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mercoledì, 24 Aprile 2024
  • Ricambi auto: come salvarsi dalla bufera

    negozio ricambi autoRicambi auto: sarebbe forse meglio abbassare le saracinesche dei negozi per scampare alla bufera attuale?

    E' la domanda che abbiamo posto ai player del settore. Troppo ingente il calo di fatturato generato in questa delicata congiuntura storica che vive il nostro Paese da poter mantenere in vita il normale esercizio di un ricambista. Questo il sentor comune che emerge in maniera palese nel gruppo facebook “I Ricambisti”. Ricordiamo che il Governo nell’ultimo dpcm anti Covid-19 ha in pratica ritenuto di pubblica utilità sociale queste attività, inserendole, insieme a chi fa manutenzione e riparazione dei veicoli, in quella lista di settori produttivi che possono continuare a lavorare su scala nazionale. “Se nessuno può circolare (auto e persone) tranne gli autorizzati, a cosa serve rimanere aperti?si chiede lecitamente Francesco Caldarola, agente di commercio della M.D.F di Bari. “La mia auto – continua –  ha bisogno di manutenzione e dunque l'officina con il ricambista e il grossista sono aperti. Ma io non posso circolare nè a piedi né in auto, come posso portare l'automobile dal meccanico? Non è una priorità, non è un'emergenza e non è una necessità in questo momento. Quindi l'officina, il ricambista e il grossista che necessità hanno di stare aperti?”.E’ ovvio – prosegue Caldarola – che ci sono dei casi di emergenza tipo ambulanze e auto mediche, ma non da tenere tuttavia in piedi una filiera come la nostra”. Discorso diverso per il settore dei veicoli industriali: “qui – evidenzia Caldarola – dovrebbero essere tutti aperti in quanto circolano solo camion”. Propende allo stop anche Giuseppe Sabatino: “magari meglio mettersi a disposizione su contatto telefonico solo per le emergenze. Ma rimanere aperti al pubblico non è una buona idea. Togliendo le necessità palesi e logiche di forze dell’ordine e soccorsi, non credo che al privato urge il tagliando alla propria vettura considerato che non si può uscire di casa”. Orizzonte nefasto è quello che intravede ed ipotizza Giuseppe Albanese che dice: “credo che alla fine dei giochi ci sarà una bella scrematura e una schiera di nuove persone disoccupate”. L’emergenza e la criticità del momento si toccano con mano nella storia che ci racconta  Piernaldo Infante: ”Ho chiuso dall'undici marzo. Oggi (23 marzo) ho aperto due ore per le emergenze. I meccanici sono aperti all'ottanta per cento e il lavoro mi dicono è calato dell'ottanta per cento. E poi rimanere aperti in questi giorni con il magone in gola che chiunque entri ti può infettare.. non si lavora serenamente”. Ed aggiunge: “Non hanno capito che se non facciamo come i cinesi non ne usciamo fuori da questo incubo”. “Da quando è scoppiata l’epidemia – rimarca Tuttauto Califano –  purtroppo è sceso tutto in picchiata, sarà molto dura la ripresa.

    autoricambiLa paura è dunque tanta. Come è lecito che sia. E l’impatto su un settore, non rientrante nella black list del Governo, si fa sentire in termini di business mancato. Insomma un comparto aperto ufficialmente ma sostanzialmente fermo su se stesso. Meglio allora abbassare le serrande, aspettando tempi migliori che arrivino quanto prima. Oppure approfittare del momento per fare un giusto set-up riorganizzativo del proprio magazzino merci. Una criticità può trasformarsi in opportunità!

    Anche l’indagine di Gipa declinata sui meccanici va verso questa direzione. Ne pubblica un’interessante infografica su Linkedin Marc Aguettaz, managing director, in cui più del 50 per cento delle officine nazionali dichiarano di voler chiudere a breve.

    L’obiettivo e l’augurio è che il fermo produttivo non sia longevo nel tempo. Altrimenti diventerebbe sempre più difficile rimettere in moto l’intera economia italiana. Tutto dipende dai risultati che porterà questa ulteriore serrata funzionale ad arginare (si spera vivamente) il contagio del virus pandemico per sconfiggerlo in modo definitivo.

    Intanto il presidente di Confindustria, Vincenzo Boccia, intervistato in Circo Massimo su Radio Capital, lancia un allarme ed un appello riportato dal quotidiano La Repubblica: “Il 70% del settore produttivo chiuderà, perdiamo 100 miliardi ogni trenta giorni. Il decreto anticrisi da 25 miliardi non basta". Ed il tonfo nell’aftermarket è evidente. Secondo sempre una stima effettuata da Gipa (che esamina il fatturato di circa 50mila professionisti della manutenzione e riparazione vettura) e resa nota da Aguettaz su Linkedin, 1 mese di fermo produttivo genererebbe una perdita totale di 1,75 miliardi di euro.

     

    Stefano Belfiore

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