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giovedì, 18 Aprile 2024
  • Nel mirino Audi, Bmw Mercedes e Volkswagen Trecento motori pronti a salpare per

    Tredici arresti, tra le persone finite in manette anche una donna e un cittadino romeno, l’accusa è associazione a delinquere finalizzata al furto e alla ricettazione. Gli investigatori erano sulle tracce di un’organizzazione in grado di immettere sul mercato auto rubate, ma il gruppo era capace anche di depredare i pezzi di ricambio originali da uno dei più grandi centri di smistamento di un’importante ditta automobilistica tedesca, un enorme magazzino sulla Tiburtina, centro autorizzato per lo stoccaggio degli autoricambi in tutta Europa. Due attività criminali ben distinte, riconducibili alla stessa organizzazione. Da una parte c’era Angelo La Porta di 50 anni, specializzato nel far sparire nel nulla Audi, Mercedes, Volkswagen, e Bmw, dall’altra Fabrizio Pintucci di 44 anni che era in grado di sottrarre dal centro autorizzato sulla Tiburtina pezzi di ricambio di ogni tipo, grazie alla sua qualifica di manutentore addetto ai condizionatori d’aria. Quest’ultimo sapeva dove andare a recuperare i pezzi di ricambio tramite un personal computer che indicava l’esatta ubicazione degli articoli all’interno dell’enorme magazzino. Con la stessa abilità Pintucci era in grado di mascherare le sparizioni degli autoricambi. Angelo La Porta era invece un maestro nel rubare alla luce del giorno fuoriserie di origine tedesca. Si appostava nei luoghi più congestionati del centro e si presentava come parcheggiatore abusivo. L’automobilista che voleva parcheggiare nei pressi dell’università o del policlinico Umberto I, lasciava le chiavi al signor Angelo, che in alcuni casi si dileguava con la macchina dopo pochi minuti, anche se la tecnica più sicura e remunerativa consisteva nel duplicare le chiavi dell’auto e dell’abitazione, studiare il libretto di circolazione della fuoriserie per sapere dove abitava il proprietario e colpire con calma per portarsi via non solo la fuoriserie, ma anche gli oggetti preziosi custoditi nelle abitazioni. Il falso posteggiatore aveva escogitato il modo per scoprire se una fuoriserie aveva l’antifurto satellitare: una volta rubata l’auto, la parcheggiava dopo pochi metri e attendeva alcuni giorni per vedere se il proprietario o le forze dell’ordine andavano a recuperarla. In caso contrario la vettura era pronta per essere smontata. Un metodo consolidato, gli investigatori hanno recuperato trecento motori rubati, molti di questi bloccati pochi giorni fa nel porto di Brindisi, pronti a salpare per la Grecia. La polizia ha sequestrato due container che contenevano otto auto rubate, smontate in elementi infinitesimali, e i pezzi di ricambio, nascosti sotto uno spesso strato di lamiere. Prima di prendere il largo la refurtiva era sistemata in diversi magazzini. I pezzi di ricambio originali, sottratti da Fabizio Pintucci al centro di stoccaggio, erano custoditi in un capannone a Tor Di Quinto. Le auto rubate venivano tenute e smontate in due autodemolitori al Flaminio e al Casilino, il primo sotto la guida di Oreste Bianchi, 52 anni, l’altro appartenente a Sergio De Rosa, 50. Un concessionario di auto usate a Pietralata, gestito da Emidio Giordano di 70 anni e Daniello Aniello di 45 anni, era invece utilizzato per reimmatricolare le auto rubate. I due non solo erano membri dell’organizzazione, ma svolgevano in proprio l’attività di usurai dall’inizio del 2005. Tra le vittime anche un imprenditore e un impresario funebre. A quest’ultimo sarebbero stati sottratti ben 500mila Euro.

    Articolo di Carlo Pace pubblicato sul sito iltempo.it in data 02/03/06

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