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domenica, 21 Luglio 2024
  • Il coronavirus, uno tsunami sul mercato auto

    Il coronavirus e l'automobile, un impatto importante: cosa sta accadendo alla Case costruttrici e ai produttori di aftermarketIl coronavirus e la tsunami sul mercato auto.

    L'epidemia di polmonite causata dal coronavirus continua a espandersi e sta ostacolando molto l’industria cinese, una realtà che è legata a filo doppio al mondo dell'automobile. La ‘fabbrica del mondo’ è in difficoltà perché l'imperativo di arginare il contagio ha portato alla quarantena di intere città e così alla tragedia umana, che non dobbiamo mai dimenticare, si aggiunge quella sociale e industriale. Le conseguenze sono globali come dimostrato dal caso dell’americana Tesla. Il costruttore californiano aveva iniziato febbraio con un rally borsistico che lo portato a capitalizzare più di Volkswagen e BMW messe assieme. La notizia che le attività della nuova fabbrica di Shanghai – costruita in meno di un anno – sono rallentate a causa del coronavirus ha però praticamente annullato la tumultuosa ascesa delle azioni Tesla. Il costruttore di auto elettriche (esistono le pastiglie speciali HybriX anche per le Tesla) ha dichiarato che ad oggi sono ipotizzabili ritardi di 7/10 giorni nel raggiungimento della produzione prevista. Questo riguarda in prima battuta la Model 3 ‘cinese’ ma potrebbero esserci ripercussioni anche per gli impianti americani così come per i profitti.

    Conseguenze globali

    Il coronavirus e l'automobile, un impatto importante: cosa sta accadendo alla Case costruttrici e ai produttori di aftermarketAndiamo in Corea: secondo Reuters Hyundai sta sospendendo la produzione in alcuni suoi stabilimenti per mancanza di componenti prodotti in Cina e lo stesso ha comunicato SsangYong.  La società di ricerche IHS Markit ha stimato una perdita nella produzione di auto di 350 mila unità se le fabbriche riapriranno il 10 febbraio. Se il blocco durasse fino a metà marzo potrebbero mancare all’appello 1,7 milioni di auto su un totale previsto di 23 milioni nel 2020. In effetti 11 delle 31 province cinesi sul continente hanno prolungato le ferie del Capodanno lunare fino a sabato 9 febbraio. Si tratta di Hubei, Yunnan, Zhejiang, Jiangxi, Guangdong, Chongqing, Jiangsu, Shanghai, Anhui, Fujian e Shandong: a queste aree è imputabile circa il 70% della produzione cinese di veicoli. Standard and Poor ha poi indicato Volkswagen come una delle Case fra le più esposte alle conseguenze dell'epidemia da coronavirus. Il grande gruppo tedesco infatti produce e vende in Cina circa il 40% delle sue auto. A rischio potrebbe essere una parte dei 3 miliardi di euro di ricavi che la joint ventures di Volkswagen in Cina versa alla casa madre. La situazione è complicata dal fatto che questo doveva essere l'anno della riscossa di Volkswagen dopo un biennio di vendite cinesi non brillantissimo. Le notizie si accavallano: BMW, in joint venture con Brilliance, dovrebbe riprendere la produzione il 17 febbraio mentre Ford ha indicato la data del 10. La casa americana ritiene inoltre che sia troppo presto per valutare l'incidenza dell’epidemia sulla produzione dell'anno. Honda, del quale si era già parlato in un altro post dedicato all’epidemia da coronavirus, ha precisato che i suoi 3 impianti di Wuhan, posseduti insieme a Dongfeng, saranno chiusi fino al 13 febbraio.

     

    Componentisti in allarme

    Anche diversi produttori aftermarket potrebbero essere colpiti in prima persona. È sempre Standard and Poor a ipotizzare che Bosch potrebbe avere delle conseguenze, vista la sua massiccia presenza nell’area. Fonti di Bosch riferiscono che la maggior parte degli impianti cinesi sono pronti a riprendere l'attività. La situazione è comunque valutata continuamente per decidere il da farsi. Valeo ha dichiarato che non sta riscontrando grandi difficoltà e le sua attività non riprenderanno prima del 13 febbraio. Notiamo che il distretto di Wuhan è considerato la Detroit cinese: la sola Valeo ha infatti nella zona 3 stabilimenti. Anche l'italianissima Brembo ha diverse realtà produttive in Cina, paese nel quale è sbarcata nel 2001: si tratta di 4 società e 5 impianti. Il Presidente del CdA Alberto Bombassei, in occasione del ritiro del premio Gianni Mazzocchi 2020, ha dichiarato che l'impatto su Brembo è al momento limitato perché la produzione cinese rimane nel Paese e non viene esportata. Le fabbriche cinesi di Brembo dovrebbero riaprire lunedì 10 febbraio ma anche in questo caso cambiamenti sono purtroppo possibili.

    Nicodemo Angì

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