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mercoledì, 22 Maggio 2024
  • Aftermarket: fai sistema e cogli le opportunità della crisi

    partnershipFare sistema cogliendo le opportunità di un momento di crisi.

    Si può fare e il nostro aftermarket deve giocarsi questa carta. Il distanziamento sociale e il lockdown hanno rallentato (molto) le attività e l’economia ma non certo le idee. Inforicambi sta pubblicando molte opinioni di operatori ed esperti del settore, ad esempio quelle di Marc Aguettaz sulla ripartenza. Qui vi diamo conto di un interessante webinar tenuto nell'ambito del "Ricambista Day" che ha puntualizzato aspetti operativi, dati e spunti per il futuro che ci attende nella Fase 2. Il prologo è stato movimentato da alcune scene del film Titanic, uno spunto per evidenziare i gravi danni che un imprevisto, come l’epidemia da COVID-19, ha provocato all’aftermarket. L’idea è però che se il comandante è un tipo alla De Falco la nave può continuare la sua navigazione, anche se con modalità e orizzonti diversi e forse dopo aver purtroppo perso alcuni ‘passeggeri’.

    Difficoltà da superare, opportunità da cogliere

    L’intervento di Andrea Debernardis di ANFIA ha fornito alcuni numeri della crisi, abbastanza inquietanti, ma si è concluso con spunti e riflessioni positivi. Si è potuto vedere che il calo del PIL italiano stimato dall’FMI per il 2020 potrebbe essere un – 9,1% con una ripresa del + 4,8% nel 2021. Le cifre per l’aftermarket automotive sono persino peggiori, con un calo del fatturato 2020 compreso fra il 18 e il 20%. Un dato meno negativo è che il circolante è più anziano della media europea e avrà quindi bisogno di più ricambi. Debernardis fa notare che: “le immatricolazioni delle auto nel 2020 sono previste essere 1,3 milioni, con il rischio che fra 4/5 anni ci sia un calo delle vetture incanalate verso lo IAM. Il primo trimestre è in altalena: le auto classiche sono calate del 35,5% mentre le elettriche e le ibride sono in forte crescita: se le prime sono ancora pochissime; le ibride si avviano ad essere il 10% del parco. Il nostro Barometro Aftermarket rileva un calo del 34,46% a marzo, particolarmente elevato per i componenti di carrozzeria, quelli undercar e quelli elettrici ed elettronici”. Al di là delle cifre vengono suggeriti alcuni spunti sui quali riflettere, ad esempio: “possibili incentivi per risollevare il mercato e la possibilità che il mezzo privato guadagni su sharing e mezzo pubblico. L’elettrico è controverso: le polveri sottili sono rimaste quasi invariate ma gli ossidi d’azoto sono scesi molto e in Cina il 44% vorrebbe un’elettrica. Altre incognite dagli OEM: chi è avanti nell’elettrificazione non vorrebbe modifiche alla roadmap sulla riduzione delle emissioni mentre chi è in ritardo vorrebbe un rallentamento. Il fermo dei veicoli richiede comunque manutenzione (come conservare la batterie in buono stato?) e una ripresa ci sarà. D’altro canto lo smart working diminuirà i km percorsi, le aziende avranno più spese sanitarie e gli automobilisti meno soldi: un rebus da dipanare”.

    Dimensioni e pagamenti

    L’intervento di Ugo Carini di Autodis ha toccato il tema della dimensione aziendale: “far parte di una grande realtà – il GGroup – può aiutare noi e anche i nostri clienti: ci stiamo spendendo molto per aiutarli. Abbiamo poi introdotto da diverso tempo la misura della temperature dei nostri dipendenti per rimanere aperti in sicurezza. Il Sud ha risposto bene, con perseveranza e rigore, al lockdown e i dati ci premiano. D’altro canto i pagamenti nel Meridione sono un problema atavico, l’insoluto è più frequente. Stiamo quindi chiedendo ai riparatori pagamenti più puntuali: i ricambisti soffrono e i 30 giorni sono un miraggio. Sappiamo che ritira l’auto dall’officina generalmente ha pagato e quindi soldi in giro ce ne dovrebbero essere. Abbiamo sensibilizzato anche i fornitori e in molti ci hanno supportato, con quelli esteri meno disponibili. Lanciamo un appello alle Autorità per uno snellimento burocratico per l’erogazione dei finanziamenti garantiti: c’è poco tempo!“. Sul tema delle acquisizioni Ugo Carini ritiene che: “in questo momento la Francia, come noi, sta guardando e penso che siamo tutti sulla difensiva. È comunque vero che si aprono nuovi spazi, dato che le aziende sono deprezzate. Dico che far parte di un grande gruppo ripara almeno in parte dalle incertezze”.

    silvano gulefiSituazione difficile

    Silvano Guelfi, del Politecnico di Torino, suggerisce che l’aftermarket indipendente dovrà certificare i propri prodotti per essere più autorevole. Ci ricorda poi che “l’Italia prima del COVID-19 era ultima in EU come crescita e le proiezione mostrano che la decrescita sarà fra le peggiori fra i Paesi industrializzati: occorrerà ripensare a molte cose. Noto che la ricambistica per i veicoli commerciali e truck ha retto molto meglio di quella delle auto. Riguardo la distribuzione si vede che i volumi dei ricambi sono crollati ma mix Categorie Prodotto e Prezzi ha limitato i danni per il fatturato. Ad aprile per la distribuzione si proietta un – 65% e si nota che il calo maggiore è nel settori dei ricambi auto nelle città del Nord”.

    Paolo Vuillermin_L’importanza della filiera

    Paolo Vuillermin, direttore commerciale Rhiag, ha detto che l’azienda è proiettata sui ricambisti: questi mesi di stop hanno bloccato iniziative preparate per il 2020 ma saranno riproposte dopo agosto, in una situazione più normale. Ricorda che: “abbiamo sempre valorizzato la distribuzione a 3 step e puntiamo molto su prodotti private label. Il previsto lancio di nuove linee, come lubrificanti e prodotti per carrozzeria, è soltanto rimandato. Vedremo cambiamenti: lo smart working, ad esempio, razionalizzerà i costi e lo sfruttamento degli spazi. Avremo fattori contrastanti: più persone a casa ma minor ricorso al mezzo pubblico e poi un abbassamento del potere d’acquisto e un parco più anziano. Penso poi alle flotte: riusciranno le aziende a tenere. I gestori stanno proponendo sconti a chi tiene le auto: l’età media aumenterà e quindi occorreranno più ricambi, rammentando che queste auto consumano 4 volte più ricambi dei privati. A chi dice che per i veicoli anziani si spende di meno per i ricambi rispondo che aumenterà la quota dei prodotti a marchio proprio, che hanno il miglior rapporto qualità prezzo”. Sul tema delle acquisizioni Vuillermin dice che ”far parte di un gruppo internazionale può attutire il colpo degli imprevisti come il coronavirus. Occorre reagire razionalmente e condividere, con fornitori e clienti, le difficoltà. Occorrerà poi razionalizzare i costi: una certa ripresa si vede già e non bisogna zavorrarla. Questo periodo ricorda il 2008 – 2012, contingenza nella quale avevamo rivisto le procedure crediti, cosa che ha migliorato la nostra liquidità. È importante che i clienti paghino i fornitori e occorre trasparenza: chi ha problemi dovrebbe comunicarlo subito, una soluzione si trova”.

    Più sostegno, meno ritardi

    Roberto Rossi il CEO di CATI, ha detto che “la pandemia è arrivata quando avevamo già previsto iniziative per il 2020. La resilienza dipende anche dalla cassa integrazione e dai prestiti garantiti dallo Stato; notiamo però che diversi finanziamenti non sono stati sospesi. Per fortuna eravamo in crescita e quindi la ripresa verrà da più aree e speriamo di coglierla. Penso che occorra difendere i margini, anche perché il nostro livello di servizio non può essere erogato a tutti i clienti. Questo ha però pagato dato che abbiamo visto molta collaborazione, soprattutto da chi ha rapporti solidi con noi. Segnalo quella che è una zavorra: i fornitori attivano incentivi rilevanti arrivano fra aprile e settembre dell’anno dopo”. Rossi ritiene poi che “un investitore prettamente finanziario non vede oggi il nostro mercato come un’opportunità e c’è anche l’incertezza dell’elettrificazione, con le Case ancor più in difficoltà con le nuove tecnologie. Dipende molto dalle politiche comunitarie ma un gestore fondi potrebbe puntare sul medicale. Aziende medie potrebbero espandersi ‘merceologicamente’ unendo settori paralleli per avere economie di scala. Un’ipotesi che sottopongo è che la crisi colpisce anche gli OES e una parte dei ricambi OEM potrebbe transitare dai canali IAM.

    correreEssere agili per correre

    Questa ipotesi suggestiva ha trovato d’accordo Silvano Guelfi, che ritiene che sia la distribuzione sia la produzione abbiano punti deboli. La prima è più agile ma meno forte finanziariamente. La seconda, più possente, ha però margini più sensibili rispetto ai volumi produttivi. Guelfi ritiene però che “la rete IAM, se riesce a superare la sua grande frammentazione diventando sistema, può aiutare gli OE. L’indipendente ha possibilità di servire gli spazi degli OEM più di quanto questi ultimi possano fare con lo IAM. I momenti di discontinuità offrono opportunità agli indipendenti, che sono più capaci di modularsi in funzione di redditi purtroppo mediamente in rapida discesa”. Concludendo possiamo dire che questo incontro ha offerto diversi spunti interessanti agli operatori aftermarket, a condizione di leggere fra le righe e muoversi vedendo le opportunità nascoste nella crisi.

    Nicodemo Angì

     

     

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