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giovedì, 18 Aprile 2024
  • Scajola: Termini Imerese non chiuda

    La ristrutturazione del settore auto in Italia, così come in Europa, sembra ineludibile e per questa ragione Fiat sta pensando di chiudere lo stabilimento di Termini Imerese. Secondo il gruppo industriale torinese la linea di produzione siciliana è una delle più deboli e più costose nel panorama italiano.

    Fiat è stata molto aiutata negli ultimi anni dai diversi Governi tramite diverse tipologie di sussidi. L’ultima misura adottata nel 2009, per fronteggiare la crisi globale è stata quella degli incentivi all’acquisto di nuovi veicoli. Questa politica è stata molto favorevole a Fiat perché va ad incentivare il lato della domanda. La casa automobilistica italiana infatti è relativamente forte sul mercato interno dove detiene circa il 32 per cento del mercato e i sussidi alle vendite hanno permesso di affrontare un anno estremamente difficile.

    Nell’Unione Europea gli aiuti pubblici al settore automotive hanno permesso di limitare la caduta delle vendite nei primi dieci mesi del 2009 al 2,7 per cento. Dal mese di Giugno le vendite di veicoli nuovi sono continuate a crescere e nel mese di ottobre vi è stato un incremento superiore all’11 per cento. Le vendite in Italia sono diminuite di circa il 4 per cento nei primi dieci mesi del 2009.

    In generale la politica pubblica di sussidiare il settore auto ha “dopato” il mercato. L’esempio più chiaro è quello tedesco, dove le elezioni politiche hanno spinto la Grosse Koalition guidata da Angela Merkel a dare degli aiuti molto importanti, tanto che le vendite sono cresciute di circa il 27 per cento nel periodo gennaio–settembre.

    Questa politica di sussidio pubblico, se nel breve periodo è stata in grado di sostenere la domanda, non permette di essere ottimisti nel medio-lungo periodo. Nel momento in cui i diversi Governi, sempre maggiormente stretti da vincoli di bilancio più difficili da rispettare, dovranno ritirare gli aiuti, il mercato difficilmente potrà mantenersi sui livelli attuali.

    I consumatori, infatti, hanno anticipato l’acquisto di veicoli e si può stimare che circa due terzi degli incentivi siano stati fatti da acquirenti che avrebbero sostituito la propria automobile nel 2010 o nel 2011.

    Il mercato automobilistico italiano è il secondo in Europa per numero di veicoli venduti con oltre 2 milioni di automobili, mentre rimane molto sottosviluppato dal lato produttivo. Lo scorso anno, infatti, in Italia sono stati prodotti poco più di 650 mila veicoli, contro i 5,5 milioni della Germania e i 2 milioni di Francia e Spagna.

    Gli incentivi pubblici non riescono ad aiutare la mancanza di competitività nella produzione nel nostro Paese e dunque è necessario ripensare la politica nel settore auto, come auspicato anche dal Ministro dello sviluppo Economico Claudio Scajola.

    Il Ministro ha anche affermato che gli aiuti pubblici hanno avuto un impatto limitato sui conti pubblici. Non è possibile avere dati definitivi e non è facile fare delle stime, ma il costo totale degli aiuti pubblici dovrebbe essere stato di circa 1,25 miliardi di euro.

    Le auto incentivate dovrebbero essere circa 750 mila su un mercato totale di oltre 2 milioni di autoveicoli con un incentivo medio di 1600 euro. Di queste auto circa 500 mila sono anticipi di acquisti futuri e quindi l’effetto di breve periodo dovrebbe essere stato un aumento della domanda di circa 250 mila veicoli.

    L’incentivo per ogni auto è stato dunque di circa 1620 euro. Tuttavia andando a calcolare solo la domanda aggiuntiva di auto (250mila), l’incentivo è stato di circa 4800 euro.

    Il maggior gettito IVA creato dalle 250 mila auto in più vendute è di circa 750 milioni di euro e il costo netto per la politica d’incentivazione potrebbe essere dunque di circa 400/450 milioni di euro, tenendo in considerazione ulteriori gettiti erariali.

    La politica degli incentivi deve essere cambiata perché distorce anche il mercato. Infatti non si comprende perché il settore automotive debba essere sussidiato, quando oramai incide limitatamente sull’occupazione. I dati della produzione indicano che solo un terzo delle auto vendute in Italia sono state prodotte nel nostro Paese.

    Incentivando le vendite, in realtà si favorisce in gran parte la produzione all’estero di autoveicoli.

    La politica degli incentivi non favorisce la competitività italiana e dovrebbero invece essere prese misure importanti per favorire l’arrivo di case costruttrici estere. I dati della produzione di autoveicoli mostrano un altro dato estremamente preoccupante. L’unica casa automobilistica che produce in Italia è Fiat e i produttori esteri non hanno impiantato stabilimenti. Al contrario in Spagna e Gran Bretagna, dove non esistono grandi case automobilistiche, i diversi Governi hanno saputo incentivare la produzione di autoveicoli, favorendo l’occupazione.

    È giusto dunque cambiare totalmente strategia nel settore automotive e per fare questo è necessario che il Governo prenda decisioni strutturali che possano rendere competitivo il nostro Paese.

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