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Componentistica automotive: frena l'export

Giù l'export della componentistica automotive

Giù l'export della componentistica automotive.

Nel primo semestre 2020, l’export del settore dei componenti per autoveicoli si riduce del 28% rispetto a gennaio-giugno 2019 e ammonta a 8,27 miliardi di Euro (l’export italiano di tutte le merci registra, invece, una flessione del 15,3%). Nello stesso periodo, si registra anche un calo delle importazioni della componentistica (-26,7%), per un valore di 5,86 miliardi di euro. La bilancia commerciale mantiene quindi un saldo positivo di 2,4 miliardi di euro a fine giugno, con un avanzo di 1,44 miliardi di euro nel primo trimestre e 968 milioni nel secondo. Il quadro esce fuori dall'ultimo report elaborato dall'Anfia. 

Il trend dell'export


Le esportazioni del settore componenti rappresentano il 4,1% di tutto l’export italiano, mentre le importazioni valgono il 3,3%, quote che salgono rispettivamente al 4,2% e al 3,6% se si esclude dal totale dei flussi commerciali il comparto energia. Il 2019, per la componentistica, si era chiuso con l’export a -2,3%, per un valore di 21,97 miliardi di euro, e con un saldo positivo della bilancia commerciale di 6,53 miliardi di euro (-2,7%), a fronte di importazioni per la prima volta in calo (-2,1%) dopo 6 anni consecutivi in crescita.

I  numeri della componentistica automotive italiana

La componentistica automotive conta oltre 2.200 imprese sul territorio, per un fatturato di 49,3 miliardi di euro e 158.700 addetti diretti (compresi gli operatori del ramo della subfornitura). Inoltre, mentre la bilancia commerciale dell’intero settore automotive italiano ha un saldo negativo, guardando alla sola componentistica il saldo è positivo da oltre 20 anni (6,5 miliardi di euro la media annua dal 2007 al 2019). Sempre in riferimento al 1° semestre 2020, l’export della componentistica verso i Paesi UE2 vale, secondo il report,  5,5 miliardi di euro (-28%) e pesa per il 67% di tutto l’export componenti (era il 75% nel primo semestre 2019), con un avanzo commerciale di 1,61 miliardi di euro (era 1,98 miliardi nel primo semestre del 2019). L’export verso i Paesi extra UE è di 2,76 miliardi di Euro (-28%) e produce un saldo positivo di 795 milioni di Euro (-47%).

 

Componentistica: la classifica dell'export

In pole sempre la Germania con 1,85 miliardi di Euro (-24% la variazione tendenziale) e una quota del 22% sul totale. La Germania è anche il Paese con il quale l’Italia ha il saldo commerciale positivo più alto (469 milioni di Euro), mentre fino a fine 2019 era UK, che passa al secondo posto con 400 milioni di Euro (erano 722 milioni nel primo semestre 2019). Il secondo Paese di destinazione dell’export italiano è la Francia (10% di quota), seguita da Spagna (7%), USA (7%), UK (7%) – che passa dal terzo posto del 2019 al quinto posto – Polonia (5%), Turchia (4%), Austria (3%), Repubblica Ceca (2,6%) - a fine 2019 il nono Paese era il Brasile – e Svezia (2,3%). Le aziende italiane esportano verso il Nord America componenti per un valore di 730 milioni di euro, in diminuzione del 18%, con un saldo attivo di 350 milioni di Euro. Il valore dell’export cala del 4% verso gli USA, del 48% verso il Messico e del 39% verso il Canada. Come già nel 2017, nel 2018 e nel 2019, il primo mercato asiatico è la Cina (137 milioni di euro esportati, -18% rispetto a gennaio-giugno 2019, con un saldo negativo di 358 milioni; la Cina è il terzo Pese di origine delle importazioni italiane), seguita dal Giappone (99 milioni di Euro, -30,5%, con un saldo negativo di 23 milioni). Tra i Paesi europei al di fuori dell’UE, diminuisce il valore delle esportazioni verso la Turchia (-29%) e la Serbia (-40%) – Paesi in cui è radicata la presenza produttiva del Gruppo FCA – e anche verso la Russia (-14%).

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