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venerdì, 06 Febbraio 2026

Stop&Start: è davvero utile per la tasca e l’ambiente?

Stop&Start: è davvero utile per la tasca e l'ambiente?

Negli ultimi anni il sistema Stop&Start è diventato una presenza fissa su quasi tutte le auto moderne. Spegnere automaticamente il motore ai semafori e nelle code promette minori consumi e riduzione delle emissioni. Ma nella pratica quotidiana, questo dispositivo solleva sempre più dubbi tra automobilisti e professionisti del settore.

In officina, infatti, cresce il numero di interventi collegati proprio ai componenti coinvolti nel funzionamento dello Stop&Start. La domanda è legittima: il risparmio di carburante compensa davvero l’aumento di usura?

Il principio di funzionamento è semplice: quando l’auto si ferma, il motore si spegne; appena il conducente preme frizione o rilascia il freno, il sistema riavvia il propulsore. In condizioni urbane, questo ciclo può ripetersi decine di volte in pochi chilometri.

Ed è proprio questa frequenza a rappresentare il primo punto critico.

Batteria e avviamento: i primi a soffrire quando si usa lo Stop&Start

Il cuore dello Stop&Start è la batteria, che deve garantire continui avviamenti senza perdere efficienza. Per questo vengono utilizzate batterie AGM o EFB, più resistenti rispetto a quelle tradizionali.

Tuttavia, anche queste tecnologie hanno un limite. Con l’uso intenso in città, la batteria lavora costantemente sotto stress, spesso senza avere il tempo necessario per ricaricarsi completamente. Il risultato è un invecchiamento precoce.

Lo stesso vale per il motorino di avviamento, progettato per sopportare un numero maggiore di cicli, ma comunque soggetto a usura accelerata rispetto ai sistemi tradizionali.

Consumi reali: diminuscono o aumentano?

Sulla carta, lo Stop&Start riduce i consumi soprattutto nel traffico urbano. In condizioni ideali, il risparmio può arrivare al 5-8%.

Nella realtà quotidiana, però, i benefici sono spesso inferiori, soprattutto per chi utilizza l’auto su percorsi misti o extraurbani. In questi casi, il sistema entra in funzione raramente, rendendo marginale il vantaggio economico.

In compenso, i costi di sostituzione di una batteria AGM o EFB sono sensibilmente più elevati rispetto alle batterie tradizionali.

Oltre a batteria e motorino, lo Stop&Start coinvolge diversi altri componenti: sensori, centraline, alternatore intelligente, sistemi di recupero energetico.

Ogni elemento deve funzionare in modo perfettamente coordinato. Basta un’anomalia minima per disattivare il sistema o generare malfunzionamenti intermittenti.

Non è raro trovare in officina veicoli con Stop&Start disabilitato automaticamente a causa di:

  • batteria parzialmente scarica

  • sensori difettosi

  • problemi di ricarica

  • software non aggiornato.

In questi casi, il cliente spesso non se ne accorge, ma continua a viaggiare con un sistema inattivo, perdendo i benefici promessi.

Lo Stop&Start danneggia il motore?

Una delle paure più diffuse riguarda l’usura del motore. In realtà, i propulsori moderni sono progettati per sopportare avviamenti frequenti, con lubrificanti specifici e componenti rinforzati.

Tuttavia, l’avviamento resta una fase delicata. Nei primi istanti dopo l’accensione, la lubrificazione non è ancora ottimale. Moltiplicare questi momenti nel tempo significa aumentare potenzialmente lo stress meccanico.

Non si tratta di un danno immediato, ma di un effetto cumulativo che incide sulla durata complessiva del motore.

Conviene disattivarlo?

Molti automobilisti scelgono di disattivare manualmente lo Stop&Start, quando possibile. Questa pratica può ridurre l’usura dei componenti, ma annulla anche i benefici ambientali e di consumo.

Dal punto di vista tecnico, disattivarlo in situazioni specifiche, traffico molto intenso, partenze continue, temperature estreme, può avere senso. Utilizzarlo in modo intelligente è spesso la soluzione migliore.

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