Mobilità casa-lavoro: per 6 persone su 10 è decisiva nella scelta del posto di lavoro
La mobilità casa-lavoro è diventata un elemento sempre più importante nella scelta del posto di lavoro. Per 6 persone su 10 rappresenta infatti un fattore fondamentale, mentre per il 90% degli intervistati è comunque una delle variabili considerate quando si valuta un’opportunità professionale.
È quanto emerge da una nuova indagine dell’Arval Mobility Observatory, l’osservatorio sulla mobilità di Arval Italia, società specializzata nel noleggio a lungo termine e nelle soluzioni di mobilità. La survey è stata realizzata coinvolgendo un campione di dipendenti del Gruppo BNP Paribas, di cui Arval fa parte.
I risultati sono stati presentati a Milano in occasione dell’Arval Mobility Forum, organizzato nell’ambito della European Mobility Week, la principale campagna della Commissione Europea dedicata alla mobilità urbana sostenibile, giunta alla sua 24ª edizione.
Mobilità e lavoro: il tempo degli spostamenti pesa sempre di più
L’indagine ha analizzato il rapporto delle persone con gli spostamenti casa-lavoro, cercando di comprendere non solo le modalità di trasporto utilizzate oggi, ma anche le aspettative per il futuro, con particolare attenzione alle esigenze delle nuove generazioni.
Il primo elemento che emerge è il peso crescente della mobilità nel rapporto con il lavoro. Per il 60% degli intervistati, infatti, la possibilità di raggiungere agevolmente il luogo di lavoro è un elemento fondamentale nella scelta dell’azienda. La percentuale sale al 90% se si considerano anche coloro che indicano la mobilità come una delle variabili prese in considerazione.
Il motivo è anche legato al tempo necessario per raggiungere il luogo di lavoro. Più di un terzo degli intervistati impiega oltre un’ora per il tragitto casa-lavoro, mentre soltanto il 40% completa lo spostamento in meno di 45 minuti.
Il viaggio quotidiano verso l’ufficio o il luogo di lavoro finisce così per essere percepito come una vera e propria estensione dell’esperienza professionale.
Comodità e flessibilità prima del risparmio
Quando si parla di mobilità casa-lavoro, gli aspetti ritenuti più importanti non sono esclusivamente economici.
Per gli intervistati, infatti, comodità e flessibilità rappresentano gli elementi prioritari nella scelta delle modalità di spostamento, precedendo il semplice risparmio economico.
Un risultato che evidenzia come le persone valutino sempre più la qualità complessiva del proprio spostamento, considerando il tempo impiegato, la praticità e la possibilità di adattare il viaggio alle proprie esigenze quotidiane.
L’auto resta centrale per 6 lavoratori su 10
Nonostante la crescente attenzione verso una mobilità più sostenibile, l’automobile continua a ricoprire un ruolo centrale negli spostamenti casa-lavoro.
Secondo la survey, infatti, 6 persone su 10 utilizzano un’auto personale o aziendale, un dato che rimane sostanzialmente trasversale alle diverse fasce d’età.
Allo stesso tempo, la mobilità degli italiani non è necessariamente legata a un unico mezzo. Un quarto degli intervistati utilizza già un sistema multimodale, combinando due o più soluzioni di trasporto.
Tra gli esempi rientrano l’utilizzo dell’auto insieme al treno oppure l’integrazione tra automobile e trasporto pubblico.
Infrastrutture e territorio frenano la nuova mobilità
La transizione verso nuove forme di mobilità non sembra essere ostacolata principalmente dall’abitudine.
Solo l’11% degli intervistati indica infatti l’abitudine come un freno al cambiamento.
Il principale ostacolo, indicato dal 27% del campione, è invece la mancanza di infrastrutture dedicate, come piste ciclabili, parcheggi per biciclette e monopattini o colonnine per la ricarica dei veicoli elettrici.
Un ulteriore 20% indica invece la distanza tra casa e luogo di lavoro o la conformazione del territorio, considerata poco adatta agli spostamenti a piedi, in bicicletta o attraverso veicoli elettrici.
La diffusione della mobilità sostenibile appare quindi legata non soltanto alle preferenze individuali, ma anche alle caratteristiche delle città, dei territori e delle infrastrutture disponibili.
Mobilità elettrica e trasporto pubblico: cosa cambierà nei prossimi cinque anni
Guardando al futuro, le modalità di spostamento non sembrano destinate a cambiare allo stesso ritmo per tutti.
Circa la metà del campione ritiene che tra cinque anni continuerà a utilizzare sostanzialmente le stesse modalità di trasporto di oggi.
Un intervistato su quattro, invece, dichiara di voler modificare il proprio modo di spostarsi.
Tra le alternative considerate rientrano soprattutto il veicolo elettrico, una maggiore utilizzazione dei mezzi pubblici e gli spostamenti a piedi o in bicicletta.
L’interesse verso l’auto elettrica risulta particolarmente significativo tra le persone comprese nella fascia d’età tra i 30 e i 54 anni, mentre le soluzioni basate sul trasporto pubblico, sulla bicicletta e sugli spostamenti a piedi sono valutate soprattutto dai giovani fino a 30 anni.
La mobilità come leva per attrarre e mantenere i talenti
Secondo Alessandro Floria, Direttore Marketing & Comunicazione di Arval Italia, i risultati dell’indagine mostrano come la mobilità stia assumendo un ruolo sempre più rilevante anche nelle strategie aziendali.
«Con questa indagine, è emerso che la mobilità non è più solo una voce gestionale o di costo per le aziende, ma rappresenta un’importante leva di attrazione e mantenimento dei talenti».
Floria sottolinea inoltre il ruolo del territorio nelle scelte di mobilità e la necessità di un maggiore dialogo tra aziende e istituzioni pubbliche.
«Per le persone, il modo in cui ci si muove conta quanto dove si lavora e da questo punto di partenza devono essere elaborate le strategie di mobilità delle aziende».
Il confronto tra aziende, istituzioni e mondo accademico
I risultati della survey sono stati al centro dell’Arval Mobility Forum, momento di confronto sulle trasformazioni della mobilità e sul loro impatto sul benessere delle persone.
La tavola rotonda è stata moderata dalla giornalista Lea Orifici e ha coinvolto Carlo Alberto Carnevale Maffè, Professor of Strategy SDA Bocconi, Ivano Gallino, Presidente di AITMM (Associazione Italiana Travel e Mobility Manager), Nicolò Pirelli, Head of New Mobility di Pirelli, Vincenzo Quintani, Direttore Efficienza Energetica e New Mobility del Gruppo Dolomiti Energia, e Dario Casiraghi, Direttore Generale di Arval Italia.
Casiraghi ha evidenziato l’importanza di utilizzare occasioni come la Settimana Europea della Mobilità per analizzare i cambiamenti in corso nel settore e confrontarsi con rappresentanti del mondo accademico, associativo e aziendale.
L’obiettivo indicato da Arval è continuare a supportare aziende, professionisti e privati attraverso consulenza strategica e soluzioni di mobilità flessibili e integrate, con particolare attenzione alla sostenibilità e alle diverse esigenze delle persone.
La mobilità entra sempre più nel rapporto tra persone e lavoro
L’indagine Arval Mobility Observatory fotografa quindi un rapporto sempre più stretto tra mobilità e lavoro.
Il tempo trascorso negli spostamenti, la comodità, la flessibilità e la disponibilità di infrastrutture incidono sulle modalità con cui le persone scelgono di raggiungere il luogo di lavoro e, più in generale, sulla valutazione dell’esperienza professionale.
La diffusione della mobilità multimodale e l’interesse verso veicoli elettrici, trasporto pubblico e mobilità attiva indicano inoltre una possibile evoluzione delle abitudini, anche se una parte consistente dei lavoratori prevede di mantenere le modalità di trasporto attuali.
Per le aziende, la gestione della mobilità dei dipendenti diventa così un tema sempre più connesso al benessere delle persone, alla sostenibilità e all’attrattività del posto di lavoro.
Metodologia della survey
La survey è stata realizzata attraverso un questionario online diffuso nel mese di luglio 2026 ai collaboratori del Gruppo BNP Paribas in Italia.
I rispondenti sono stati 819, appartenenti a diverse aree aziendali: commerciale (31%), operations (20%), IT (8%), legal-compliance-risk (8%), marketing (7%) e altre funzioni (26%).
Il campione comprende persone che lavorano in diverse sedi distribuite sul territorio italiano, sia nelle grandi città sia nei centri più piccoli. Mediamente, anche grazie al ricorso allo smart working, la presenza nelle sedi aziendali è prevista per due o tre giorni alla settimana.




