
Il fenomeno delle auto usate con chilometraggio manomesso in Italia appare meno diffuso rispetto a molti altri mercati europei, ma quando la frode viene scoperta emerge un altro problema: molti automobilisti non conoscono gli strumenti a loro disposizione per tutelarsi.
È quanto emerge da uno studio di carVertical che combina i dati dei report sulla storia dei veicoli con un sondaggio condotto tra luglio e agosto 2026 su circa 7.800 intervistati in 18 Paesi europei. A livello continentale, il 76% dichiara di non sapere a chi rivolgersi per segnalare un’auto con il contachilometri alterato, mentre l’87,3% non è sicuro di riuscire a recuperare il denaro perso.
In Italia il 2,91% delle auto controllate presenta anomalie
I dati relativi al nostro Paese arrivano dal Transparency Index 2025 di carVertical e riguardano i report acquistati dagli utenti della piattaforma tra settembre 2024 e agosto 2025.
Il 2,91% dei veicoli verificati in Italia presentava segnali di manipolazione del chilometraggio, una percentuale che, secondo l’analisi, colloca il mercato italiano al secondo posto nel Transparency Index e tra quelli con la minore incidenza del fenomeno in Europa.
La percentuale relativamente contenuta non significa però che il problema possa essere sottovalutato. Quando viene rilevata una manomissione, infatti, la riduzione media riscontrata raggiunge circa 69.800 km.
Una differenza di questa portata può incidere sensibilmente sulla valutazione dell’usato, oltre a rendere meno immediata la ricostruzione della reale storia del veicolo.
Quasi un europeo su tre ha incontrato un’auto “schilometrata”
Il sondaggio offre una prospettiva differente rispetto ai report sui singoli veicoli. Il 30,3% degli acquirenti europei dichiara di aver comprato personalmente un’auto con il contachilometri alterato oppure di conoscere qualcuno a cui è capitato.
Un ulteriore 31,8% non sa stabilire se abbia mai avuto un’esperienza di questo tipo, mentre il 38% afferma di non essere mai entrato direttamente o indirettamente in contatto con una vettura “schilometrata”.
I due dati non sono direttamente sovrapponibili: il sondaggio considera infatti l’esperienza complessiva degli intervistati nel corso del tempo, mentre il 2,91% italiano deriva dai singoli veicoli sottoposti a verifica sulla piattaforma.
La difficoltà non riguarda soltanto l’individuazione preventiva della frode. Una volta scoperta la manomissione, emerge una diffusa incertezza sulle azioni da intraprendere.
Il 76% degli intervistati europei non sa dove segnalare il problema. Anche la possibilità di recuperare la perdita economica viene considerata incerta: il 44,3% si dichiara poco fiducioso e il 43% per nulla fiducioso.
Soltanto il 12,7% ritiene di avere buone probabilità di recuperare il denaro perso.
Chilometraggio alterato, il 45,1% non conosce la sanzione massima
Lo studio affronta anche il livello di conoscenza della normativa. In Italia, secondo quanto riportato da carVertical, la manomissione del contachilometri può rientrare nella frode prevista dall’articolo 640 del Codice Penale, con reclusione da sei mesi a tre anni e multa da 51 a 1.032 euro.
La manomissione può inoltre essere segnalata all’AGCM come pratica commerciale scorretta; per l’impresa coinvolta, il comunicato indica possibili sanzioni fino a 5 milioni di euro.
Nonostante ciò, il 45,1% degli intervistati dichiara di non conoscere la sanzione massima prevista, mentre il 7,1% ritiene che la manipolazione del contachilometri non sia illegale. Tra chi ritiene invece prevista una sanzione, il 28% indica una pena detentiva e il 19,8% una multa di modesta entità.
L’indagine mette quindi in evidenza due aspetti distinti. Da una parte, i veicoli verificati da carVertical mostrano per l’Italia una percentuale di anomalie chilometriche inferiore rispetto a molti altri mercati europei. Dall’altra rimane ampio il margine per aumentare la consapevolezza degli automobilisti sulle frodi e sulle possibili tutele.
La verifica della storia del veicolo prima della compravendita può aiutare a individuare eventuali incongruenze prima che queste si trasformino in un problema per il nuovo proprietario. Una maggiore condivisione dei dati tra i diversi Paesi europei potrebbe inoltre facilitare la ricostruzione dello storico delle vetture che nel corso della loro vita attraversano più mercati nazionali.





