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lunedì, 22 Aprile 2024
  • Contraffazione autoricambi: cosa può fare il brand?

    autoricambiLa piaga continua e non sembra soffrire alcuna crisi : il mercato dei ricambi ed accessori auto è una fonte di valore e di redditività in continua crescita e non solo per gli operatori di settore. Organizzazioni e soggetti delinquenziali operano di continuo per infiltrare nel mercato “legale” una quantità infinita di prodotti contraffatti. Periodicamente leggiamo di blitz di Carabinieri e Finanzieri negli scali portuali, in container e camion pronti ad essere spediti lungo il Paese ed  infine in magazzini dove il prodotto contraffatto si prepara ad arrivare nelle mani dell’utilizzatore finale. Cioè di Voi lettori ed automobilisti. Provenienti dai confini europei o da altri Continenti, le contraffazioni non risparmiano nessuno dei marchi auto in commercio e talvolta neppure qualche famoso brand. Eppure su Inforicambi, dove in più riprese si è trattato questa problematica, ci interessa trattare non tanto degli aspetti commerciali (garanzie, rischi) o giuridici (reati e relative sanzioni) che sono legati alla circolazione di prodotti ed accessori contraffatti.  Ma ci interessa aprire un opportuno focus proprio trattando dello sforzo autonomo ed “individuale” di alcuni brand per cercare in proprio di combattere il rischio contraffazione sul proprio prodotto con operazioni sia di industry che di comunicazione rivolta al consumatore finale. Ovviamente, sia per non far torto a nessuno, sia per non rischiare una pubblicità occulta verso alcuni brand, prenderemo in esame (commentandole) alcune iniziative già intraprese singolarmente da alcune Imprese di settore senza denominarle specificatamente. Ricordiamo, per contestualizzare, che le forme di plagio spaziano su una platea di parti in commercio e che il plagio si definisce dalla forma più “estrema” (falsi che si fregiano del marchio originale), passando per omologazioni del tutto campate per aria, fino alla falsificazione del luogo di produzione e così via. Al di là di un acquisto palesemente a rischio come quello che avvenga al di fuori dei canali convenzionali di vendita (e dunque al “Bancone” o mediante un sito Web di un Distributore regolarmente in attività) oppure di un ricambio proposto come originale a prezzi decisamente troppo bassi,  i segnali indicativi dell’acquisto di un plagio ben fatto sono generalmente molto difficili da individuare ed interpretare.

    Le imprese corrono ai ripari: alcuni esempi in atto  (e quelli che ancora mancano)

    Whatsapp e ricambiCampagna di comunicazione tematica verso i consumatori e destinazione di una specifica casella mail  alertricambi@….  attraverso la quale operatori ed automobilisti possono segnalare casi accertati o dubbi. O.K., pensiamo noi: a quando, tuttavia, un agile e più efficace numero Whatsapp al quale in immediato inviare notizie ma soprattutto foto dei pezzi sospetti? Altre iniziative degne di nota sono quelle di un produttore che ha agito secondo due binari paralleli: da un lato sul versante “fisico” ha potenziato la formazione (soprattutto verso meccanici ed acquisitori) per consentire di individuare le potenziali contraffazioni, ed ha elaborato dei package specifici e dotati di etichette anticotraffazione e “QR Code”; dall’altra ha sensibilizzato alle verifiche, ai controlli ed alle azioni restrittive verso il commercio scorretto alcune società che operano nel contrasto alla contraffazione online. Risultato potenziale ed auspicabile è la verifica e rimozione delle offerte scorrette ed in caso di recidiva la chiusura degli account dell’operatore colpevole.

     

    Il marchio non è sempre prova essenziale del prodotto ufficiale?

    autoricambiPer alcuni brand molto famosi, ricercati e tecnologici, il problema è l’utilizzo abusivo del marchio. In un caso specifico, un importante brand italiano di impianti frenanti ha adottato una politica anticontraffazione articolata in 3 passaggi chiave:

    1. Il “sigillo anticontraffazione” (ologramma, QR Code o Scratch Card,) che garantisce l’autenticità del pezzo associato a quel Marchio, attraverso una ricerca della tracciatura via Internet;

     

    1. La “Carta Anticontraffazione” sigillata dentro alla confezione di particolari linee di prodotto, con un codice a 6 cifre da riscontrare su un apposito sito web del Costruttore;

     

    1. La presenza ed il riscontro di un listino ufficiale, in riferimento ad eventuali vendite eccessivamente scontate.

    A queste tre linee guida aggiungeremo, per il Marchio in questione, una ulteriore che riteniamo dovrebbe fare da “Benchmark” per la categoria di settore: l’attività sui canali Social e lo “storytelling”, sogno proibito (molto chiacchierato ma poco praticato) dei protagonisti del comparto automotive. Anche attraverso queste attività, e non solo attraverso l’eccellenza tecnologica, si può costruire il brand. Che, unito alla trasparenza commerciale e dei canali di vendita, può dare alla guerra alla contraffazione una ulteriore preziosa mano.

    Riccardo Bellumori

     

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