Ricambi auto

Die Hard, duro a morire (il motore diesel)

Tutto è iniziato alla fine di settembre del 2015, quando la notizia che Volkswagen aveva truccato le emissioni dei suoi diesel in fase di test di omologazione ha dato vita allo scandalo chiamato Dieselgate. L’assonanza con il Watergate nasconde la totale diversità dei 2 scandali: quello del 1972 ha infatti riguardato non l’automotive ma bensì intercettazioni illegali ai danni di politici USA. Le due vicende hanno però in comune una risonanza mondiale.

Che bilancio possiamo trarre oggi, a circa 26 mesi dall’esplosione del Dieselgate?

Una cosa sembra chiara: il clima intorno ai diesel sembra, per così dire, essersi fatto pesante e non soltanto perché forse il bollo auto diventerà una tassa contro l’inquinamento.

Spauracchio diesel

Diverse città pensano infatti di escluderli in certe zone e la cosa si estende persino ai perfezionati diesel Euro 6 di ultimissima generazione. L’orizzonte sembra però ancor più radicale, dato che interi Paesi vorrebbero proibire la vendita di auto con motori a scoppio intorno al 2040.

Cosa accadrà da qui ai prossimi 20 anni? Quali ricadute avranno questi programmi nell’aftermarket?

Motore DieselÈ ancora presto per azzardare previsioni ma qualche notizia la si può dare lo stesso, da fonte più che autorevole. Si tratta infatti di Dieter Zetsche, l’AD del gruppo Daimler, che pochi giorni fa ha confermato la sua fiducia in questo tipo di motore. Zetsche ha detto che questi motori sono utili per l'ambiente perché consumando poco permettono di abbattere la CO2: sappiamo infatti che le emissioni di anidride carbonica sono proporzionali ai consumi, una prestazione che vede i moderni diesel praticamente imbattibili fra i motori a scoppio. Zetsche parlando agli azionisti ha affermato che: ''Abbiamo venduto più auto con motore a gasolio che in passato, e questo ci dice che i clienti sono soddisfatti. Questo tipo di motorizzazione rappresenta un aiuto al raggiungimento degli obiettivi sull'ambiente e sulla riduzione delle emissioni''. In effetti le immatricolazioni delle auto del Gruppo Daimler hanno raggiunto le 3,3 milioni di unità nel 2017 e i suoi diesel hanno contribuito molto a questo risultato.

 

Il gasolio scorrerà ancora

Motore DieselL'aftermarket può quindi guardare ai prossimi anni sapendo che la motorizzazione diesel sarà sostenuta almeno da uno dei più grandi costruttori globali. Del resto l’orizzonte del 2040 implica lo stop delle vendite ma la conversione all’elettrico del parco, prevista da moltissimi analisti, impiegherà parecchi anni dopo quella data. I professionisti dovranno comunque tenere ben presente che la trazione elettrica andrà avanti e Daimler stessa è in prima linea, se nella stessa occasione Zetsche ha ribadito l’impegno del Gruppo Daimler in questo senso. L’Amministratore Delegato ha infatti annunciato investimenti per 10 miliardi di euro entro il 2022, destinati alla realizzazione di 10 nuovi veicoli elettrici. Gli investimenti complessivi del Gruppo fra quest’anno e il prossimo saranno di 32 miliardi di euro, dopo i 15,5 miliardi annunciati nel 2017. Può essere utile ricordare che in Germania c’è un piano di incentivi per chi cambia la sua vettura diesel con una nuova Euro 6. Ma molti premono, come riportato dal magazine Stuttgarter Nachrichten, per delle soluzioni in retrofit, meno costose e caldeggiate anche da molti politici.

 

Incentivi, motori “puliti” e retrofit

La posizione di Zetsche in proposito è stata chiara: i kit in retrofit sono tecnicamente complicati ed espongono i costruttori a cause legali e lamentele: come non pensare alla scontentezza degli automobilisti dopo le modifiche fatte da Volkswagen per sanare il Dieselgate? In ogni caso Daimler ha preparato degli aggiornamenti, che verranno ovviamente applicati dalla rete ufficiale, al software dei suoi diesel delle generazioni precedenti. Lo scopo è di ridurre le emissioni degli ossidi d’azoto del 25 – 30 per cento e i primi aggiornamenti rilasciati sono sotto esame  presso KBA, la Motorizzazione tedesca. Daimler ha comunque già presentato dei diesel molto avanzati e che tengono in grandissimo conto delle emissioni (vedremo meglio questi motori in un articolo dedicato).

E in Italia?

In Italia non si parla di incentivi ma sappiamo che la nostra legislazione ha aperto alla conversione in elettrico delle auto con motore a scoppio: una soluzione che elimina alla radice le problematiche connesse ai retrofit applicati alle auto diesel. Abbiamo infatti parlato del consorzio fra l’Università di Bologna e varie aziende, un’alleanza che ha preparato il progetto Time, teso a creare la filiera della conversione alla trazione elettrica.

 

Il business dell’aftermarket

Manutenzione AutoTutti questi elementi portano a conclusioni che possiamo riassumere così: per molti anni ancora il business dell’aftermarket sarà basato sulle motorizzazioni convenzionali, anche se un certo ruolo potranno averlo le fuel cell, ma all’orizzonte già possiamo scorgere una massiccia elettrificazione che cambierà moltissimo la manutenzione e la filiera dei ricambi. A questo discorso generale possiamo aggiungere la specificità italiana del retrofit elettrico. Ma, in ogni caso, il suggerimento è unico: operatori, studiate i cambiamenti e preparatevi per tempo.

 

 

Nicodemo Angì

 
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