Interviste

Perché la crisi può essere un’opportunità

DI STEFANO BELFIORE

marc aguettazTrasformare la crisi in opportunità.

Si può. Anzi deve essere fatto per non correre il rischio di essere risucchiati dal vortice della situazione pandemica che stiamo vivendo. Parola di Marc Aguettaz (nella foto), managing director di GiPA Italia. Il suo messaggio, lanciato dalle colonne di Inforicambi, è chiaro: “Questa parentesi deve essere una chance per mettere a posto l’attività, per imparare nuove competenze, per preparare nuovi strumenti di comunicazione. Il momento è drammatico per il post-vendita come lo è, del resto, per tutta l’economia. Molti player dell’aftermarket (universo della riparazione) sono chiusi ed altri avrebbero intenzione di interrompere la propria attività. Ma il monito di Aguettaz viaggia controcorrente. E’ all’insegna del non arrendersi, del non fermarsi. “Se aspetto la ripartenza per muovermi, sarà già troppo tardi. Sono i veloci che mangiano i lenti”. E’ il momento di scrivere una nuova musica!

Innanzitutto la delicata crisi sanitaria in atto che impatto sta avendo sull'intera filiera nazionale dell'aftermarket alla luce anche del DPCM emanato dal Governo?

E’ drammatico per la nostra filiera, come per tutta l’economia.  Il 13 marzo abbiamo intervistato il panel di 700 officine che partecipano alla rilevazione mensile RCM. Il 65% dichiaravano di essere chiuse o intenzionate a chiudere a breve. Oggi il dato è salito a oltre l’80% e questo valore vale per tutti i circuiti di riparazione, IAM e OES. Le motivazioni sono anche legate alla protezione sanitaria del personale oltre al drastico calo dell’utilizzo delle vetture. Il livello di attività puntuale di questi giorni dovrebbe essere tra il 5 e il 15% di un giorno normale di attività a marzo per chi è operativo. Cioè un mercato che vale il 3% di un giorno normale. Marzo varrà complessivamente di più, perché i primi giorni sono stati normali, fino all’8 o al 10 mese secondo le regioni. Quindi il fatturato della filiera in termine di sell out sarà del 15-20% di un mese normale. Aprile sarà terribile se andiamo avanti con gli attuali decreti. Forse oltre -90%, anche se aprile scorso era costruito con i viadotti (dei ponti lunghi) e quindi scarso. E la ripresa a maggio non sarà immediata, come insegna la nostra visione del mercato cinese. Tutto potrebbe tornare alla norma a settembre, se l’economia riparte a maggio.

ricambi autoScendiamo nello specifico, qual è la situazione che sta vivendo il mondo della distribuzione?

La distribuzione regionale o nazionale sembra essere sempre operativa con un personale ridotto per adeguarsi al minor livello di attività, per lasciare libertà di scelta ai collaboratori in magazzino e far consumare le ferie: passaggio necessario prima di chiedere la cassa integrazione. Marzo sarà forse il 40% di un mese “normale” in termine di ricavi.

Per quanto riguarda il mondo dei ricambisti, cosa sta accadendo invece?

La distribuzione periferica al 13 marzo era in una condizione similare alla riparazione. I due terzi dei ricambisti erano chiusi o pronti a farlo. La situazione potrebbe essere stabile e il fatturato di marzo pari a 1/3 di un mese “normale”. La nostra valutazione globale è che due mesi di fermo costeranno il 20% del fatturato annuo, con la ripartenza tra maggio e agosto. Sarà pesante per tutti gli operatori

meccanicoPassiamo agli autoriparatori, il Governo nell’ultimo dpcm anti Covid-19 ha ritenuto di pubblica utilità sociale, tra le altre, anche le attività di riparazione dei veicoli che possono continuare a lavorare. Ma molte officine vorrebbero chiudere visto il pesante fermo produttivo che stanno vivendo. Che scenario prevede? Quali saranno le conseguenze di questa fase di stallo sul business della riparazione?

Si può rimanere aperti, molti lo fanno con grande senso civico per dare assistenza a chi deve spostarsi per andare al lavoro, garantire i servizi, la sicurezza o spostare merci e derrate alimentari, farmaci, attrezzature. Per le urgenze dei clienti privati, anche in un momento dove il traffico è necessariamente limitato. Ma la clientela è molto rada. Abbiamo ricevuto dei messaggi drammatici. Ne cito due: “io ho personalmente chiuso l’attività da lunedì 16/03/2020 visto che nelle prime due settimane di marzo ho visto solo due clienti che avevano già prenotato a fine febbraio. Un danno irreparabile, inutile tenere aperto in attesa che arrivi gente, in giro c’è il deserto e sicuramente per le persone portare l’auto dal meccanico non è una priorità visto anche il fatto che non si può utilizzare. Purtroppo, affitti, bollette e quant’altro non si sono fermati e le risorse di noi piccoli imprenditori sono esaurite, quasi impossibilitati ad acquistare generi di prima necessità per la sopravvivenza quotidiana siamo in attesa e nelle mani di uno Stato che speriamo ci sia un aiuto prima della catastrofe!”.  "Ho già chiuso, ho figli piccoli e non voglio rischiare. Passo due volte al giorno in officina sperando in qualche euro per fare la spesa." Qualcuno non chiude per paura di non avere la forza di riaprire… quanti non saranno in grado di riaprire? Difficile dirlo per ora.

marc aguettazUna volta conclusasi l'emergenza, un player dell'aftermarket su cosa dovrebbe puntare per ripartire con slancio? Vede una luce in fondo al tunnel?

Nessuna crisi dura per sempre. Questa crisi come tutte le crisi avrà una fine. L’aftermarket indipendente non è abituato, perché quella del 2008-2009 è stata solo una crisi di sell in di cui ho molto parlato a suo tempo e quella del 2011-2014 è stata una grande opportunità per l’IAM officine e distribuzione. Ora è crisi sul serio, non voluta, non prevista (perché nessuna l’ha prevista?), ma c’è!  Non è una guerra, “solo” un’epidemia. Solo per la lettura che faceva Carlo Cipolla (l’autore del trattato sulla stupidità umana per intenderci) che chiedendo cos’era più dannoso per un’economia tra guerra e epidemia, rispondeva da docente di economia che era che una guerra è molto più dannosa, perché distrugge lo strumento produttivo, mentre dopo l’epidemia ci si rimette dietro l’utensile (i telai dell’epoca preindustriale) e si ricomincia a produrre.
La citazione di Bruno Vianello, che avevo usato in occasione della precedente crisi tra il 2008 e il 2014, prende ancora una volta tutto il suo senso.
"La crisi è come la safety car: quando c'è devi starci dietro, ma quando esce di pista devi essere pronto a correre, con il pieno di benzina e le gomme fresche"

Allora cosa bisogna fare?

E’ opportuno  lavorare da subito per prepararsi. Se aspetto la ripartenza per muovermi, sarà già troppo tardi. Sono i veloci che mangiano i lenti! Il mondo delle officine sarà più digitale, più connesso. Questa parentesi deve essere un’opportunità per mettere a posto l’attività, per imparare nuove competenze, per preparare nuovi strumenti di comunicazione. Scrivere una musica nuova, sapendo che le note sono sempre le stesse sette per tutti, la vera differenza la si fa combinandole nel modo più giusto per essere di gradimento per il cliente. Dargli voglia di ascoltarla spesso.

 

 

Commenta