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Aftermarket impara a non essere autoreferenziale

Che l’aftermarket indipendente continui ad esprimere un andamento positivo lo dimostrano i primi 4 mesi dell’anno in corso che registrano una crescita, in buona sostanza, in linea con quella avvenuta nel 2016. Ma un po’ più bassa (del 3% rispetto al 4,2% dell’anno precedente: trend per lo più sostenuto dall’effetto volumi) dovuta al tonfo di aprile motivato da ponti e chiusure festive. E’ il trend misurato dall’Osservatorio di mercato IAM Italia del Politecnico di Torino. Silvano Guelfi, responsabile scientifico dell’organismo accademico, sarà tra i relatori dell’AftermarketLAB la cui terza edizione si terrà domani al Towers Hotel Stabiae Sorrento Coast di Castellamare di Stabia. L’analisi verterà sulle strategie da mettere in atto e sui numeri che caratterizzano il segmento del post vendita indipendente: quello riferito ai distributori e alle officine che, non essendo legati alle case costruttrici, operano su un parco auto multimarca. Ma se questa filiera continua il suo ritmo di crescita, erodendo sempre più quote di mercato all’autorizzato,  è anche un universo in fortissimo fermento. Soprattutto quello della distribuzione che spiega Guelfi: “vive una severa selezione, violentissima attualmente nel Nord Italia ed ancora poco sentita nel Mezzogiorno”. La motivazione è nella morfologia diversa dal tessuto d’impresa meridionale dove ancora prevale l’aspetto relazionale. Tra gli elementi fondamentali per non essere estromessi dal giro d’affari, “c’è bisogno – avverte Guelfi – di fare investimenti in ambito informatico ed informativo. Avere la giusta contezza dei numeri, dei dati su acquistato, venduto e logistica”. “Inoltre – prosegue – occorre confrontarsi con il mercato. Abbandonare le logiche autoreferenziali, essere critici con se stessi ed aprirsi a forme di collaborazioni costruttive”.

Stefano Belfiore

 

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