
La transizione verso una mobilità a zero emissioni resta un obiettivo condiviso, ma deve essere accompagnata da regole in grado di sostenere la competitività dell’industria europea. È questa la posizione ribadita da ANFIA nel corso dell’evento The future of mobility in Europe: combining decarbonization, competitiveness and European industrial excellence, organizzato al Parlamento europeo da Confindustria, in collaborazione con ANFIA e Confindustria Energia.
Nel suo intervento, il presidente di ANFIA, Roberto Vavassori, ha confermato il pieno sostegno dell’associazione agli obiettivi di riduzione delle emissioni, evidenziando però la necessità di una revisione degli standard europei sulle emissioni di CO2 per autovetture e veicoli commerciali leggeri. Secondo ANFIA, un approccio improntato alla neutralità tecnologica rappresenta la condizione indispensabile per rendere sostenibile la transizione senza penalizzare il sistema industriale.
Investimenti già avviati dalla filiera
Vavassori ha ricordato come il mercato dell’auto elettrica continui a crescere, ma con ritmi inferiori rispetto alle previsioni formulate negli anni scorsi. Una dinamica che, secondo l’associazione, non dipende dall’impegno dell’industria automobilistica, che ha già investito ingenti risorse per riconvertire impianti produttivi, processi industriali e competenze.
Negli ultimi anni costruttori e aziende della componentistica hanno infatti destinato oltre 250 miliardi di euro allo sviluppo della mobilità del futuro. Per questo motivo ANFIA ritiene che eventuali penalizzazioni legate al mancato raggiungimento di obiettivi di mercato possano compromettere la competitività di una filiera strategica per l’economia europea.
Una transizione che coinvolge anche l’aftermarket
Il tema interessa direttamente anche il settore della componentistica e dell’aftermarket, chiamato ad accompagnare l’evoluzione del parco circolante attraverso nuove tecnologie, formazione e servizi. La possibilità di operare in un quadro normativo stabile e tecnologicamente neutrale è considerata fondamentale per programmare investimenti e favorire l’innovazione lungo tutta la catena del valore.
Secondo ANFIA, la revisione dei target sulle emissioni non rappresenta un rallentamento del percorso di decarbonizzazione, ma uno strumento per raggiungere gli obiettivi climatici preservando al tempo stesso competitività industriale e occupazione.
Il peso della filiera automotive italiana
L’importanza del comparto è confermata anche dai numeri. La filiera automotive italiana conta oltre 5.400 imprese, impiega circa 272.000 addetti tra occupazione diretta e indiretta e genera un fatturato superiore a 113 miliardi di euro, pari al 9% della manifattura nazionale. Dati che evidenziano il ruolo centrale dell’automotive nell’economia italiana e rafforzano la richiesta di politiche industriali capaci di accompagnare la transizione senza compromettere la capacità competitiva delle imprese.





