativi lungo la catena che va dalla raffinazione alla distribuzione.





