
Nel mondo dell’aftermarket esiste un problema che raramente finisce sotto i riflettori, ma che ogni giorno erode margini, tempo e credibilità: resi e garanzie. Nel 2025 il fenomeno è cresciuto in modo evidente e il 2026 si apre con uno scenario ancora più complesso per ricambisti e officine.
Ogni reso non è solo un pezzo che torna indietro. È tempo perso, gestione amministrativa, immobilizzo di magazzino e spesso una relazione incrinata con il cliente. Gli errori di compatibilità, le informazioni tecniche incomplete e la crescente complessità dei veicoli stanno facendo esplodere il numero di resi, soprattutto su componenti elettronici e sensori.
Il problema nasce spesso a monte. Catalogazioni non aggiornate, varianti di prodotto difficili da distinguere, codici motore sempre più specifici. Basta una piccola differenza per rendere un componente inutilizzabile. Il risultato è una spirale pericolosa: ordine errato, montaggio bloccato, cliente insoddisfatto, reso in magazzino.
Per i ricambisti questo significa capitale fermo. Un componente rientrato non è detto che trovi subito un nuovo acquirente, soprattutto se si tratta di un articolo specifico o costoso. Nel frattempo occupa spazio, blocca liquidità e abbassa la rotazione dello stock.
Sul fronte officina il problema è altrettanto serio. Smontare un pezzo errato, gestire il cliente, aspettare il ricambio corretto significa allungare i tempi di consegna del veicolo. E oggi il tempo è diventato un fattore critico: chi resta fermo troppo a lungo perde fiducia.
Errori di compatibilità, costi nascosti e reputazione in gioco
Nel 2026 la gestione delle garanzie sarà sempre più delicata. I produttori richiedono procedure precise, documentazione dettagliata e spesso perizie tecniche. Questo comporta un carico di lavoro amministrativo che ricade su chi opera sul campo.
Un altro aspetto sottovalutato è la reputazione. Quando un’auto torna in officina per un problema legato a un ricambio, il cliente non distingue tra produttore, distributore o installatore. Per lui esiste solo chi ha fatto il lavoro. Questo rende i resi un rischio anche d’immagine, non solo economico.
La soluzione non è semplice, ma passa da tre pilastri:
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informazione tecnica più accurata
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supporto pre-vendita reale
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formazione continua
Chi lavora bene sulla consulenza riduce drasticamente il rischio di errore. Vendere un ricambio oggi significa anche verificare VIN, versioni software, aggiornamenti e compatibilità reali.
Nel nuovo aftermarket, il valore non è solo nel pezzo venduto, ma nella certezza che sia quello giusto. Ridurre i resi significa proteggere i margini, ottimizzare il tempo e rafforzare il rapporto di fiducia con il cliente.






